Covid. Conte: “In Italia scenario di  a livello 3, in peggioramento in alcune Regioni. Le nostre misure in linea con il documento condiviso con le Regioni e gli scienziati”

Covid. Conte: “In Italia scenario di  a livello 3, in peggioramento in alcune Regioni. Le nostre misure in linea con il documento condiviso con le Regioni e gli scienziati”

Covid. Conte: “In Italia scenario di  a livello 3, in peggioramento in alcune Regioni. Le nostre misure in linea con il documento condiviso con le Regioni e gli scienziati”
Il premier ha risposto al question time alla Camera e ha fatto riferimento al documento sulla gestione della pandemia in relazione all'evoluzione del quadro epidemiologico messo a punto alcune settimane fa e che prevede specifiche misure di contenimento e prevenzione proporzionate al livello di rischio. Ricordiamo che il livello 3 è quello che precede il livello massimo di pericolo (il 4) che prevede lockdown totali e generalizzati.

Le strette decise dal Governo nell'ultimo Dpcm sono state condivise con il Cts, e si sono basate sul documento elaborato insieme all'Istituto superiore di sanità e alla Conferenza delle Regioni.
 
A chiarirlo per la prima volta è stato oggi pomeriggio il premier Giuseppe Conte intervenendo in Aula alla Camera per rispondere a diversi question time.
 
Il documento a cui Conte fa riferimento è quello anticipato nelle scorse settimane da Quotidiano Sanità. Un testo frutto della collaborazione di Regioni, Protezione civile, Aifa, Inail, Spallanzani, Università Cattolica, Areu 118 Lombardia e Ist. Bruno Kessler.
 
"In vista di una possibile ripresa autunnale della circolazione del virus, l'Istituto superiore di sanità, con il Ministero della Salute, la Conferenza delle Regioni e altri organismi di ricerca nazionale ha reso pubblico il documento 'Prevenzione e risposta al Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale'. In questo documento sono rappresentate in relazione all'evoluzione degli scenari epidemiologici, le specifiche diverse modulazioni delle possibili misure da adottare. Allo stato l'epidemia è in rapido peggioramento e risulta compatibile a livello nazionale con lo scenario di tipo 3 descritto nello studio, con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni", ha spiegato il premier.
 
E cosa comporta lo scenario di tipo 3? "In particolare per lo scenario di tipo 3 – ha illustrato Conte – lo studio menzionato prevede, tra le altre misure, la possibilità di interruzione di alcuni attività sociali e culturali maggiormente a rischio quali ad esempio discoteche e bar, anche su base oraria. L'incentivazione del lavoro agile al fine di ridurre l'affollamento dei trasporti pubblici e delle sedi lavorative. Per quanto riguarda la scuola la possibilità di attivare lezioni scaglionate a rotazione, possibilità di didattica a distanza, chiusure temponranee in funzione del numero dei casi sospetti nella singola comunità scolastica".
 
"A tali misure, proprie dello scenario di tipo 3, si è attenuto il Governo nell'adozione del recente Dpcm. Non solo, preciso che una volta elaborato il contenuto delle misure da inserire nell'ultimo Dpcm, nel primo pomeriggio dello scorso sabato 24 ottobre, il Governo nella persona del Ministro della Salute ha inviato la bozza al Comitato tecnico scientifico sollecitando un parere degli esperti anche sul merito delle specifiche misure. Con verbale numero 121, reso qualche ora più tardi dello stesso giorno, il Cts ha risposto di condividere i provvedimenti previsti nel testo formulando alcune limitate osservazioni che il Governo ha sostanzialmente recepito", ha concluso Conte.
 
Possiamo aggiungere che in realtà, nello scenario 3, si prevedeva anche la possibilità di istituire zone rosse con lockdown temopranei (< 2-3 settimane). Inoltre, come reso noto nel monitoraggio di Ministero ed Iss della scorsa settimana, sappiamo che già 8 Regioni (Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto) e una PA (quella di Bozano) sono già in uno scenario di tipo 4 che prevederebbe, tra le altre cose, un lockdown generalizzato. Dati che sembrano stridere con la presa di posizione delle Regioni contro le misure introdotte dal Dpcm.
 
Le polemiche principali portate avanti dalle Regioni riguardano il rispetto, da parte delle attività 'danneggiate' dalle nuove misure, dei protocolli di sicurezza per la ripresa delle attività sottoscritti lo scorso giugno. C'è però da sottolineare come quelle stesse linee guida, in premessa, facessero riferimento al contesto epidemiologico di giugno. In quei protocolli si sottolineava infatti che "in base all'evoluzione dello scenario epidemiologico le misure indicate potranno essere rimodulate, anche in senso più restrittivo". Anche questo era quindi già previsto nel documento elaborato dalla stessa Conferenza delle Regioni e sottoscritto dal Governo.
 
Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

28 Ottobre 2020

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