Manovra. Corte dei conti: “Nonostante aumento risorse, spesa sanitaria resta inferiore a quella dei partner UE e già nel 2024 il rapporto con il Pil tornerà sotto il livello pre-Covid”

Manovra. Corte dei conti: “Nonostante aumento risorse, spesa sanitaria resta inferiore a quella dei partner UE e già nel 2024 il rapporto con il Pil tornerà sotto il livello pre-Covid”

Manovra. Corte dei conti: “Nonostante aumento risorse, spesa sanitaria resta inferiore a quella dei partner UE e già nel 2024 il rapporto con il Pil tornerà sotto il livello pre-Covid”
E’ quanto si legge nel documento che la Corte dei conti ha presentato, oggi, in audizione alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. “Dopo l’emergenza che ha caratterizzato lo scorso triennio si ripropone quindi il gap mai risolto tra le risorse dedicate nel nostro Paese al sistema sanitario e quelle dei principali partner europei”. La sanità versa in “Una situazione che richiede la assunzione di scelte impegnative per consentire, in mancanza di spazi finanziari maggiori, di recuperare risorse attraverso un più efficace processo di programmazione e razionalizzazione della spesa, ma anche di orientare adeguatamente il contributo che può venire dal Piano nazionale di Ripresa e resilienza”. IL DOCUMENTO.

“Nonostante l’aumento disposto, il profilo della spesa in termini di prodotto è confermato in riduzione nel prossimo biennio (-1,1 per cento in media all’anno). Il rapporto fra la spesa sanitaria e Pil si porta su livelli inferiori a quelli precedenti alla crisi sanitaria già dal 2024 (al 6,3 per cento), per ridursi ancora di un decimo di punto nell’anno terminale”.

A dirlo è stata oggi la Corte dei conti in audizione in audizione alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame della Legge di bilancio 2023, sottolineando che, in particolare per il 2023, la crescita rispetto al 2022 è “limitata ed è destinata in gran parte a compensare gli aumenti legati al caro energia (1,4 miliardi sono vincolati a tale obiettivo)”.

Per la Corte, “Dopo l’emergenza che ha caratterizzato lo scorso triennio si ripropone quindi il gap mai risolto tra le risorse dedicate nel nostro Paese al sistema sanitario e quelle dei principali partner europei”.

“Una differenza – sottolinea ancora la Corte – resa più grave dagli andamenti demografici: già oggi l’Italia è caratterizzata da una quota di popolazione anziana superiore agli altri paesi, quota destinata a crescere in misura significativa nei prossimi anni; elevato è poi il rapporto tra pensionati e occupati: un tasso di dipendenza che si riflette naturalmente anche sulla sostenibilità complessiva del nostro sistema di welfare (e soprattutto su quello pensionistico)”.

Del resto, rimarca ancora la Corte dei conti, “Sono molteplici le necessità che caratterizzano la gestione sanitaria: rilevanti i fabbisogni di personale riconducibili a carenze strutturali e, in prospettiva, alla riforma dell’assistenza territoriale; permangono le necessità per il riassorbimento delle liste d’attesa cresciute con la pandemia; va data attuazione effettiva ai nuovi Lea, mentre continuano a persistere differenze nell’assistenza offerta a livello territoriale”.

“Rischiano di incidere, infine, sulle gestioni regionali le incertezze in relazione a meccanismi di controllo della spesa come i tetti alla spesa per i farmaci e i dispositivi medici”, proseguono i magistrati contabili che sottolineano che il sistema sanitario versa in “Una situazione che richiede la assunzione di scelte impegnative per consentire, in mancanza di spazi finanziari maggiori, di recuperare risorse attraverso un più efficace processo di programmazione e razionalizzazione della spesa, ma anche di orientare adeguatamente il contributo che può venire dal Piano nazionale di Ripresa e resilienza”.

