Chirurghi plastici in aiuto all’Africa. Assistenza e didattica per formare i chirurghi sul posto

Chirurghi plastici in aiuto all’Africa. Assistenza e didattica per formare i chirurghi sul posto

Chirurghi plastici in aiuto all’Africa. Assistenza e didattica per formare i chirurghi sul posto
Il progetto di AICPEonlus si svolgerà nell'ospedale Saint Jean de Dieu in Togo. Oltre a fornire le competenze per intervenire su malformazioni congenite, traumi, ustioni, cicatrici e tumori, saranno regalate attrezzature, strumenti chirurgici e audiovisivi per eventuali lezioni o corsi formativi.

Malformazioni congenite, danni da trauma o da precedenti operazioni, cura di ustioni, cicatrici e tumori della pelle. Nei paesi in via di sviluppo la chirurgia plastica riveste un ruolo importante, anche se si tratta di una disciplina praticamente assente, anche nelle strutture sanitari di alto livello.
Il numero di patologie malformative o post-traumatiche è tuttavia molto alto: per questo l'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) ha creato AICPEonlus, un sodalizio no profit dedicato principalmente a questo obiettivo. Nata l'anno scorso, AICPEonlus sta pianificando un'attività costante in diversi Paesi: per il 2014 l'obiettivo è centrato nell'Ospedale Saint Jean de Dieu in Togo, Africa, dove si sta realizzando il primo Progetto di Chirurgia Plastica umanitaria nei paesi in via di sviluppo, declinato in diversi step.

“AICPEonlus è nata con l'intento di sostenere in modo concreto i soci che sono impegnati in prima persona in progetti in giro per il mondo grazie ad altre associazioni di volontariato – afferma Claudio Bernardi, chirurgo plastico presidente di AICPEonlus -. Per riuscirci abbiamo realizzato una Onlus dedicata, con lo scopo di gestire i fondi raccolti”.

L'attività di missioni umanitarie periodiche di chirurgia plastica nasce nel 2007 su iniziativa personale dello stesso Claudio Bernardi, con il progetto ‘Un sorriso in più’ di AVITA. “Da allora, diversi chirurghi plastici vi hanno preso parte, rendendo le missioni più articolate e aumentando le nostre prestazioni sia quantitativamente, sia qualitativamente” afferma Bernardi.

AICPEonlus vuole affiancare e potenziare il progetto iniziale, raggiungendo l'obiettivo di tre missioni umanitarie per l'anno 2014. “In particolare – spiega il presidente AICPEonlus – il nostro impegno sarà rivolto ad incrementare non solamente l'attività curativa e assistenziale, ma sempre di più anche quella didattica-formativa del personale locale”.

A breve, verrà acquistato del materiale da spedire all'ospedale in Togo, tra cui armadi per la custodia delle attrezzature da utilizzare durante le missioni, strumentari chirurgici specifici della nostra branca e audiovisivi per eventuali lezioni o corsi formativi. Verrà anche istituito un piccolo fondo per poter garantire interventi chirurgici e cure anche ai pazienti più indigenti.

Le patologie d'interesse della chirurgia plastica nei paesi in via di sviluppo sono raggruppabili in quattro grandi categorie: patologie congenite (labbro leporino, palatoschisi, patologie malformative in genere); patologie cicatriziali (cheloidi, retrazioni cicatriziali); ustioni (acute e esiti cicatriziali); ferite da perdita di sostanza (traumi, lesioni da decubito). “Tutti i pazienti, la maggioranza bambini, arrivano in ospedale in ritardo, limitando la possibilità di un trattamento precoce, sia medico che chirurgico – afferma Bernardi -. Le condizioni socio-ambientali lo spiegano: ad esempio la mancanza dell'illuminazione stradale è in parte causa dell'alta patologia traumatica causata dalle vetture ai pedoni che camminano ai lati delle carreggiate. L'alto indice di ustioni è spiegato dal fatto che i bambini sono lasciati incustoditi intorno ai fuochi, sopra i quali sono appoggiati, in maniera estremamente precaria, grandi pentoloni usati per cucinare. Infine, le malattie infettive non sono riconosciute quasi mai in uno stadio iniziale , ma solo tardivamente con sintomi eclatanti. A causa di una cattiva educazione sanitaria, dopo il trauma i pazienti cercano piuttosto un guaritore o uno sciamano e solo dopo mesi o anni, decidono di recarsi all'ospedale, che magari dista qualche giorno di viaggio a piedi”.

 

14 Novembre 2013

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