Divisioni su immigrazione e spese militari: torna il rischio shutdown negli USA. Ed il GOP gioca la carta sanità per convincere i democratici

Divisioni su immigrazione e spese militari: torna il rischio shutdown negli USA. Ed il GOP gioca la carta sanità per convincere i democratici

Divisioni su immigrazione e spese militari: torna il rischio shutdown negli USA. Ed il GOP gioca la carta sanità per convincere i democratici
Per superare l'attuale stallo, i repubblicani hanno presentato un disegno di legge che estenderebbe i finanziamenti per altre quattro settimane, lasciando il tempo per ulteriori negoziati. Inoltre, per attirare i democratici, i leader del GOP hanno allegato alla proposta anche un'estensione di sei anni del popolare programma di assicurazione sanitaria per bambini, nonché il ritardo di due impopolari tasse sanitarie. Ma in mattinata arriva lo stop di Trump che apre a queste misure solo sul lungo termine.

Rischiano di rivelarsi inutili gli sforzi del Congresso per mantenere il governo federale pienamente operativo. La minaccia di shutdown incombe per l'impasse sulla manovra legata principalmente a due nodi irrisolti: per i 'falchi' repubblicani il piano di spesa a breve termine non ha risorse sufficienti per l'esercito. Mentre, sull'altro versante, i democratici – il cui sostegno sarebbe stato fondamentale per il passaggio al Senato – fanno leva sul bilancio per tentare di risolvere la questione legata ai giovani immigrati meglio noti come "dreamers".
 
Lo shutdown, ossia il congelamento delle attività federali non essenziali, è esplicitamente previsto dalla Costituzione americana qualora il Congresso non riesca a trovare un accordo sulla manovra finanziaria.
 
Questo l'attuale quadro della situazione: da una parte presidente Trump e i repubblicani del Congresso determinati a soddisfare le promesse della campagna elettorale che li ha portati al potere nel 2016, tra le quali l'aumento della spesa militare e il ridimensionamento dell'immigrazione. Dall'altra i democratici che sono al momento incoraggiati a proseguire la loro opposizione sull'onda dell'impopolarità di Trump e per quell'attivismo popolare che li invita a resistere ad ogni svolta dettata dalla Casa Bianca.
 
Se non venisse raggiunto un accordo, le agenzie federali cesserebbero tutte le attività considerate non essenziali. L'ultimo shutdown si ebbe nel 2013, quando l'opposizione del GOP alla Affordable Care Act (Obamacare) scatenò una situazione di stallo durata 16 giorni.
 
Per superare questo stallo, i repubblicani della Camera hanno presentato martedì un disegno di legge che estenderebbe i finanziamenti per altre quattro settimane, lasciando il tempo per ulteriori negoziati legati a possibili accordi sulla spesa a lungo termine e sull'immigrazione. Per attirare i democratici, i leader del GOP hanno allegato alla proposta anche un'estensione di sei anni del popolare programma di assicurazione sanitaria per bambini, nonché il ritardo di due impopolari tasse sanitarie.
 
Tentativo caduto nel vuoto. Da qui, la decisione da parte dei repubblicani di gettare sui democratici le responsabilità di un possibile imminente shutdown. Il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell (R-Ky.), notando che i democratici hanno chiesto un rinnovo del programma per la salute dei bambini ha dichiarato: "Abbiamo buone probabilità di farlo approvare". Per lo speaker della Camera Paul D. Ryan (R-Wis.) è "sconcertante" e "inconcepibile" che i democratici votino contro il disegno di legge.
 
"Le trattative sono ancora in corso, cercare di mettere a repentaglio i finanziamenti per cose come l'assicurazione sanitaria per bambini e le nostre forze armate, per me, non ha senso", ha aggiunto Ryan.


 


In tarda mattinata è arrivato però lo stop di Trump. Il presidente ha ribaltato la strategia del GOP aprendo ad una possibile estensione del programma federale di assicurazione sanitaria per i bambini solo come "parte di una soluzione a lungo termine".

 
La questione più esplosiva, tuttavia, resta quella legata al destino dei circa 690.000 giovani immigrati che si sono iscritti al programma di Deferred Action for Childhood Arrivals sotto l'amministrazione del Presidente Barack Obama per evitare la deportazione, così come altri "dreamers" arrivati da bambini negli Stati Uniti.
 
G.R.

18 Gennaio 2018

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