Corruzione e truffa aggravata al Ssn. Maxi blitz dei Nas tra Napoli e Salerno, in carcere 18 indagati, 51 agli arresti domiciliari

Corruzione e truffa aggravata al Ssn. Maxi blitz dei Nas tra Napoli e Salerno, in carcere 18 indagati, 51 agli arresti domiciliari

Corruzione e truffa aggravata al Ssn. Maxi blitz dei Nas tra Napoli e Salerno, in carcere 18 indagati, 51 agli arresti domiciliari
In totale sono 69 le persone coinvolte tra medici dipendenti della Asl Napoli 1 Centro, titolari di imprese funebri e impiegati del Comune di Napoli. Gli indagati sono indiziati di associazione per delinquere finalizzata al falso ideologico e materiale, corruzione e truffa aggravata in danno del Servizio Sanitario Nazionale.

Ben 69 indagati tutti gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata al falso ideologico e materiale, corruzione, e truffa aggravata in danno del Servizio Sanitario Nazionale.

Sono questi gli esiti del maxi blitz, iniziato alle prime ore di queste mattina e condotto dai carabinieri del Nas tra Napoli e Salerno, che ha portato 18 persone in carcere e 51 agli arresti domiciliari tra cui medici dipendenti della Asl Napoli 1 Centro, titolari di imprese funebri e impiegati del Comune di Napoli. Tutti gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata, appunto, alla corruzione, truffa ai danni del Ssn, falso materiale e ideologico commessi da pubblici ufficiali in atto pubblico, in certificati o autorizzazioni amministrative, falsità ideologica commessa dal privato, peculato e connessione.

Una maxi operazione – frutto delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della stessa Procura – che ha consentito di accertare la sussistenza di tutta una serie di elementi che hanno delineato un grave quadro indiziario in ordine all’esistenza di un vincolo di natura associativa tra i vari indagati “stabile e duraturo”.

L’organizzazione criminale, spiega una nota del Nas, era diretta e organizzata da dirigenti medici mediante un preciso modus operandi con compiti ed attività ben collaudate che hanno creato una vera e propria rete composta da referenti di varie imprese funebri, procacciatori che gravitavano nel mondo dell’invalidità civile e appartenenti a patronati, Caf, Agenzie private, dipendenti pubblici in particolare in servizio presso l’ufficio cimiteriale e l’ufficio anagrafico del Comune di Napoli.

In cambio di denaro venivano emessi certificati necroscopici nei quali veniva attestato falsamente che il medico legale aveva constatato il decesso presso il domicilio del defunto mentre in realtà l’intera documentazione veniva redatta sottoscritta e consegnata agli impresari funebri dal medico legale direttamente nell’ufficio del Distretto 24 di Napoli di via Chiatamone. Il tutto previa il pagamento di una somma di denaro stabilita in base alla tipologia di certificazione da redigere. Una procedura che consentiva agli impresari funebri di accelerare tutte le procedure funerarie comprese la cremazione senza seguire il previsto prelievo del Dna e senza l’autorizzazione scritta dei congiunti del defunto, talvolta senza rispettare le competenze giurisdizionali previste dalla legge.

Venivano inoltre emesse certificazioni mediche attestanti false patologie che consentivano ai singoli cittadini di ottenere indebitamente il beneficio del contrassegno per il parcheggio dei veicoli destinati al trasporto degli invalidi.

Coinvolti anche dipendenti comunali i quali avrebbero svolto un ruolo cruciale all’interno dell’organizzazione criminale in qualità di ufficiale di Stato civile e sempre previo il pagamento di una somma di denaro o la ricezione di altri benefici, violando in modo sistematico le norme vigenti.

In sostanza venivano rilasciati irregolarmente autorizzazione in particolare al trasporto e alla cremazione delle salme sulla base di certificati medici falsi o comunque emessi in violazione delle procedure previste e senza una effettiva verifica del decesso presso il domicilio del defunto. E ancora veniva omessa ogni forma di controllo.

Non solo, a 5 medici indagati sarebbe stato contestato il reato di truffa aggravata in quanto si sarebbero assentati ingiustificatamente dal posto di lavoro attestando falsamente la propria presenza in servizio.

Infine, nel corso dell’esecuzione di questa mattina sono stati rinvenuti e sequestrati::
• 50 mila euro nella disponibilità dei medici dell’AsI;
• circa 10 mila euro nella disponibilità dei dipendenti dell’Ufficio Cimiteriale di Napoli;
• 3 autoveture, sequestrate per equivalente ai medici indagati per il delitto di corruzione;
• certificati necroscopici e kit per il prelievo del Dna nella disponibilità dei dipendenti delle imprese di pompe funebri.

“Il provvedimento eseguito – conclude la nota del Nas – è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva“.

11 Marzo 2025

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