Camerae Sanitatis. Intervista a Barbara Guidolin (M5S): “Il Governo favorisce il privato ma dimentica i lavoratori. Contratti fermi e più tutele per gli Oss”

Camerae Sanitatis. Intervista a Barbara Guidolin (M5S): “Il Governo favorisce il privato ma dimentica i lavoratori. Contratti fermi e più tutele per gli Oss”

Camerae Sanitatis. Intervista a Barbara Guidolin (M5S): “Il Governo favorisce il privato ma dimentica i lavoratori. Contratti fermi e più tutele per gli Oss”

Otto anni senza rinnovo contrattuale nella sanità privata e quattordici nelle Rsa sono, per la senatrice del M5S, il simbolo di una politica che ha dimenticato il personale sanitario. Ma la pentastellata punta anche i riflettori sul rilancio del Ssn, il futuro delle Case di comunità e la battaglia per valorizzare gli Oss.

Contratti bloccati nella sanità privata, Case di comunità realizzate ma ancora senza personale e una reale organizzazione, risorse insufficienti per il Servizio sanitario nazionale e necessità di valorizzare tutte le professioni sanitarie, a partire dagli Operatori sociosanitari.

È una lettura critica dello stato della sanità italiana quella offerta dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Guidolin nel nuovo confronto di Camerae Sanitatis, nella quale indica anche le priorità che, a suo giudizio, dovrebbero orientare gli ultimi mesi della legislatura e la prossima legge di bilancio: più risorse per il Ssn, riconoscimento del lavoro usurante a tutte le professioni sanitarie e rafforzamento del percorso di valorizzazione degli Operatori sociosanitari.

Tra i primi temi affrontati c’è quello dei lavoratori della sanità privata e del comparto sociosanitario, ancora in attesa del rinnovo dei contratti nazionali. “Questi lavoratori aspettano da otto anni il rinnovo del contratto nella sanità privata e addirittura da quattordici anni nelle Rsa – ha sottolineato – nel decreto Lavoro era previsto un adeguamento salariale collegato all’inflazione, che rappresentava almeno un segnale positivo. Con un emendamento approvato alla Camera, però, questa misura è stata eliminata proprio per il comparto sociosanitario e della sanità privata. È un passo indietro che va contro tutte le promesse fatte ai professionisti della sanità”.

Secondo la senatrice, una possibile soluzione sarebbe quella di vincolare gli incentivi e le risorse pubbliche destinate alla sanità privata accreditata al rispetto dei contratti di lavoro. “Lo Stato finanzia il sistema attraverso accreditamenti e convenzioni. Per questo si potrebbero vincolare questi incentivi al rinnovo e alla corretta applicazione dei contratti. E se i contratti non venissero rinnovati, dovrebbero decadere anche gli incentivi”, propone.

Ampio spazio viene poi dedicato al Pnrr e alle Case di comunità. Per Guidolin, la sfida non riguarda tanto la realizzazione degli edifici quanto la loro effettiva capacità di funzionare come punto di riferimento per l’assistenza territoriale. “Le strutture sono state realizzate grazie al Pnrr, ma manca ancora il modello organizzativo che dovrà farle funzionare: bisogna capire chi vi lavorerà, come saranno integrati i servizi e quale governance coordinerà il sistema” osserva e aggiunge “le riforme approvate, come quella sulla non autosufficienza e quella sulla disabilità, prevedono una presa in carico unitaria delle persone fragili, ma oggi questa organizzazione non si vede ancora nelle Case di comunità”.

Per la parlamentare manca inoltre un coordinamento nazionale capace di garantire uniformità nell’organizzazione dei servizi. “Il rischio è di ritrovarci con venti modelli diversi di Case di comunità. Non basta discutere della presenza dei medici di medicina generale: devono confluire all’interno delle strutture tutti i servizi sanitari e sociali previsti dalle riforme. Altrimenti le Case di comunità rischiano di non raggiungere gli obiettivi per cui sono nate”, aggiunge.

Sul quadro generale del Servizio sanitario nazionale il giudizio della senatrice è netto. “I dati ci dicono che i posti letto sono diminuiti e che la spesa sanitaria continua a rappresentare circa il 6,4% del Pil. Se la rapportiamo all’inflazione e alla ricchezza prodotta dal Paese, le risorse non stanno realmente aumentando. Il nostro obiettivo è portare il Fondo sanitario nazionale almeno alla media europea, intorno al 7% del Pil”, sottolinea.

Guidolin ribadisce di non essere contraria alla sanità privata accreditata, che considera complementare al Servizio sanitario nazionale, ma invita a riequilibrare il sistema: “La sanità privata accreditata riceve risorse pubbliche e svolge un ruolo importante, ma non possiamo continuare ad avvantaggiare il privato a discapito dei lavoratori e della qualità dei servizi pubblici”.

Uno dei temi sui quali Guidolin rivendica il maggiore impegno parlamentare c’è quello degli operatori sociosanitari. Dalla valorizzazione della professione al riconoscimento del lavoro usurante, fino ai percorsi di crescita professionale, la senatrice ricorda le numerose iniziative portate avanti nel corso delle ultime legislature per dare maggiore riconoscimento a una categoria spesso rimasta ai margini del dibattito politico. “Una delle cose che considero più importanti – ha evidenziato – è aver portato finalmente gli operatori sociosanitari al centro del dibattito politico. Oggi se ne parla molto di più rispetto al passato”.

Tra le battaglie che intende portare avanti c’è il riconoscimento del lavoro usurante per tutte le professioni sanitarie. “Abbiamo depositato una proposta di legge per abbassare la soglia delle ore di lavoro notturno richiesta per accedere ai benefici previsti per i lavori usuranti – ha detto – oggi è una soglia praticamente irraggiungibile. Riconoscere la gravosità del lavoro di medici, infermieri e operatori sociosanitari significa anche rendere queste professioni più attrattive”.

Infine, Guidolin guarda all’evoluzione della professione di Oss e alla nascita della figura dell’assistente infermiere, che giudica un’opportunità di crescita professionale, rilanciando però la necessità di costruire un percorso formativo nazionale.

“Gli istituti professionali dovrebbero diventare il primo accesso alle professioni sociosanitarie. Un giovane potrebbe conseguire già al termine degli studi la qualifica di Oss e, successivamente, proseguire con la laurea in Infermieristica. Sarebbe un modo per offrire prospettive di carriera e contribuire anche a contrastare la carenza di personale”, conclude.

E.M.

13 Luglio 2026

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