“Non minimizzare. L’autonomia delle persone con autismo e disabilità è una conquista collettiva. Non può essere messa a rischio dalla violenza o dalla superficialità”. Così l’Angsa Aps Ets interviene sul caso del ragazzo con autismo rimasto ferito sul treno Viterbo-Roma. Gli accertamenti sono ancora il corso, per capire cosa è accaduto e motivazioni. Dalle prime notizie sembra che il ragazzo si trovasse sul treno accanto a dei coetanei che maneggiavano gel igienizzante infiammabile. Parte dei gel sarebbe finito sui vestiti del ragazzo con autismo e avrebbe preso fuoco perché uno degli altri ragazzi avrebbe acceso un accendino sui vestiti sporchi di gel.
Angsa esprime vicinanza al ragazzo e alla sua famiglia, e spiega: “In queste ore, dal Lazio e in particolare dal Viterbese, si sta levando una risposta ampia, composta e partecipe da parte delle associazioni, del volontariato, delle famiglie e della comunità civile. ANGSA guarda a questa mobilitazione con rispetto e gratitudine, perché dimostra che quando viene colpita una persona fragile non è ferita solo una famiglia: è interpellata l’intera comunità. Il caso specifico riguarda un ragazzo con autismo. Ma ciò che questa vicenda richiama riguarda tutte le persone con disabilità, tutte le persone fragili, tutti coloro che ogni giorno cercano di abitare il mondo con maggiore autonomia, fiducia e libertà”.
Per le persone con autismo e disabilità, l’autonomia non è scontata. Bisogna potersi fidare nella società
Per Angsa questa vicenda deve essere l’occasione per chiarire a tutti quanto lavoro e fatica ci sia dietro all’autonomia di una persona con disabilità: “Per molte persone con autismo e disabilità, l’autonomia non è mai un fatto scontato. Prendere un treno, andare a scuola, spostarsi senza la presenza costante dei genitori, vivere momenti con i coetanei sono passaggi che spesso arrivano dopo anni di lavoro, accompagnamento, incoraggiamento e fatica. Dietro quei gesti che dall’esterno possono sembrare ordinari ci sono famiglie che hanno imparato a fidarsi, ragazzi che hanno affrontato paure e difficoltà, insegnanti, educatori, terapisti e operatori che hanno costruito percorsi di crescita. C’è un investimento enorme di fiducia nella società”.
Quando accade un episodio come quello riportato dalle cronache, sottolinea Angsa, “quella fiducia rischia di incrinarsi. Il danno non è soltanto fisico. Il danno può essere emotivo, relazionale, educativo. Può spingere una famiglia a chiudersi di nuovo nella paura. Può far arretrare un ragazzo nel proprio percorso di autonomia. Può far pensare che la vita fuori casa sia un pericolo da evitare, invece che uno spazio da rendere accessibile e sicuro”.
Non archiviare la vicenda come una ‘ragazzata’
Per questo Angsa ritiene necessario evitare ogni forma di minimizzazione: “Saranno gli organi competenti ad accertare la dinamica, le responsabilità e l’esatta qualificazione giuridica dei fatti. Ma il linguaggio pubblico ha già oggi una responsabilità: non trasformare ciò che è grave in una ‘ragazzata’, non ridurre ciò che ferisce a uno ‘scherzo’, non archiviare come fatalità ciò che richiede domande serie. Quando entrano in gioco una fiamma, una sostanza infiammabile, un mezzo pubblico, un minorenne ferito e una condizione di particolare vulnerabilità, nessuna comunità può permettersi leggerezza”.
Angsa chiede che “sia fatta piena chiarezza sull’accaduto, nel rispetto della riservatezza dovuta ai minori coinvolti, ma anche con la trasparenza necessaria davanti a un fatto che ha generato profonda preoccupazione nelle famiglie e nelle associazioni”.
Costruire una società in cui un disabile possa muoversi, incontrare gli altri e crescere senza paura
Chiede inoltre che “questa vicenda non resti confinata alla cronaca di pochi giorni, ma diventi occasione per rafforzare i percorsi educativi al rispetto, alla responsabilità personale, alla comprensione della disabilità e delle fragilità. L’inclusione non può essere affidata solo alla buona volontà delle famiglie. Non può dipendere dal caso, dalla fortuna o dall’intervento provvidenziale di chi si trova sul posto. L’inclusione richiede ambienti sicuri, adulti consapevoli, coetanei educati al rispetto, istituzioni attente, servizi capaci di prevenire e riconoscere le situazioni di rischio”.
“Le persone con autismo e con disabilità – sottolinea l’Associazione – non chiedono protezione per essere escluse dal mondo. Chiedono sostegni, rispetto e sicurezza per poterlo vivere. È questa la sfida più importante: non chiudere le persone fragili in una tutela permanente, ma costruire una società in cui possano muoversi, studiare, viaggiare, incontrare gli altri e crescere senza paura”.
Angsa ringrazia chi è intervenuto tempestivamente in soccorso del ragazzo ed esprime solidarietà alla famiglia per quanto vissuto. “Alla comunità del Lazio e, in particolare, del Viterbese, che in queste ore sta rispondendo con forza e unità, Angsa manifesta pieno sostegno. Alle istituzioni, alla scuola, ai gestori del trasporto pubblico e alla comunità educante chiede attenzione, responsabilità e impegno. Perché ogni autonomia conquistata da una persona con disabilità è una conquista di tutti. E quando quella autonomia viene ferita, tutti abbiamo il dovere di reagire”.