Covid, 5 anni fa l’inizio della pandemia in Italia. Girardi (Spallanzani): “Il lavoro continua, c’è ancora tanto da imparare”

Covid, 5 anni fa l’inizio della pandemia in Italia. Girardi (Spallanzani): “Il lavoro continua, c’è ancora tanto da imparare”

Covid, 5 anni fa l’inizio della pandemia in Italia. Girardi (Spallanzani): “Il lavoro continua, c’è ancora tanto da imparare”
Il 29 gennaio 2020 allo Spallanzani veniva ricoverata una coppia di turisti cinesi, primi due casi accertati di Sars-CoV-2. L’allora direttore dell’Epidemiologia clinica, oggi Direttore scientifico, ricorda quei giorni e dice: “Capisco chi è stanco dell'emergenza ed è giusto, ma dobbiamo trattare certi eventi in modo sistematico”. Poi sottolinea l‘importanza della cooperazione internazionale. Concordano Andrea Mariano e Angela Corpolongo, medici di turno all‘arrivo della coppia cinese: “Furono importanti le call con i colleghi dell’Università di Wuhan”.

La pandemia, per alcuni, oggi è un ricordo lontano, ma per il mondo della sanità e la ricerca scientifica è più che mai vivo, anche perché il lavoro continua, da un lato per scoprire di più sul SarS-CoV-2, dall’altro per capire come farsi trovare pronti a nuove, eventuali, future pandemie. Lo spiega il Direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, Enrico Girardi, direttore dell’Epidemiologia clinica all’epoca del ricovero, esattamente 5 anni fa, il 29 gennaio 2020, della coppia di turisti cinesi, primi casi accertati di SarS-CoV-2 in Italia. I casi che segnarono l’inizio della pandemia Covid nel nostro Paese. Un’emergenza che ha visto nello Spallanzani il suo centro di riferimento.

In una intervista all’AdnKronos, Girardi spiega: “L’interesse scientifico per il Sars-CoV-2 rimane vivo ed elevato con studi e ricerche che vanno avanti, anche se la percezione comune e dei media è che non ci sia più e tutto sia risolto. Quello che resta, dal nostro punto di vista, è che essendo stata la prima pandemia in un mondo con elevati livelli tecnologici possiamo capire tantissimo da ciò che è successo. Abbiamo dettagli importanti su come si è svolta, cosa è stato fatto, cosa ha funzionato e quali gli strumenti su cui prepararci. Da un punto di vista scientifico e di organizzazione sanitaria la verità enorme è che c’è ancora molto da imparare”.

Dunque, prosegue il Direttore scientifico dello Spallanzani, “capisco chi è stanco dell’emergenza ed è giusto, dobbiamo però trattare certi eventi in modo sistematico. Il mondo in cui viviamo favorisce alcune epidemie ad una velocità maggiore, avere una logica emergenziale è, ahimè, un fallimento perché andiamo dietro ad ogni piccola avvisaglia o focolaio. Mentre dobbiamo organizzare il sistema per mitigare possibili conseguenze di questi eventi”.

Per Girardi, se il lavoro continua, c’è però un bagaglio di esperienze che abbiamo raccolto dall’esperienza Covid: “Abbiamo imparato che a volte il sistema sanitario è stato più rapido ad aumentare il proprio livello di impegno e attenzione e più lento nell’abbandonare alcune cose. Faccio un esempio, abbiamo imparato che ogni azione ha un costo: se io chiudo le visite dei parenti in ospedale o in Rsa non è una cosa gratis ma una decisione importante che deve essere giustificata e che io devo essere rapido nel prendere e rapido nel rimuoverla”. Ora, precisa il direttore scientifico, “è facile dirlo ma sono riflessioni che vanno fatte senza pensare alla lista dei buoni e dei cattivi. L’eredità è oggi un sistema che ha la capacità di adattarsi e rispondere”.

Ma si può fare a meno dell’Oms? “E’ impossibile fare a meno della cooperazione internazionale, non si può credere alla ricerca senza credere alla cooperazione internazionale”, risponde Girardi all’AdnKronos.

Un’opinione condivisa dai due medici, Andrea Mariano e Angela Corpolongo, che erano di turno quel 29 gennaio del 2020 allo Spallanzani e che, sulla gestione della coppia cinese e della malattia, spiegano al Messaggero: “Furono importanti le call con i colleghi dell’università di Wuhan, con il reparto di pneumologia, perché ci diedero informazioni sulla loro esperienza”. E sulla terapia con cortisone aggiungono: “E’ stata una scelta sperimentale e discussa, ma poi si è dimostrata efficace poi si è dimostrata efficace”. Quella intuizione “fu condivisa con i colleghi dei Wuhan, perché naturalmente eravamo inseguiti dai dubbi. Questo dimostra quanto sia importante con scambio di informazioni scientifiche”.

Infine Corpolongo e Mariano ricordano: “Quel primo tampone ai turisti cinesi fu molto importante, perché permise di isolare il virus per poterlo analizzare ancora meglio. Siamo stati trai i primi in Europa e questo ci consentì di sviluppare i test successivi”.

29 Gennaio 2025

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