Anziani non autosufficienti. Pronto il Piano nazionale 2025-2027: focus su domiciliarità, Pua, Leps e presa in carico integrata

Anziani non autosufficienti. Pronto il Piano nazionale 2025-2027: focus su domiciliarità, Pua, Leps e presa in carico integrata

Anziani non autosufficienti. Pronto il Piano nazionale 2025-2027: focus su domiciliarità, Pua, Leps e presa in carico integrata

Il Piano riguarda gli anziani non autosufficienti over 70 e punta a rafforzare assistenza domiciliare, servizi di sollievo e supporto alle famiglie. Previsti anche nuovi criteri di riparto delle risorse del Fondo per le non autosufficienze e 50 milioni per il rafforzamento dei Punti unici di accesso. IL DOCUMENTO

Arriva sul tavolo della Conferenza Unificata il nuovo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana per il triennio 2025-2027. Il documento, trasmesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è stato inviato a Regioni, Anci, Upi e amministrazioni centrali competenti ai fini dell’acquisizione dell’intesa.

Il Piano rappresenta uno dei tasselli centrali dell’attuazione della riforma dell’assistenza agli anziani avviata con la legge delega 33/2023 e con il decreto legislativo 29/2024. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema più integrato tra sociale, sanitario e sociosanitario, superando la frammentazione degli interventi e rafforzando la presa in carico personalizzata delle persone anziane non autosufficienti.

Il documento si colloca in continuità con il precedente Piano nazionale per la non autosufficienza 2022-2024, ma introduce una programmazione specifica per la componente anziana della non autosufficienza. La platea di riferimento è costituita dalle persone anziane non autosufficienti che abbiano compiuto 70 anni. Per chi ha tra 65 e 70 anni, invece, il riferimento resta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Viene inoltre riaffermato il principio di continuità per le persone con disabilità che diventano anziane, evitando interruzioni nei servizi e nelle prestazioni già in essere.

Il cuore del Piano è l’attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali. Le aree prioritarie individuate sono l’assistenza domiciliare sociale, l’assistenza sociale integrata con i servizi sanitari, i servizi sociali di sollievo e i servizi sociali di supporto. In questo quadro i contributi economici, come assegni di cura, voucher e misure per il sostegno alla domiciliarità, vengono ricondotti agli obiettivi di servizio e non configurano un canale autonomo alternativo ai servizi.

Il Piano punta in particolare sulla permanenza dell’anziano nel proprio contesto di vita. L’assistenza domiciliare sociale e quella integrata con i servizi sanitari dovranno garantire supporto nelle attività fondamentali della vita quotidiana, interventi di cura della persona, sostegno psico-socioeducativo, interventi sociosanitari, adattamenti dell’abitazione, telesoccorso e teleassistenza. Una logica che mira a ridurre il ricorso improprio all’istituzionalizzazione e alle ospedalizzazioni non necessarie.Un secondo pilastro riguarda i servizi di sollievo per le famiglie. Il Piano richiama la frequenza di centri diurni e strutture semiresidenziali, il pronto intervento per emergenze temporanee diurne e notturne, la sostituzione temporanea degli assistenti familiari in caso di ferie, malattia o maternità, oltre a brevi ricoveri programmati o di emergenza presso strutture autorizzate. Centrale anche il ruolo del volontariato, delle reti di prossimità e degli enti del Terzo settore.

I servizi sociali di supporto dovranno invece favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro degli assistenti familiari, in collaborazione con i Centri per l’impiego o altri soggetti accreditati, e offrire alle famiglie assistenza gestionale, legale e amministrativa per gli adempimenti connessi all’assistenza domiciliare. In sostanza, il Piano prova a intervenire su uno dei nodi più critici del sistema: il peso organizzativo ed economico che oggi ricade in larga parte sulle famiglie.

Ruolo strategico viene attribuito ai Punti unici di accesso. I PUA sono indicati come la porta d’ingresso al sistema integrato dei servizi sociali e sanitari, collocati presso le Case della comunità ove istituite e operanti, ma articolabili anche in reti diffuse di sportelli accessibili e in modalità telematica. Presso i PUA dovrà avvenire l’orientamento dei cittadini, la prima valutazione del bisogno e, nei casi complessi, l’attivazione delle Unità di valutazione multidimensionale.

