Al via la riforma del Servizio sanitario nazionale. Nascono gli ospedali di terzo livello e quelli “elettivi” senza Pronto Soccorso. Riordino disciplina per medici di famiglia e pediatri

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Si punta a riscrivere l’architettura del Ssn entro il 2026. L'obiettivo è integrare ospedale e territorio, creando nuove categorie di strutture e reti tempo-dipendenti. La riforma interviene anche su digitale, cronicità e salute mentale, ma sarà vincolata alle risorse che il Parlamento deciderà di stanziare. Il testo della Ddl delega è stato approvato oggi dal Consiglio dei Ministri IL TESTO

Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi un Disegno di legge di delega che punta a riscrivere l’architettura dell’assistenza territoriale e ospedaliera e, più in generale, il modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. Un intervento ampio, che affida al Governo il compito di adottare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi per aggiornare il decreto legislativo 502 del 1992, sul riordino della disciplina in materia sanitaria.


L’articolo 1 chiarisce il perimetro dell’operazione: rafforzare la tutela della salute in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione, nel segno di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure. La riforma dovrà nascere da un confronto istituzionale strutturato: proposta del ministro della Salute, concerto con il Mef e gli altri dicasteri competenti, intesa in Conferenza Stato-Regioni e passaggio parlamentare per i pareri delle Commissioni. È prevista anche la possibilità di decreti correttivi entro diciotto mesi dall’entrata in vigore dei testi attuativi.

Ospedale e territorio, l’integrazione come asse portante
Il cuore del provvedimento è nell’articolo 2, che elenca i principi e criteri direttivi. Il primo è il rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, anche attraverso l’aggiornamento degli standard fissati dal DM 77 del 2022 sull’assistenza territoriale. L’obiettivo è superare la frammentazione dei percorsi, migliorare la gestione dell’emergenza-urgenza e costruire modelli organizzativi che consentano carriere integrate ai professionisti sanitari

Nuova mappa degli ospedali
Una parte rilevante riguarda la revisione della classificazione delle strutture ospedaliere, oggi fondata sul DM 70 del 2015. Accanto agli ospedali di base, di primo e di secondo livello, la delega introduce due nuove categorie:
– gli ospedali di terzo livello, strutture di eccellenza a bacino nazionale o sovranazionale, comprese quelle gestite da enti privati senza scopo di lucro o religiosi, da finanziare con risorse dedicate in base a criteri omogenei (casistica trattata, qualità, mobilità interregionale, ricerca).
Questi ospedali saranno individuati secondo criteri e requisiti omogenei di livello nazionale, molto stringenti, tenendo conto, in particolare: della numerosità assoluta e del peso medio relativo ai diagnosis-related group (DRG) della casistica trattata dalla struttura; della positiva valutazione in merito al possesso di elevati standard di qualità; della quota di assistiti proveniente da altre regioni; dell’attività di ricerca svolta nell’ambito della struttura e del relativo impatto in merito al trasferimento tecnologico e alla formazione degli operatori.

Già in manovra (commi da 402 a 404) era stato previsto l’avvio di un progetto sperimentale nazionale per migliorare il modo in cui gli ospedali organizzano e gestiscono l’assistenza sanitaria, puntando su innovazione, efficienza e qualità delle cure. L’iniziativa era rivolta agli Irccs pubblici — cioè gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, che uniscono attività clinica e ricerca medica — e agli ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione, le strutture pubbliche che rappresentano i centri più avanzati del Ssn.

– gli ospedali elettivi, privi di pronto soccorso, chiamati a operare in rete con l’emergenza-urgenza, nel rispetto di tempi massimi di collegamento e requisiti uniformi di sicurezza e qualità.

La delega prevede inoltre una revisione del dimensionamento delle strutture complesse e l’introduzione di nuove reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche, incluse reti di riferimento nazionale, con l’obiettivo di garantire risposte qualificate di prossimità e ridurre la mobilità sanitaria.

Appropriatezza, buone pratiche e continuità delle cure
Tra i criteri direttivi spiccano anche l’implementazione dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, la definizione di standard minimi per i ricoveri e il raccordo con gli ospedali di comunità. Viene valorizzato il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, anche attribuendo loro un peso giuridico ulteriore rispetto alla disciplina sulla responsabilità medica.

Fragilità, cronicità e cure palliative
Ampio spazio è riservato all’assistenza alle persone non autosufficienti, con la previsione di standard specifici – anche di personale – per residenzialità, semi-residenzialità e domiciliarità, inclusa la distribuzione del farmaco a domicilio. Un capitolo specifico riguarda le cure palliative per le patologie croniche complesse e avanzate, con l’aggiornamento degli standard assistenziali, dei volumi e degli esiti, differenziati per intensità e setting di cura.

Bioetica, integrazione sociosanitaria e salute mentale
La delega introduce anche la valorizzazione della bioetica clinica nelle aziende sanitarie, rafforzando modelli centrati sulla persona e sull’umanizzazione delle cure. Prevede criteri nazionali per rendere effettiva l’integrazione tra interventi sanitari e socio-assistenziali e un riordino dei servizi di salute mentale, neuropsichiatria infantile, dipendenze e sanità penitenziaria, nel rispetto dell’autonomia regionale ma dentro un quadro territoriale e distrettuale coerente.

Digitale e medici di famiglia
Un altro pilastro è la digitalizzazione: interoperabilità dei sistemi informativi, coordinamento nazionale e integrazione con l’Ecosistema Dati Sanitari, in chiave di sanità predittiva e personalizzata. Infine, la delega affronta il nodo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, prevedendo un riordino della disciplina per rafforzarne il ruolo nell’assistenza territoriale.

Le risorse e i vincoli
L’articolo 3 pone un vincolo stringente: i decreti attuativi dovranno essere a neutralità finanziaria, salvo che il Parlamento stanzi risorse aggiuntive con provvedimenti ad hoc. Una clausola che rende evidente come la portata reale della riforma dipenderà non solo dall’architettura normativa, ma anche dalle scelte di bilancio che accompagneranno l’attuazione della delega.

Ora la sfida sarà portare a casa la riforma dato che giacciono in Parlamento anche i disegni di legge delega su Testo unico della farmaceutica e Riordino Professioni sanitarie.

Giovanni Rodriquez

12 Gennaio 2026

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