Def 2013. Mandelli (PDL): “Ora è tutto più difficile. Ma la sanità così com’è non regge più”

Def 2013. Mandelli (PDL): “Ora è tutto più difficile. Ma la sanità così com’è non regge più”

Def 2013. Mandelli (PDL): “Ora è tutto più difficile. Ma la sanità così com’è non regge più”
"Il sistema universalistico costruito con la riforma di tanti anni fa non possiamo, purtroppo, più permettercelo. Ma c'è anche il nodo delle Regioni e soprattutto quello degli sprechi che minano la sostenibilità del sistema". Intervista al senatore del Pdl, che è anche presidente della Fofi, componente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama. 

La crisi di Governo è aperta. E al momento non è ancora possibile capire come andrà a finire. Ma abbiamo pensato comune utile proseguire la nostra raccolta di opinioni tra i parlamentari dei diversi schieramenti in merito alla nota di aggiornamento del Def approvata dal Consiglio dei ministri il 20 settembre scorso.
 
in questa intervista le opinioni e i commenti del senatore Andrea Mandelli (PDL), membro della Commissione Bilancio e presidente della Fofi.
 
Senatore Mandelli, mentre da una parte si presentano stime previsionali della spesa sanitaria che mostrano stabilità, nel Def si afferma che il modello del Ssn va rivisto per dare le “prestazioni a chi ne ha veramente bisogno” e per “selezionare l’offerta”. Questo da più parti è visto come motivo di preoccupazione. Lei che ne pensa?
Preliminarmente va osservato che i conti dello Stato hanno una difficoltà che tutti possiamo riscontrare. Ogni giorno vediamo come il Pese è di fronte ad una grandissima crisi che sta coinvolgendo le imprese determinando anche una diminuzione del gettito. Da qui non possiamo discostarci per un’analisi che abbia un senso.
Per quanto riguarda la sanità la riflessione è già stata lanciata dal Governo Monti. Un sistema che è sicuramente tra i migliori del mondo, che assiste dalla culla alla tomba, davanti ad una crisi economica deve comportarsi come un buon padre di famiglia che ha la necessità di far quadrare i conti e mancando la disponibilità di soldi, si deve cominciare a tagliare qualcosa.
Quando si parla di sanità i tagli fanno sicuramente paura perché incidono sulle categorie deboli, sui più bisognosi, su quell’ammortizzatore sociale eccezionale che è il Ssn.
Fatte queste considerazioni generali di fronte ad un pericolo-allarme, il buon senso sarebbe quello di mettersi tutti intorno ad un tavolo a considerare, mi passi l’esempio, che prima di ridurre il calibro del tubo che porta l’acqua sarebbe meglio capire se i tanti buchi che sono nel tubo non valga la pena di chiuderli. Quindi prima di tutto è necessaria un’analisi degli sprechi e delle storture che purtroppo riscontriamo avendo la volontà di affrontare tutte quelle cose che non vanno.
 
Lei ha usato l’immagine del tubo che perde acqua per dire come nella sanità, accanto alle efficienze, ci sono anche inefficienze su cui intervenire. Restando alla sua metafora il Def sembra individuare questi buchi nei Lea, nella messa in discussione dell’universalismo, nel ridisegno del ruolo delle regioni e via dicendo. Mentre i buchi sono altri o anche altri. Perché si interviene su questi punti, perché è più facile?
Il tema delle Regioni indubbiamente c’è. Quante sono quelle commissariate? E questo è un segno che qualcosa che non va c’è. Di fronte alle previsioni del Def urge prendere delle decisioni coraggiose per salvare il Paese perché è importante essere consci della situazione. I cittadini da un governo cercano anche delle decisioni che possano permettergli di guardare al futuro con una maggiore serenità. Questa è la grande sfida del momento politico. Il Def lancia degli spunti sicuramente veri. Perché questa macchina costruita tanti anni fa, un sistema universalistico che ti tutela in maniera fantastica, purtroppo, in questo momento, non riusciamo più a permettercela. La macchina dello Stato fa fatica e da qualche parte bisogna cominciare a risparmiare. Vediamo se una sanità diversa ci fa risparmiare dei soldi garantendo prestazioni di qualità. Perché, ripeto, il Ssn in questo momento di crisi è un grande ammortizzatore sociale.
 
Si conferma però il dato della messa in discussione dell’universalismo al punto che nella nota al Def si parla di “un nuovo modello” per il Ssn.
Vede, sono tutti temi adatti per animare un dibattito, però la politica dell’annuncio non funziona in un momento in cui le persone hanno bisogno in un momento drammatico, da parte chi guida un Paese, di risposte certe. Tutti dobbiamo avere in testa quanto è importante in questa fase la certezza di una buona salute per tutti. Al tempo stesso però il sano realismo ci deve far trovare una risposta immediata e in questo momento si potrebbe fare un ragionamento sul Titolo V, e sulla sanità alle Regioni chiedendoci se queste riescono a garantire, come dice la Costituzione, una sanità uguale per tutti. I temi sono veramente tanti ma le persone necessitano di risposte e si sono stufati delle chiacchiere.
 
Lei dice “i temi sono tanti”, ma questo esecutivo ha la forza politica per affrontare queste situazioni?
Se ci astraiamo dal momento che stiamo vivendo io sono assolutamente convinto che l’intuizione del Popolo della Libertà e del suo presidente, Berlusconi, era quella giusta: un governo di larghe intese che potesse affrontare con le adeguate maggioranze e senza l’animosità della tifoseria i problemi del Paese. L’intuizione del mio partito forse necessitava di una considerazione immediata alla fine della tornata elettorale. Invece di inseguire maggioranze improbabili sarebbe stato necessario che i due grandi partiti, Pd e Pdl, si fossero chiusi dentro una stanza per sancire un patto delle cose più importanti da fare nel Paese. Trasformando quindi l’incertezza del risultato elettorale in una grande forza in grado di consentirci di affrontare quei problemi strutturali che il Paese ha. Non è stato fatto e abbiamo perso l’occasione di trasformare una necessità in una virtù.
 
Questo a suo tempo non è stato fatto. E ora?
Adesso torniamo alla realtà. Chi le dà una risposta ha un destino segnato: quello di essere o un genio o un cretino. Io sentendomi una persona normale le dico che la questione è così intricata che è difficile, se sei responsabile, dare una risposta. Non so cosa succederà e mi astengo da ogni giudizio perché di gente che parla mi pare ce ne sia già troppa e la mia voce sarebbe stonata. La situazione è però molto complessa e sono profondamente preoccupato anche alla luce della mia appartenenza nella Commissione Bilancio del Senato che è quella più importante per capire quanta febbre ha il Paese. 
 
Stefano Simoni

29 Settembre 2013

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