Welfare. Ripensare il sistema per saper fare di più con meno risorse

Welfare. Ripensare il sistema per saper fare di più con meno risorse

Welfare. Ripensare il sistema per saper fare di più con meno risorse
A fronte di un aumento della domanda di servizi socio-assistenziali, le risorse pubbliche sono diminuite. Cosa fare? Ripensare al welfare considerando la compresenza attiva di una molteplicità di attori pubblici e privati. E ancora,  ad esempio, sviluppare un sistema integrato e da fonti di finanziamento plurali che integrino politiche e servizi sociali con politiche e servizi per il lavoro.

Può sembrare un paradosso, ma nei fatti è quanto realmente sta accadendo negli ultimi anni e cioè che, a fronte di un aumento progressivo della domanda di servizi socio-assistenziali, le risorse pubbliche destinate a sostenerli sono, anch’esse progressivamente, diminuite. Insomma – come espresso in forma sintetica ma molto bene dal titolo di una pubblicazione dell’economista e oggi presidente dell’Inps, Tito Boeri – siamo noi, Enti Locali, chiamati quotidianamente a “fare di più con meno”.

Una tendenza confermata proprio in questi giorni dal Censis, nel corso degli incontri organizzati nell’ambito dell' annuale appuntamento con “Un mese di sociale”. Secondo l’Istituto italiano di ricerca socio-economica infatti, in sette anni la spesa sociale pubblica è stata ridotta ad un quinto di quello che era e, per evidenziare la situazione attraverso i numeri, le risorse assegnate al Fondo sociale sono passate da 1,6 miliardi di euro nel 2007 a 435,3 milioni nel 2010, per poi scendere a soli 43,7 milioni nel 2012. Mentre solo negli ultimi due anni c’è stato un qualche recupero, arrivando ai 297,4 milioni del 2014. Analogo andamento per il Fondo destinato alla non autosufficienza, che è passato dai 400 milioni di euro del 2010 al totale annullamento nel 2012, per poi risalire a 350 milioni nell'ultimo anno. Una ripresa del finanziamento pubblico importante ma se non integrata da azioni finalizzate alla riorganizzazione dei servizi e la ricerca di risorse nuove, non sufficiente a rispondere in modo adeguato alla crescente domanda di welfare a livello territoriale.

Negli ultimi anni, noi Amministratori locali, abbiamo cercato di trovare soluzioni e strumenti alternativi, che permettessero di mantenere inalterato il livello degli investimenti e dei servizi offerti. Ci siamo impegnati ad adottare tutti quegli strumenti offerti dal mercato e dalla legislazione che potevano consentirci di compensare le risorse che progressivamente venivano tagliate. Ma oggi tutto ciò sta diventando difficile, molto difficile. Ci misuriamo a livello locale con dinamiche economiche (ma anche sociali: si pensi in primo luogo alla demografia) che hanno un carattere nazionale ed europeo.

Risulta evidente che la risposta a questi problemi non può dipendere esclusivamente dalle potenzialità endogene di una società locale che invecchia progressivamente, con tutte le conseguenze che non è difficile immaginare. A Torino, solo per fare un esempio, la popolazione ultrasessantenne e un terzo di quella totale, gli ultrasettantacinquenni sono oltre il 13% e più del 40% dei nuclei familiari risulta composto da un’unica persona.

Questa è la realtà con cui dobbiamo quotidianamente confrontarci. Una realtà che ci pone domande a cui, come amministratori pubblici, non possiamo esimerci dal dare risposte. Che cosa fare allora per non alzare bandiera bianca davanti al calo di risorse disponibili e mantenere il welfare locale ai livelli attesi dai cittadini? Innanzitutto rivedere il rapporto tra enti territoriali, competenze e risorse a loro attribuite; poi ripensare al welfare considerando la compresenza attiva di una molteplicità di attori pubblici e privati, seppure posti a distinti livelli di governo.

Altra misura riguarda la scelta di politiche economiche capaci di sostenere finanziariamente la domanda privata di alcuni servizi, a condizione che i privati si facciano carico di una parte predeterminata della spesa e che ciò avvenga nell’ambito di una cornice istituzionale (per esempio erogatori e/o sistemi di servizi accreditati). Sostenibilità al welfare locale potrebbe venire anche dallo sviluppo di un sistema integrato e da fonti di finanziamento plurali (anche pubbliche e private insieme), in grado di integrare politiche e servizi sociali con politiche e servizi per il lavoro. Per favorire la canalizzazione di risorse verso il welfare locale risulterebbe assai utile il sostegno di un quadro normativo nazionale che prevede, ad esempio, misure di defiscalizzazione e decontribuzione. Ecco, forse non è tutto, e altre soluzioni sicuramente possono essere cercate per disegnare il welfare di domani e, soprattutto, per individuare soluzioni che garantiscano un domani al welfare.

Elide Tisi
Vicepresidente Vicario
Federsanità ANCI 

Elide Tisi

03 Luglio 2015

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