Milleproroghe. Medici in corsia fino a 72 anni. Stop ai docenti universitari. La scelta del Governo

Milleproroghe. Medici in corsia fino a 72 anni. Stop ai docenti universitari. La scelta del Governo

Milleproroghe. Medici in corsia fino a 72 anni. Stop ai docenti universitari. La scelta del Governo

Questo quanto prevede un emendamento del Governo. La proroga richiesta per salvare l’operatività di reparti in crisi nelle zone più periferiche. La bocciatura dell’Anaao Assomed.

Il governo ha deciso: i medici del Servizio sanitario nazionale potranno rimanere in servizio, su base volontaria, fino al compimento del 72° anno di età, almeno per tutto il 2026. La misura sarà inserita nel decreto Milleproroghe attraverso un emendamento governativo e rappresenta una risposta, seppur temporanea, alla cronica carenza di personale medico, particolarmente acuta nelle aree periferiche del Paese. Il provvedimento, tuttavia, contiene un’esclusione rilevante: i docenti universitari che svolgono attività assistenziali resteranno fuori dalla proroga, che per loro è scaduta il 31 dicembre 2025.

L’esclusione deriva da un preciso indirizzo del Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur), come confermato dalla relazione tecnica allegata all’emendamento. In Commissione Bilancio alla Camera erano stati invece presentati emendamenti di Fratelli d’Italia (5.13 e 5.19), Lega (5.16) e Partito Democratico (5.14 e 5.15), tutti orientati a consentire la permanenza in servizio fino a tutto il 2026 per l’intera platea dei medici, senza distinzioni.

L’emendamento governativo prevede inoltre la possibilità, per i medici già in quiescenza, di stipulare contratti di collaborazione o incarichi di lavoro autonomo di durata non superiore a sei mesi.

La misura, pensata per garantire la continuità operativa di numerosi reparti ospedalieri, è stata fortemente sostenuta dal sindacato Cimo-Fesmed, ma ha incontrato fin dall’inizio la netta opposizione dell’Anaao Assomed, che rappresenta la dirigenza medico-ospedaliera e che ha espresso preoccupazioni per le ricadute sul piano contrattuale e sull’organizzazione del lavoro.

A spingere per un intervento rapido del governo sono state soprattutto emergenze territoriali concrete. In prima linea esponenti di Forza Italia come il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e il vice capogruppo alla Camera, Francesco Cannizzaro. Per mesi, una mobilitazione popolare ha protestato contro il rischio di chiusura dell’ospedale di Polistena, in provincia di Reggio Calabria: il mancato rinnovo della norma avrebbe potuto comportare, a fine anno, la chiusura del reparto di anestesia e rianimazione, privando un intero territorio di un servizio essenziale. Una situazione analoga si è registrata anche all’ospedale di Locri.

La proroga – che i due esponenti di Forza Italia avevano già anticipato ai comitati civici di protesta all’inizio di gennaio – rappresenta dunque, per questi territori, una misura di sopravvivenza, sebbene a carattere temporaneo. A preannunciare formalmente il provvedimento era stato nei giorni scorsi lo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.

Giovanni Rodriquez

24 Gennaio 2026

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