“Si tratta innanzitutto – spiega la Corte – di procedere con rapidità alla definizione di modelli di gestione dei fabbisogni sanitari più mirati che consentano di ottimizzare le risorse disponibili. Di questi è previsto lo sviluppo nel PNRR, sulla base di un attento utilizzo delle informazioni rese accessibili anche con il Fascicolo sanitario elettronico”.

“I rilevanti investimenti resi possibili dal Piano di ripresa e resilienza – prosegue la Corte – dovranno puntare a recuperare un più efficiente assetto organizzativo più che ad accrescerne le strutture”.

E, “Se la spesa corrente rimarrà in percentuale al PIL sui livelli attualmente previsti, a fronte di una popolazione sempre più anziana e dunque esposta a cronicità e non autosufficienza, gli investimenti dovranno consentire un miglioramento della qualità dei servizi disegnandoli sulle effettive esigenze degli utenti”.

“Per la realizzazione della riforma territoriale sarà poi indispensabile definire il ruolo che dovranno avere i medici di medicina generale, per i quali dovrà essere definito il nuovo accordo convenzionale e agevolato il ricambio generazionale”, osservano ancora i magistrati della Corte.

“Come è noto – sottolineano – al di là dei fabbisogni di personale legati anche alla riforma dell’assistenza territoriale, sono comunque rilevanti le necessità che emergono già nella condizione attuale e che riguardano soprattutto il personale medico di alcune specializzazioni (medicina di urgenza, anestesia e rianimazione, etc.) e quello infermieristico, pesantemente sottodimensionato in molte aree e nel confronto con standard europei”.

“Sul tema della “fuga dai pronto soccorsi” – ricorda in proposito la Corte – interviene la legge di bilancio prevedendo uno specifico contributo (ma da attribuire nel 2024) a medici ed infermieri”.

Ma, “Per quanto opportuno osservano i magistrati – appare difficile che una tale misura possa fornire una risposta sufficiente ad un disagio che trova fondamento anche nelle condizioni in cui medici e infermieri si trovano ad operare”.

“La disaffezione – secondo la Corte – è spesso collegata all’utilizzo improprio delle strutture di PS, chiamate a rispondere a carenze dell’assistenza territoriale che vanno al più presto affrontate”.

“Basti pensare all’assoluta preminenza tra i casi trattati nella condizione attuale di quelli più semplici, che potrebbero trovare una soluzione più adeguata in ambito ambulatoriale (i codici bianchi o verdi rappresentano, rispettivamente, circa il 15 e il 61 per cento del totale degli accessi)”, sottolinea ancora la Corte.

La Corte ricorda poi le misure previste per il finanziamento degli interventi per il contrasto dell’antibiotico-resistenza e per le farmacie. “Nel primo caso – spiega – si tratta di individuare le risorse per finanziare la nuova strategia nazionale per il 2022-25, di cui è attesa l’approvazione dalla Conferenza Stato-Regioni. È un tema di particolare rilievo proprio per i forti impatti collegati al fenomeno: la resistenza agli antibiotici si stima sia responsabile in Europa a circa 33.000 decessi annui e di costi sanitari e perdite di produttività per 1,5 miliardi”.

Per quanto riguarda le farmacie, per la Corte è “Positivo il finanziamento previsto al fine di salvaguardare la rete di prossimità rappresentata dalle farmacie italiane, riconoscendone il ruolo di centri sociosanitari polifunzionali a servizio delle comunità (le farmacie sono poco meno di 20.000 e servono in media circa 3.000 residenti)”.

“La pandemia, pur rallentando il processo di sperimentazione avviato con la legge di Bilancio del 2018, ha visto l’ampliamento e la diffusione dell’area dei servizi offerti: le farmacie hanno potuto erogare in regime convenzionato nuovi servizi strategici come i tamponi e, soprattutto, le vaccinazioni; finita la fase emergenziale, si stanno ampliando i servizi forniti con prezzi competitivi e tempi di attesa limitati. Sviluppi dell’assistenza territoriale che dovranno trovare un raccordo con le reti assistenziali previste dal PNRR”, conclude la Corte dei conti.

02 Dicembre 2022

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