La valutazione multidimensionale unificata è uno degli strumenti chiave della riforma. Dovrà consentire una lettura complessiva della condizione della persona, tenendo insieme bisogni clinici, funzionali, sociali e familiari. Da questa valutazione discende il Progetto assistenziale individuale integrato, il PAI, costruito con il coinvolgimento della persona anziana e della famiglia. Il PAI dovrà indicare interventi, responsabilità, compiti degli operatori sanitari, sociali e assistenziali e apporto dei familiari o di altri soggetti coinvolti.

Il Piano richiama anche la Prestazione universale, istituita in via sperimentale dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026. La misura, pur non essendo finanziata con le risorse del Piano, riguarda una parte della platea interessata ed è destinata agli anziani non autosufficienti con bisogno assistenziale gravissimo. La prestazione è finalizzata a sostenere la domiciliarità e l’autonomia personale, anche attraverso la remunerazione del lavoro di cura svolto da lavoratori domestici regolari o l’acquisto di servizi da imprese qualificate nel settore dell’assistenza sociale non residenziale. Tra i requisiti figurano età pari o superiore a 80 anni, titolarità dell’indennità di accompagnamento, Isee sociosanitario non superiore a 6.000 euro e bisogno assistenziale gravissimo valutato dall’Inps.

Sul fronte delle risorse, il Piano conferma il ruolo del Fondo per le non autosufficienze. Le risorse complessive del FNA indicate nel documento ammontano a 982,255 milioni di euro per il 2025, 934,57 milioni per il 2026 e 1,108 miliardi per il 2027. Una parte del Fondo è destinata in maniera indistinta sia al Piano anziani sia al Piano nazionale per la non autosufficienza, mentre una quota è riservata all’attuazione dei LEPS per gli anziani non autosufficienti. Sono inoltre previsti 50 milioni di euro per le assunzioni di personale con professionalità sociale finalizzate al rafforzamento dei PUA.

Il documento introduce anche nuovi criteri di riparto della quota indistinta del Fondo, ritenuti più direttamente collegati alla platea dei destinatari. I criteri considerano per l’80% la popolazione con età superiore a 75 anni, per il 10% i titolari di indennità di accompagnamento e per il restante 10% i soggetti certificati ai sensi della legge 104/1992.

Per l’attuazione dei LEPS, le risorse pari a 250 milioni di euro annui vengono ripartite tra le Regioni sulla base di due criteri: il 70% in relazione alla popolazione residente con età pari o superiore a 70 anni e il 30% in base ai soggetti over 70 titolari di indennità di accompagnamento. Per il 2025 è prevista anche una quota di compensazione pari a 15,685 milioni per le Regioni che, con i nuovi criteri, avrebbero ricevuto meno rispetto al 2024. Ulteriori 46,813 milioni sono destinati alla platea degli anziani non autosufficienti sulla base dei criteri individuati per i LEPS. Per il 2026 è prevista una somma di 9,007 milioni per garantire l’allineamento.

Particolare attenzione è dedicata al monitoraggio e alla rendicontazione. Le Regioni dovranno rilevare a livello di Ambito territoriale sociale il numero e le caratteristiche delle persone assistite al 31 dicembre di ciascun anno, trasmettendo le informazioni entro il 31 maggio dell’anno successivo. La rendicontazione delle somme spese, ai fini dell’erogazione delle annualità successive, dovrà corrispondere ad almeno il 75% del totale calcolato su base regionale.

Nel complesso, il Piano disegna un modello che prova a spostare il baricentro dalla prestazione frammentata alla presa in carico integrata, dalla risposta emergenziale alla programmazione territoriale, dalla centralità del ricovero alla domiciliarità. La sfida, come sempre, sarà tradurre il disegno programmatorio in servizi effettivamente esigibili e omogenei sul territorio nazionale, evitando che le differenze organizzative e finanziarie tra Regioni e Ambiti territoriali continuino a pesare sull’accesso reale all’assistenza.

18 Giugno 2026

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