Accesso più rapido ai farmaci. D’Angelillo (SIUrO) sulla proposta Ithaca: “Coniugare tempestività, appropriatezza e sostenibilità”

Accesso più rapido ai farmaci. D’Angelillo (SIUrO) sulla proposta Ithaca: “Coniugare tempestività, appropriatezza e sostenibilità”

Accesso più rapido ai farmaci. D’Angelillo (SIUrO) sulla proposta Ithaca: “Coniugare tempestività, appropriatezza e sostenibilità”

Per il presidente SIUrO fondamentale garantire criteri clinici condivisi, valorizzare le valutazioni multidisciplinari e superare le disomogeneità regionali, senza rinunciare al rigore scientifico, all’appropriatezza e alla sostenibilità

Ridurre i tempi di disponibilità delle nuove terapie, garantendo al tempo stesso criteri clinici condivisi, valorizzazione delle valutazioni multidisciplinari e uniformità di accesso sul territorio nazionale. Sono questi gli aspetti centrali della proposta del Think Tank Ithaca che, secondo Rolando D’Angelillo, presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO), possono contribuire a tradurre i progressi della ricerca in opportunità concrete per i pazienti. Un’esigenza particolarmente rilevante nell’uro-oncologia, dove l’evoluzione delle strategie terapeutiche richiede una crescente integrazione tra diverse competenze specialistiche e dove, soprattutto nelle forme tumorali avanzate o rapidamente evolutive, i tempi di disponibilità dei trattamenti possono incidere sulla programmazione del percorso di cura.

La proposta Ithaca prevede l’introduzione di un regime nazionale temporaneo di accesso precoce, denominato C(nn)-R, che consentirebbe di rendere disponibili a carico del Servizio Sanitario Nazionale determinati farmaci e nuove indicazioni terapeutiche prima della conclusione della negoziazione di prezzo e rimborso con AIFA. Il modello si fonda su criteri di eleggibilità clinica, tempi procedurali definiti e strumenti di monitoraggio, con l’obiettivo di ridurre i ritardi e le disomogeneità nell’accesso alle terapie.

“Negli ultimi anni l’uro-oncologia ha conosciuto un’evoluzione significativa delle opportunità terapeutiche, grazie all’introduzione di nuovi farmaci, trattamenti sempre più personalizzati e strategie integrate di cura. È un progresso che richiede non soltanto aggiornamento scientifico e appropriatezza clinica, ma anche la capacità del sistema sanitario di rendere tempestivamente disponibili le innovazioni ai pazienti che possono beneficiarne. Nei tumori della prostata, della vescica e del rene, soprattutto nelle fasi avanzate o rapidamente evolutive, il tempo rappresenta una variabile importante nelle decisioni terapeutiche. I ritardi nell’accesso a un trattamento possono interferire con la programmazione del percorso di cura, che oggi richiede sempre più spesso il coordinamento tra oncologi medici, urologi, oncologi radioterapisti, medici nucleari e altri specialisti. In questo contesto, la proposta d’introdurre un regime nazionale di accesso precoce come la C(nn)-R rappresenta un contributo interessante al confronto su come ridurre il tempo che separa l’autorizzazione europea di una terapia dalla sua effettiva disponibilità nel Servizio Sanitario Nazionale. L’aspetto più rilevante è la possibilità di costruire un percorso regolato, fondato su criteri clinici condivisi, tempi procedurali definiti e strumenti di monitoraggio, che consenta di anticipare l’accesso quando sussistono un elevato bisogno terapeutico e adeguate evidenze scientifiche”.

Accanto alla possibilità di abbreviare i tempi, D’Angelillo richiama dunque la necessità di preservare la centralità delle decisioni cliniche e del confronto tra specialisti. La prospettiva di un percorso nazionale uniforme, prevista dalla proposta Ithaca, assume in questo senso particolare importanza per evitare che differenze amministrative e organizzative tra Regioni possano condizionare le opportunità terapeutiche. Resta inoltre essenziale che la maggiore tempestività non comporti un allentamento dei criteri scientifici e di appropriatezza.

“Per la comunità uro-oncologica sarà essenziale che questo modello valorizzi le valutazioni multidisciplinari, rispetti l’autonomia e la responsabilità degli specialisti e garantisca un’applicazione omogenea sul territorio nazionale, evitando che procedure amministrative e differenze organizzative tra Regioni condizionino le opportunità di cura. L’accesso precoce non deve rappresentare una deroga al rigore scientifico, ma un modo per coniugare tempestività, appropriatezza e sostenibilità. La sfida è fare in modo che il progresso della ricerca si traduca, nel momento clinicamente più opportuno, in un beneficio concreto per i pazienti”.

30 Ottobre 2026

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