Contenzione. “Pratica inumana e degradante. Sia abolita dagli ospedali lombardi”. La lettera a Gallera dei promotori della Campagna “…e tu slegalo subito”

Contenzione. “Pratica inumana e degradante. Sia abolita dagli ospedali lombardi”. La lettera a Gallera dei promotori della Campagna “…e tu slegalo subito”

Contenzione. “Pratica inumana e degradante. Sia abolita dagli ospedali lombardi”. La lettera a Gallera dei promotori della Campagna “…e tu slegalo subito”
Da tempo chiedono l’abbandono totale della pratica della contenzione in sanità, ma dopo la morte della 19enne ricoverata a Bergamo, vittima di un incendio divampato nel reparto, i promotori della campagna lanciano un appello urgente: “Via dagli ospedali lombardi quella pratica che espone i/le ricoverati/e a esiti gravi, fino alla morte, e lede la dignità e la salute fisica e mentale anche di coloro che la attuano”. LA LETTERA APERTA

“Chiediamo che vengano adottati provvedimenti per l’abolizione della contenzione meccanica nei Servizi psichiatrici ospedalieri lombardi e di ogni pratica inumana e degradante nei confronti delle persone con disturbo mentale”, che “sia data centralità alla tutela della salute mentale, diritto dell’individuo ed interesse della comunità, e rilanciato il lavoro di cura delle persone con disturbo mentale negli ambienti naturali di vita con interventi e politiche sui determinanti sanitari, socio-economici, lavorativi, culturali, ambientali, insieme ad un finanziamento adeguato dei Dipartimenti di salute mentale”. E poi “chiediamo che vengano avviate strategie e azioni visibili e trasparenti, per una profonda rivisitazione culturale, organizzativa e gestionale nelle politiche di salute mentale che possa rendere attuale la presa in carico e la cura delle persone con problemi di salute mentale nel rispetto della dignità e dei diritti, primo quello della cura”.
 
È quanto scrivono i promotori della della Campagna Nazionale "..e tu slegalo subito” nella lettera aperta rivolta all’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera; al Direttore Generale dell’ATS Bergamo Massimo Giupponi e al Direttore Dipartimento Salute Mentale Bergamo Massimo Rabboni, dopo la morte, poche settimane fa, di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni, ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, morta carbonizzata martedì 13 agosto in un incendio divampato nel reparto. Forse partito dalla sua stanza.

L’associazione annuncia, peraltro, che valuterà l'opportunità di costituirsi parte offesa in un eventuale processo penale sulla vicenda.

“Conosciamo le difficoltà nelle quali versano gli operatori dei servizi” di salute mentale, spiegano i promotori della campagna nella lettera. Operatori che “lavorano in troppe situazioni in condizioni di carenza di organico, ma pure sappiamo che il ricorso alla contenzione non può imputarsi solo a questo ma tanto più all’orientamento culturale degli operatori e al modello organizzativo dei servizi. L’impegno per il miglioramento delle condizioni di lavoro deve andare di pari passo alla certezza del diritto per tutti”.

Per i promotori della campagna va anche sottolineato che “il ricorso alla contenzione non riguarda/chiama in causa solo il servizio psichiatrico ospedaliero dove principalmente si attua, ma l’intero sistema territoriale dei servizi di salute mentale, rappresentando il servizio ospedaliero di norma l’imbuto in cui arrivano le criticità dei servizi psichiatrici territoriali, le risposte inevase, rimandate o mal trattate da parte degli stessi”.

Così, mentre l’indagine giudiziaria, cui spetta di accertare eventuali responsabilità penali, segue il suo corso, a nome della campagna nazionale … e tu slegalo subito nella lettera si chiede che “a partire da questa tragica morte, prenda avvio un’azione decisa nel Dipartimento Salute Mentale Bergamo che intervenga su cosa non ha funzionato, su cosa si sarebbe dovuto fare, su cosa deve cambiare perché tali eventi non succedano più”.

04 Settembre 2019

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