L’Europa vuole un brevetto unico ma non c’è accordo sulle lingue ufficiali

L’Europa vuole un brevetto unico ma non c’è accordo sulle lingue ufficiali

L’Europa vuole un brevetto unico ma non c’è accordo sulle lingue ufficiali
Via libera del Consiglio d’Europa a una cooperazione rafforzata per giungere alla regolamentazione di una protezione brevettuale unica europea. Unico nodo da sciogliere quello delle lingue ufficiali, inglese, francese e tedesco, che ha visto in disaccordo Italia e Spagna.

Il Consiglio d’Europa ha autorizzato l’avvio di una cooperazione rafforzata tra gli Stati membri della Ue per la creazione di una protezione brevettuale unitaria.
La decisione è stata presa sulla scorta della richiesta pervenuta da venticinque dei ventisette Stati membri della Ue, relativa alla creazione di un brevetto unico, valido sul territorio degli Stati membri partecipanti. Un primo sì era già venuto dal Parlamento Europeo che aveva approvato il ricorso a questa procedura lo scorso 15 febbraio.
Tutti gli Stati membri UE – con l’eccezione dell’Italia e della Spagna – hanno assicurato il loro sostegno alla cooperazione rafforzata: il principale ostacolo a un’approvazione unanime è stato soprattutto quello della scelta delle lingue da utilizzare per il futuro brevetto unico europeo. Il sistema attuale, infatti, si basa sulle regole in vigore per l’Ufficio europeo dei brevetti (UEB) che prevedono come lingue ufficiali l’inglese, il tedesco e il francese. Il brevetto quindi, una volta concesso, potrà essere tradotto integralmente solo in queste tre lingue.
Il futuro brevetto unificato sarà automaticamente valido nei territori dei Paesi che hanno partecipato alla cooperazione rafforzata, nella lingua (sempre tra le tre previste dall’UEB) nella quale è stato rilasciato. In ogni caso la procedura di cooperazione rafforzata resterà aperta anche ai Paesi che al momento hanno scelto di non parteciparvi.
Sulla necessità – ma anche sull’opportunità – di uno “scudo” brevettuale unitario si discute fin dagli anni 70: già da allora si ritenevano necessari meccanismi che potessero migliorare la competitività delle imprese europee, soprattutto quella delle piccole medie aziende, attraverso un sistema comune di regole sulla brevettabilità e sulle controversie in materia.
Attualmente il brevetto europeo non è un documento comune: si fa infatti riferimento ai brevetti conseguiti – e alle relative regole – in ciascuno dei Paesi che fanno capo all’UEB. Di conseguenza le eventuali azioni legali per la difesa del diritto di privativa (o comunque per ogni altra questione connessa alla protezione brevettuale) devono essere avviate in ciascun Paese in cui quel brevetto è stato accettato, costringendo così le parti in causa ad avviare tante controversie sull’identica questione quanti sono i Paesi in cui il brevetto è considerato valido.
Nel 2007 la Commissione Europea ha presentato una comunicazione intitolata “Migliorare il sistema brevettuale europeo” nella quale venivano individuati tre capisaldi sui quali imperniare l’attivazione di un sistema giuridico comune per i brevetti:
1) l'adesione della UE a un accordo intergovernativo per la creazione di un tribunale europeo dei brevetti (in proposito esisteva un Progetto comunitario per gli accordi sulle controversie in materia di brevetti europei, l’EPLA);
2) la creazione di una giurisdizione speciale comunitaria che potesse esprimersi sulla regolazione delle controversie relative a brevetti europei (e, una volta creato, anche su un eventuale brevetto UE);
3) un sistema misto che combinasse tra loro elementi del Progetto EPLA e della giurisdizione UE.
Il dibattito in materia è proseguito negli anni successivi ma senza mai raggiungere un accordo unanime tra i Paesi della Ue. La decisione del Parlamento Europeo del 15 febbraio ha comunque consentito l’avvio della cooperazione rafforzata che è stata, appunto, ratificata dal Consiglio d’Europa e che ora dovrebbe permettere di raggiungere una soluzione concordata sulla complessa questione della protezione brevettuale UE unificata.
 

11 Marzo 2011

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