Papa Francesco: “Evidenza ed efficienza non possono essere gli unici criteri dell’agire dei medici”

Papa Francesco: “Evidenza ed efficienza non possono essere gli unici criteri dell’agire dei medici”

Papa Francesco: “Evidenza ed efficienza non possono essere gli unici criteri dell’agire dei medici”
Così il pontefice si è rivolto ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia per la vita, riunita nella XXI assemblea generale dedicata all'assistenza agli anziani e alle cure palliative. Queste ultime sono state definite da Bergoglio come "l'espressione dell’attitudine umana a prendersi cura gli uni degli altri". La malattia più grave dell'anziano? L'abbandono. IL DISCORSO INTEGRALE

"Tutta la medicina ha un ruolo speciale all’interno della società come testimone dell’onore che si deve alla persona anziana e ad ogni essere umano. Evidenza ed efficienza non possono essere gli unici criteri a governare l’agire dei medici, né lo sono le regole dei sistemi sanitari e il profitto economico. Uno Stato non può pensare di guadagnare con la medicina. Al contrario, non vi è dovere più importante per una società di quello di custodire la persona umana". Lo ha detto Papa Francesco in un passaggio del discorso che ha rivolto alla Pontificia accademia per la vita, riunita da oggi a sabato nella XXI assemblea generale dedicata, quest’anno, al tema "L’assistenza agli anziani e le cure palliative".

"Le cure palliative – ha detto il pontefice – sono espressione dell’attitudine propriamente umana a prendersi cura gli uni degli altri, specialmente di chi soffre. Esse testimoniano che la persona umana rimane sempre preziosa, anche se segnata dall’anzianità e dalla malattia. La persona infatti, in qualsiasi circostanza, è un bene per sé stessa e per gli altri ed è amata da Dio. Per questo quando la sua vita diventa molto fragile e si avvicina la conclusione dell’esistenza terrena, sentiamo la responsabilità di assisterla e accompagnarla nel modo migliore".
 
Per Bergoglio il comandamento biblico che chiede di onorare i genitori “oggi oggi potrebbe essere tradotto pure come il dovere di avere estremo rispetto e prendersi cura di chi, per la sua condizione fisica o sociale, potrebbe essere lasciato morire o 'fatto morire'. Tutta la medicina – ha spiegato – ha un ruolo speciale all’interno della società come testimone dell’onore che si deve alla persona anziana e ad ogni essere umano".

"Il vostro lavoro di questi giorni esplora nuove aree di applicazione delle cure palliative. Fino ad ora esse sono state un prezioso accompagnamento per i malati oncologici, ma oggi sono molte e variegate le malattie, spesso legate all’anzianità, caratterizzate da un deperimento cronico progressivo e che possono avvalersi di questo tipo di assistenza. Gli anziani hanno bisogno in primo luogo delle cure dei familiari – il cui affetto non può essere sostituito neppure dalle strutture più efficienti o dagli operatori sanitari più competenti e caritatevoli. Quando non autosufficienti o con malattia avanzata o terminale, gli anziani possono godere di un’assistenza veramente umana e ricevere risposte adeguate alle loro esigenze grazie alle cure palliative offerte ad integrazione e sostegno delle cure prestate dai familiari.


 


Le cure palliative – ha spiegato Papa Francesco – hanno l’obiettivo di alleviare le sofferenze nella fase finale della malattia e di assicurare al tempo stesso al paziente un adeguato accompagnamento umano. Si tratta di un sostegno importante soprattutto per gli anziani, i quali, a motivo dell’età, ricevono sempre meno attenzione dalla medicina curativa e rimangono spesso abbandonati. L’abbandono è la 'malattia' più grave dell’anziano, e anche l’ingiustizia più grande che può subire: coloro che ci hanno aiutato a crescere non devono essere abbandonati quando hanno bisogno del nostro aiuto, del nostro amore e della nostra tenerezza".

Bergoglio ha poi voluto incoraggiare professionisti e studenti a specializzarsi nell’assistenza agli anziani e ai malati oncologici mediante le cure palliative che “non possiedono meno valore per il fatto che ‘non salvano la vita’". "Esorto tutti coloro che, a diverso titolo, sono impegnati nel campo delle cure palliative, a praticare questo impegno conservando integro lo spirito di servizio e ricordando che ogni conoscenza medica è davvero scienza, nel suo significato più nobile, solo se si pone come ausilio in vista del bene dell’uomo, un bene che non si raggiunge mai 'contro' la sua vita e la sua dignità. E’ questa capacità di servizio alla vita e alla dignità della persona malata, anche quando anziana – ha concluso Papa Francesco – che misura il vero progresso della medicina e della società tutta". 

05 Marzo 2015

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