Oms: un piano per proteggere l’artemisina

Oms: un piano per proteggere l’artemisina

Oms: un piano per proteggere l’artemisina
In Cambogia e Tailandia cominciano a diffondersi casi di malaria resistenti all’artemisina. In risposta, l’Oms lancia un Piano per frenare la diffusione della forma resistente del plasmodium falciparum che potrebbe vanificare i progressi conseguiti finora.E lasciare il mondo senza un trattamento efficace.

Il mondo rischia di perdere la più potente arma contro la malaria: l’artemisina. Cominciano a emergere infatti in diverse aree del pianeta, come Cambogia e Tailandia, forme farmacoresistenti di plasmodium falciparum. Senza un intervento tempestivo si corre perciò il concreto rischio di non disporre di trattamenti adeguati.È da queste considerazioni che è nato il Global plan for artemisinin resistance containmen lanciato ieri dall’Oms e realizzato in collaborazione con la Roll Back Malaria partnership (RBM).
Il piano – che verrà finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation – si pone cinque obiettivi. Innanzitutto arrestare la diffusione delle forme resistenti del parassita. “Nelle aree in qui ci sono prove della presenza di forme artemisina-resistenti di malaria sono necessarie risposte immediate che prevedano una combinazione di strategie di controllo e di misure tese all’eliminazione del parassita per arrestare la sua sopravvivenza e propagazione”, si legge nel Piano. Laddove non sono ancora emersi casi di resistenza, invece, la priorità è puntare su misure preventive, destinate in particolare alle popolazioni migranti.
Il secondo obiettivo è la messa a punto di modelli di monitoraggio e sorveglianza più accurati. Terzo, diffondere la diagnosi dell’infezione e impiegare “razionalmente” le combinazioni a base di artemisina. Come avviene per gli antibiotici, infatti, anche il trattamento antimalarico “è frequentemente usato per trattare altri disturbi. E l’uso non necessario delle combinazioni a base di artemisina aumenta il rischio di resistenza. Perciò – prosegue il Piano – per ridurre il numero dei pazienti che assumono la terapia senza essere ammalati di malaria, l’Oms raccomanda l’esecuzione del test diagnostico a tutti i casi sospetti di malaria prima dell’inizio del trattamento”.
Quarto punto dell’agenda è la ricerca nel campo specifico dell’artemisina- resistenza. Quinto, infine, è necessario mobilitare maggiori risorse sul tema.
Soltanto in tal modo, secondo, l’Oms sarà possibile scongiurare il rischio di rimanere disarmati contro la malaria e vanificare i successi conseguiti.
Negli ultimi dieci anni, i casi di malaria si sono infatti dimezzati e, soltanto in Africa, sono state circa 750 mila le vite salvate tra il 2000 e il 2010. Risultati raggiunti soprattutto dal 2006, quando è cominciato a diffondersi l’uso delle zanzariere e delle combinazioni a base di artemisina. 

13 Gennaio 2011

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