“Parlare di come le arti possano entrare nei protocolli di cura è importante per realizzare quell’idea di medicina integrata intesa come cura della persona, della sua psiche e del suo benessere a 360 gradi. Ho sempre lavorato nel campo oncologico, conosco bene la fragilità alla quale alcuni malati sono esposti e credo che questa pandemia ci abbia insegnato con chiarezza che nessuno si salva da solo e che quando parliamo di coesione sociale intendiamo proprio rafforzare quella rete che deve sostenere la nostra società. In una rete se le maglie si allargano cadono per primi i più piccoli, i più fragili. È capitato ai malati oncologici, e a tutti quei malati che in questa pandemia non hanno potuto curarsi. Uno Stato è dignitoso se tutela innanzitutto i più fragili, i più deboli. Per realizzare questo nuovo paradigma di cura, questa nuova idea di salute, oggi abbiamo lo strumento fondamentale del Piano nazionale di ripresa e Resilienza, costruito su alcuni pilastri fondamentali tra cui c’è proprio il rafforzamento della coesione sociale. Dobbiamo mettere al centro la persona, finanziando l’istruzione, la scuola, puntando all’educazione emozionale, rafforzando la sanità basata sull’assistenza territoriale. Dobbiamo portare la cura fuori dell’ospedale, a casa delle persone. Una cura integrata che contempli questi nuovi strumenti e’ già prevista nei percorsi terapeutici di molti Paesi europei che hanno inserito i supporti culturali e artistici nei percorsi di cura e in molti ambiti, tra cui l’oncologia pediatrica. Parlarne, oggi, qui, dimostra una grande sensibilità a temi a cui la politica fino ad oggi è stata troppo poco attenta”. Così la capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato Mariolina Castellone durante il convegno “Le Arti Visive, il Teatro e la danza nei percorsi di cura”, organizzato dalla senatrice Michela Montevecchi che si è svolto in Sala Zuccari, a Palazzo Giustiniani.
“Dopo il primo convegno dedicato alla Medicina Narrativa nell'aprile del 2019, e il secondo incontro nel novembre 2021 incentrato sulla Musicoterapia – ha spiegato Montevecchi- quest’ultimo appuntamento dedicato al teatro si basa su una concezione psicosomatica della salute, ossia sull'idea che la malattia o la situazione di disagio psicologico vissuto da una persona possa essere comunicato attraverso il linguaggio dell'arte, in modo da trasfigurarlo creativamente in qualcosa di visibile, più facilmente accettabile e interiorizzabile costruttivamente. Un concetto esposto e spiegato da Walter Orioli”.
In questo senso, “ho molto apprezzato l'iniziativa di ‘Sciroppo di teatro’, un progetto nato da un’idea di Silvano Antonelli, che ha preso corpo in Emilia-Romagna grazie ad ATER Fondazione. Bambine e bambini potranno andare a teatro con la ricetta del pediatra, che lo consiglia come terapia benefica. Un'idea che riconosce e trasmette così, fin da subito, quel messaggio fondamentale al quale tutti noi qui presenti oggi stiamo lavorando. Ovvero quanto la cultura si elemento fondante della salute della persona e della società. Sono questi i progetti da alimentare, di cui parlare, su cui confrontarsi, da diffondere. Perché l’arte può fare davvero la differenza, per ognuno di noi”.