Epatite A in frutti di bosco. Riscontrati nuovi casi di positività 

Epatite A in frutti di bosco. Riscontrati nuovi casi di positività 

Epatite A in frutti di bosco. Riscontrati nuovi casi di positività 
Si tratta di confezioni appartenenti a tre lotti del marchio ‘Boscobuono’ prodotti dalla ditta Green Ice. Il Ministero ribadisce inoltre la raccomandazione a consumare in ogni caso  i frutti di bosco surgelati sempre previa cottura, ad esempio, facendoli bollire per almeno 2 minuti. 

Riscontrati tre nuovi casi di positività al virus dell’Epatite A in confezioni di frutti di bosco surgelati. Si tratta di tre lotti (i n. 13136, 13129, 13004 ) del marchio ‘Boscobuono’ prodotti dalla ditta Green Ice. E’ sulla base di questi riscontri che il Ministero della Salute invita “tutti i consumatori eventualmente ancora in possesso dei prodotti specificati a consegnarli alle autorità sanitarie locali competenti per territorio”. Ribadita, inoltre, la raccomandazione a consumare i frutti di bosco surgelati sempre previa cottura, ad esempio, facendoli bollire per almeno 2 minuti.

Nel complesso, tra il 23 maggio e l’11 luglio, sono pervenute al Ministero e al Cnesps dell’Istituto Superiore di Sanità 382 segnalazioni di casi di epatite A, di cui il 35% riferisce di aver consumato frutti di bosco surgelati. Il maggior numero di casi ha riguardato Lombardia (79), Veneto (42) e Puglia (40). Ulteriori analisi “relative ai fattori di rischio – specifica il Ministero – sono ancora in corso e pertanto i dati potrebbero subire delle variazioni”.

Sono stati inoltre confrontati, mediante genotipizzazione e sequenziamento, i virus individuati negli alimenti e nei pazienti. “Complessivamente è emerso che di 106 casi sequenziati, 49 presentano la stessa sequenza virale (definita sequenza outbreak) di genotipo 1A. Tale sequenza è risultata identica a quella ottenuta da un campione di frutti di bosco positivo al rilevamento del virus dell’epatite A, suggerendo fortemente che tale alimento possa essere la fonte di infezione. Inoltre, 19 casi presentano una sequenza fortemente correlata alla sequenza outbreak. Pertanto – conclude il Ministero – il 64% dei casi analizzati (68/106) presentano una sequenza virale che indica fortemente una fonte comune di infezione".
 

03 Settembre 2013

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