“I supermarket devono esporre foto e nomi dei cibi pericolosi”. Una petizione al ministero 

“I supermarket devono esporre foto e nomi dei cibi pericolosi”. Una petizione al ministero 

“I supermarket devono esporre foto e nomi dei cibi pericolosi”. Una petizione al ministero 
A lanciarla Il Fatto Alimentare. Che chiede al ministero della Salute di diffondere con regolarità le foto e le schede dei prodotti alimentari ritirati dal mercato. Il caso dei frutti di bosco surgelati che hanno provocato 400 casi di epatite A. “Purtroppo la maggior parte delle persone colpite non è stata avvertita in modo adeguato dai supermercati e dalle autorità e si è ammalata”.

“Chiediamo al ministero della Salute di diffondere con regolarità sul proprio sito e attraverso i media le foto e le schede di tutti i prodotti alimentari richiamati dal mercato perché ritenuti pericolosi per la salute e di affiancare a queste notizie l’elenco dei punti vendita in cui sono stati commercializzati. Chiediamo al ministero della Salute di verificare che anche i supermercati seguano questo iter quando le contaminazioni riguardano: Botulino, Listeria, Norovirus, epatite e altre gravi problemi alimentari”.

Sono queste le richieste avanzate da Il Fatto Alimentare (la rivista online fondata da Roberto La Pira e Dario Dongo alla quale collaborano anche molti esperti di salute) nella petizione on line lanciata su Change.org per invitare il ministero della Salute e le catene dei supermercati a potenziare le misure di sicurezza in materia di prodotti alimentari pericolosi ritirati dagli scaffali.

“Ogni anno – si legge nella petizione – centinaia di prodotti vengono ritirati dal commercio perché contengono corpi estranei, perché sono contaminati da batteri patogeni, perché ci sono degli errori nelle etichette, oppure le date di scadenza sono inesatte. I consumatori però raramente vengono informati, anche se si tratta di alimenti in grado di nuocere alla salute. È avvenuto in primavera quando otto lotti di frutti di bosco surgelati prodotti da quattro aziende hanno provocato 400 casi di epatite A. Purtroppo la maggior parte delle persone colpite non è stata avvertita in modo adeguato dai supermercati e dalle autorità e si è ammalata. Il Ministero della salute ha diffuso un comunicato dopo molte settimane, carente e senza fotografie. Per rendersene conto, basta dire che alcune aziende coinvolte nell’epidemia hanno deciso di non pubblicare né l’annuncio né le foto delle confezioni sul proprio sito”.
 
Il Fatto Alimentare ricorda anche come “alla fine di luglio è scoppiata un’allerta botulino (poi rientrata) per dei vasetti di pesto. In questo caso nonostante la gravità della situazione (le tossinfezioni da botulino possono essere mortali) e la vendita di decine di migliaia di vasetti, il ministero della Salute ha aspettato tre giorni prima di pubblicare le foto del prodotto (!) e anche i supermercati coinvolti hanno fornito informazioni con esagerato ritardo”.
 
“Purtroppo – sottolinea Il Fatto Alimentare nella petizione – non si tratta di episodi isolati. Ogni anno le catene ritirano dagli scaffali decine di alimenti per problemi seri e centinaia per aspetti di minor rilievo che comunque rendono le confezioni invendibili. In genere i clienti non sono informati, e solo in pochi casi viene esposto un piccolo cartello nei punti vendita”. Questo nonostante “in Italia esiste l’art. 19 del reg. 178/2002 che obbliga i produttori e i supermercati ‘ad informare i consumatori in maniera efficace e accurata, specificando i motivi del ritiro e, se necessario, richiamare i prodotti già venduti per tutelare la salute’”.

Per invertire la rotta, il Fatto Alimentare invita tutti a firmare la petizione al seguente link.

04 Ottobre 2013

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