Recovery Plan. Se sulla Mission Salute Governo e Parlamento non parlano la stessa lingua

Recovery Plan. Se sulla Mission Salute Governo e Parlamento non parlano la stessa lingua

Recovery Plan. Se sulla Mission Salute Governo e Parlamento non parlano la stessa lingua
A leggere la versione definitiva del Piano pronto per il viaggio a Bruxelles e le richieste di modifica fatte da Camera e Senato quasi un mese fa non può che saltare all’occhio che si contano sulle dita di una mano quelle che sono state recepite. E ora occorrerà attendere i progetti specifici per vederci chiaro

Due universi paralleli che non si incontrano mai. È questa l’impressione che si ha a leggere la versione definitiva del PNRR italiano e le risoluzioni approvate da Camera e Senato circa un mese fa nelle quali venivano espresse le modifiche da apportare al Piano per quanto riguarda la sanità.
 
Nella sostanza sono veramente ben poche le modifiche recepite anche se a onor del vero va riconosciuto, come era del resto ben evidente, che nel Piano del Governo non si potessero recepire tutte le richieste, di cui alcune molto dettagliate, emerse dal dibattito parlamentare e riassunte nelle risoluzioni approvate.
 
Ma il punto è proprio questo: due istituzioni che sembrano non parlare la stessa lingua. Il Recovery è un documento d’indirizzo che individua aree e progettualità con relativi finianziamenti dedicati sul quale il Parlamento ha formulato una lunga serie di proposte, integrative o di modifica, che non era difficile immaginare che non si sarebbe mai potuto accogliere a prescindere dal condividerle o meno, data la natura tecnico-giuridica del Piano.
 
Tant'è che il lavoro del Parlamento, pur encomiabile per il dettaglio e l'approfondimento, alla fine appariva sin dall'inizio più un elenco dei tanti e diversi "desiderata", a mo' di bandierina, che una realistica analisi di dettaglio con relative specifiche rischieste di modifica. Del resto va considerato che questo Piano rappresenta senza dubbio un'occasione storica per l'Italia per voltar pagina rispetto ad annosi quanto cronici problemi, non solo economici e finanziari ma anche strutturali e di assetto normativo e istituzionale e quindi non deve stupirci che il Parlamento abbia voluto comunque lasciare il suo segno sull'iniziativa.
 
Ma alla fine, forse, se quel segno fosse stato tracciato con più attenzione specifica ai singoli progetti, piuttosto che per delineare scenari di sviluppo futuri di respiro così ampio, probabilmente la connessione tra Parlamento e Governo sarebbe stata più facile da gestire anche in chiave di riscontro oggettivo sul cosa sarebbe stato o meno recepito da quest'ultimo.
 
D'altra parte il Governo ha certamente tirato diritto per la sua strada e ha fatto emergere, aspetto ormai consueto negli ultimi anni, una considerazione quanto meno "relativa" delle opinioni e dei documenti parlamentari in termini.
 
E così nella sostanza per verificare se l’indirizzo parlamentare sarà seguito nell’attuazione del Recovery occorrerà aspettare di conoscere più nel dettaglio i progetti che il Piano elenca oggi solo a grandi linee.
 
In ogni caso il fatto che, al di là delle dichiarazioni roboanti e di questi documenti corposi, il confronto tra Parlamento e Governo sul Recovery sia stato poco incisivo (per usare un eufemismo), lo dimostra anche quanto accaduto ieri quando il grosso del dibattito e del tempo da dedicare all'esame finale del Piano in Aula è stato di fatto risucchiato dalla questione del coprifuoco, sicuramente importante, ma non certo paragonabile all'esame attento e di merito che avrebbe meritato il Pnrr che, se approvato dalla UE, porterà in Italia 235 miliardi di euro.
 
Ma ecco alcuni esempi dell'incomunacabilità tra Governo e Parlamento:
 
Case della Comunità. Dal Parlamento è arrivata forte la richiesta di standard minimi, di criteri non rigidi basati solo sul rapporto strutture/abitanti e nello specificare i servizi erogati dalle Case. Di tutto non c’è quasi traccia nella stesura del Piano che rimanda ad una generica programmazione che sarà conclusa entro marzo 2022. Vedremo
 
Assistenza domiciliare. Nel Recovery si punta a potenziare fino al 10% la percentuale di over 65 e si prevede di costruire un modello che sfrutti la telemedicina, l’attivazione di Centrali operative in ogni distretto. Insomma un disegno generale. Al contrario dal Parlamento sono arrivate richieste molto specifiche che puntano a definire una riforma che assuma il paradigma proprio della non autosufficienza, quello del «care multidimensionale». Tutto questo nel Recovery non c’è ma il tutto viene rimandato all’attuazione degli specifici progetti.
 
Nulla poi viene citato nel Recovery rispetto alla richiesta di ripensare il ruolo di medici di famiglia e pediatri. Così come non vi è traccia sul dare piena applicazione alla Legge 38 o a istituire la scuola di specializzazione in medicina generale.
 
Assente anche nel Recovery la predisposizione di un aggiornamento del nomenclatore tariffario e all’istituzione del budget di salute e al potenziamento dei servizi per la salute mentale. Così come non vi è traccia della richiesta di riforma del servizio di emergenza territoriale.
 
Ospedali di comunità. Anche in questo caso il Governo punta a realizzare 381 strutture (da 20 a max 40 pl) a gestione prevalentemente infermieristica ma nulla dice rispetto a quanto richiesto dal Parlamento se esse saranno strutture nuove o verranno riammodernati i piccoli ospedali, in molti casi chiusi negli ultimi anni. Anche qui tutto sarà in ogni caso rimandato
 
Riforma degli Irccs. Nel Recovery si punta sostanzialmente ad una loro integrazione ma nulla viene menzionato rispetto alla richiesta parlamentare di un riequilibro territoriale dato che ad oggi gli Istituti sono prevalentemente situati al centro-nord.
 
Verso un ospedale sicuro e sostenibile. Il Recovery punta a realizzare interventi di adeguamento a norme antisismiche. Ma il Parlamento chiede anche una revisione del Dm 70/2015.
 
Per quanto riguarda la digitalizzazione il Recovery punta molto sul potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico e sull’ammodernamento del parco tecnologico degli ospedali da realizzare attraverso l’acquisto di nuove apparecchiature e la digitalizzazione degli ospedali. Anche in questo caso il Piano non entra nel dettaglio e per questo le richieste del Parlamento non sono visibili. Richieste che puntano sostanzialmente ad un abbandono della carta in modo da digitalizzare ogni processo di cura.
 
Ricerca biomedica. Il Recovery punta a rafforzare i centri di ricerca e stanzia delle risorse per supportare le ricerche che possono avere uno sbocco industriale nonché su malattie rare e tumori. Paiono essere rimasti lettera morta le richieste del Parlamento di creare un hub nazionale di eccellenza sulla Digital Health
 
Personale. Sul tema il Recovery finanzia nuove borse per la medicina generale e per le specializzazioni mediche nonché alla formazione del personale sulle infezioni ospedaliere e sulla capacità di fronteggiare emergenze future. Molte le richieste del Parlamento di potenziare gli organici anche se è chiaro che il Recovery non è il fondo dal quale poter finanziare le assunzioni a tempo determinato.
 
Farmacia dei servizi rurali. In questo caso il Recovery ne fa menzione e quindi sembra che le richieste siano state accolte
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

28 Aprile 2021

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