Stipendi-Ocse. Fp Cgil: “Dirigenti pubblici italiani più pagati al mondo, ma salario lavoratori al palo” 

Stipendi-Ocse. Fp Cgil: “Dirigenti pubblici italiani più pagati al mondo, ma salario lavoratori al palo” 

Stipendi-Ocse. Fp Cgil: “Dirigenti pubblici italiani più pagati al mondo, ma salario lavoratori al palo” 
“Se i dirigenti pubblici italiani si confermano i primi in classifica con 400 mila dollari annui gli infermieri si devono accontentare di paghe poco superiori a quelle dei colleghi turchi e messicani e comunque inferiori ai 40mila dollari lordi annui”. Lo segnala la Fp Cgil che chiede a gran voce “una riforma fiscale che alleggerisca il peso del prelievo alla fonte”. 

I dati diffusi da Eurostat, relativi ad un'analisi del 2009, mettono in chiaro la nostra situazione: stipendi da miseria quelli italiani, esattamente come sembrano a chi li percepisce. Secondo i dati del 2009, lo stipendio medio dei lavoratori italiani è al dodicesimo posto nella classifica dell'area euro. Nel dettaglio, in Italia, il valore dello stipendio annuo (in aziende con almeno 10 dipendenti) è pari a 23.406 euro, ovvero la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100). “Se i dirigenti pubblici italiani – si legge nella nota della Fp Cgil – si confermano i primi in classifica, con un calcolo ponderato in base al costo della vita e al prodotto interno lordo che li vede sforare i 400mila dollari annui e superare i loro omologhi in tutto il pianeta (negli Usa si superano di poco i 250mila dollari), gli infermieri, una delle figure professionali più facilmente confrontabili, in base a questo stesso sistema di comparazione si devono accontentare di paghe poco superiori a quelle dei colleghi turchi e messicani e comunque inferiori ai 40mila dollari lordi annui, staccati di diverse lunghezze da tedeschi, australiani, inglesi e statunitensi”.
“I dati Pubblicati dall'Ocse nel 2011 si riferiscono al 2009 e quindi non tengono ancora conto delle manovre di austerità che hanno colpito pesantemente i paesi del sud Europa e, per quanto riguarda l'Italia, del blocco della contrattazione nazionale nel lavoro pubblico, che ha eroso ulteriormente il potere d'acquisto. Nelle condizioni attuali questi dati sono ben peggiori”, ha affermato Rossana Dettori, Segretaria Generale Fp-Cgil Nazionale.
“A spingere i salari in basso è poi, come nel settore privato, l'opprimente peso della tassazione sul lavoro. Lo stesso rapporto Ocse del 2011 ne fa menzione. Se si guarda alla retribuzione complessiva, ad esempio, di una figura amministrativa delle cosiddette funzioni centrali, principalmente i Ministeri, ci si rende conto che nel passaggio tra le retribuzioni lorde e quelle nette i lavoratori italiani fanno altri passi indietro nella classifica. I nostri stipendi pubblici, anche in questo settore, sono al di sotto di quelli percepiti negli altri paesi industrializzati, superati da Australia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Olanda, Norvegia, Usa e Brasile. Gli stipendi lordi si attestano di fatto sulla media Ocse – aggiunge Dettori –  ma al netto delle trattenute sono ampiamente più bassi”. “È urgente una riforma fiscale che alleggerisca il peso del prelievo alla fonte e l'avvio di una nuova stagione contrattuale che faccia tornare a crescere i salari e stimoli i consumi. Per questo nel mese di marzo daremo vita a una mobilitazione nazionale dei lavoratori dei servizi di pubblica utilità alla quale ci auguriamo partecipino anche Cisl e Uil. Per superare questa crisi – conclude la sindacalista – serve uno sforzo comune e comuni intenti”.

27 Febbraio 2012

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