Iss. L’allarme della Corte dei conti. Negativi i risultati 2011-2012. Rischio commissario

Iss. L’allarme della Corte dei conti. Negativi i risultati 2011-2012. Rischio commissario

Iss. L’allarme della Corte dei conti. Negativi i risultati 2011-2012. Rischio commissario
Nel 2011 il disavanzo di competenza è stato di 26 mln. Negativo anche il 2012 (-4 mln). Cala il patrimonio. Diminuiscono anche le prestazioni a terzi che passano dai 3,9 milioni del 2010 ai 3,5 del 2011 e 3,4 del 2012 e che invece per la Corte andrebbero incentivati in modo da rappresentare un’entrata autonoma per l’Ente. “Prevedere strumenti esterni di verifica e monitoraggio”. LA RELAZIONE

“Poiché dall’analisi strutturale del documento contabile è risultato un saldo negativo sia di parte corrente che di parte capitale si richiama l’attenzione sulle disposizioni recate dall’art. 15, comma 1 bis del DL 6 luglio 2011 n. 98 convertito dalla Legge 15 luglio 2011 n. 111 ove statuisce che :’ nei casi in cui un ente sottoposto alla vigilanza dello Stato (…) presenti una situazione di disavanzo di competenza per due esercizi consecutivi, i relativi organi, ad eccezione del Collegio dei revisori decadono ed è nominato un commissario..’”.
 
È quanto rileva la Corte dei conti nella sua relazione (pubblicata sul sito della Corte il 5 novembre) sui bilanci 2011-2012 dell’Istituto superiore di Sanità, in cui si evidenzia per l’aspetto finanziario, un disavanzo di 26 milioni di Euro per il 2011, in parte recuperato nell’esercizio 2012 che ha chiuso comunque con un disavanzo di 4 milioni di euro.
 
La Corte nella sua relazione ribadisce che “per la fondamentale attività scientifica di cui l’Ente è istituzionalmente titolare – pur in presenza di un organo interno qualificato e scelto con idonei criteri di rappresentatività quale risulta essere il Comitato scientifico – sarebbe da valutare l’opportunità della previsione di strumenti esterni di verifica e monitoraggio, eventualmente analoghi a quelli adottati per la ricerca del settore universitario sì da realizzare anche un più adeguato raccordo con la ricerca scientifica universitaria effettuata a livello nazionale”.
 
Per quanto attiene ai profili gestori, gli andamenti nel biennio per la Corte essi “appaiono suscettibili di differenziata valutazione, a seconda che si riguardino sotto il profilo finanziario ovvero economico-patrimoniale. Per l’aspetto finanziario, si trae, quale dato di rilievo, il disavanzo di 26 milioni di Euro per il 2011, in parte recuperato nell’esercizio 2012 che ha chiuso comunque con un disavanzo di 4 milioni di euro”.
 
La Corte rileva poi come “resta sostanzialmente costante l’indice di dipendenza finanziaria dalle pubbliche contribuzioni che supera il 90%, tenuto conto che le risorse proprie non raggiungono il 10% delle entrate, e pertanto andrebbero in proposito potenziate le entrate connesse alla “vendita di beni e prestazioni di servizi” costituite principalmente dalle somme derivanti dai servizi a pagamento resi a terzi, che invece risultano in decremento rispetto al 2010 (8,6 milioni), sostanziandosi nel 2011 in 5,2 milioni € e nel 2012 a 5,7. Il patrimonio netto dell’Istituto al 31 dicembre 2012 è pari a 78,3 milioni di euro, in decremento rispetto al 2011 (81,2 milioni di Euro) e al 2010 (83,1 milioni di euro), per effetto soprattutto della riduzione della voce ”contributi in conto capitale” conseguente alla sterilizzazione degli ammortamenti”.
 
Nello specifico la Corte rileva che “l’Istituto, adeguandosi alla raccomandazioni, dall’esercizio 2009, ha adottato, per la registrazione dei contributi in conto capitale, il criterio dei risconti passivi, iscrivendo al conto economico la quota dei contributi di pertinenza dell’esercizio e allo stato patrimoniale la quota rinviata per competenza agli esercizi successivi attraverso l’iscrizione di risconti passivi per la stessa durata del periodo di ammortamento residuo”.
 
La relazione rileva anche “un avanzo di amministrazione pari 50,8 milioni nel 2010 che scende però a 27 milioni di euro nel 2011 e a 27,4 milioni nel 2012. Permane il fenomeno dei residui attivi e passivi che si attestano ancora su un volume elevato al termine dell’esercizio 2012, anche se è doveroso dare atto della significativa diminuzione degli stessi da parte dell’Ente, rispetto agli anni precedenti. Sotto il profilo economico, gli esercizi 2011 e 2012 chiudono con avanzi economici rispettivamente di 789 mila euro e di 45 mila euro entrambi in netto decremento rispetto all’esercizio precedente (3,1 milioni di euro) a causa della diminuzione dei ricavi derivanti dai trasferimenti a copertura di spese correnti (passati dai 125,2 milioni di euro del 2010 ai 111 del 2011 e ai 110 del 2012) e dei proventi da utilizzo dei contributi di ricerca che passano da 73,7 milioni di euro del 2011 a 49,9 milioni nel 2012”.
 
Si rileva poi anche una progressiva diminuzione della voce prestazioni a terzi che passa dai 3,9 milioni del 2010 ai 3,5 del 2011 e 3,4 del 2012 e che ”invece andrebbe incentivata rappresentando un’entrata autonoma per l’Ente”.
 In flessione ugualmente le variazioni delle rimanenze dei lavori in corso (legate all’attività convenzionale dell’Ente) e la voce altri ricavi.
La Corte “dà atto comunque della diminuzione dei costi della produzione passati dai 196,5 milioni di euro del 2010 ai 187,6 milioni del 2011 (-4.5%) fino ai 175 milioni del 2012 (-6,5 %), segnale evidente dell’azione, sottolineata dall’Ente, diretta a ridurre i costi sostenuti per l’acquisizione di beni e servizi, attraverso il monitoraggio delle procedure di approvvigionamento e delle procedure per gli acquisti centralizzati. In conclusione, l’esame delle risultanze gestionali complessive porta a ritenere necessario proseguire con scelte gestionali di contenimento dei costi e di sviluppo dell’attività convenzionale, che consentano all’Istituto di far fronte anche ad eventuali ulteriori limitazioni dei finanziamenti pubblici, dai quali, allo stato, resta ancora quasi totalmente dipendente”.

08 Novembre 2013

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