Riabilitazione: territorio va potenziato e organizzato. Ecco il piano Stato-Regioni

Riabilitazione: territorio va potenziato e organizzato. Ecco il piano Stato-Regioni

Riabilitazione: territorio va potenziato e organizzato. Ecco il piano Stato-Regioni
Volumi di attività e servizi sbilanciati tra le diverse Regioni e aree diverse della stessa Regione. Continuità assistenziale difficilmente raggiunta. Inappropriatezza organizzativa che rendono insufficienti risorse in realtà adeguate. Queste le criticità della riabilitazione in Italia. Per superarle la Conferenza Stato-Regioni ha siglato un accordo che punta soprattutto a potenziare e riorganizzare il territorio, “luogo privilegiato per l’intervento”.

Assicurare la continuità delle cure. Garantire piani riabilitativi personalizzati da realizzare soprattutto sul territorio e a domicilio del paziente. Istituire un dipartimento di riabilitazione in ogni Asl per governare il percorso terapeutico, di cui sarà responsabile il medico specialista in riabilitazione che coordinerà poi l’insieme del team riabilitativo. È quanto si prefigge l’accordo sul Piano di indirizzi per la riabilitazione siglato ieri in Stato-Regioni.
In Italia disabili, ricorda il documento, sono circa 2,8 milioni. Trend in crescita, con l’avanzare dell’età media della popolazione. Tuttavia “l’evoluzione epidemiologica non ha trovato un’adeguata risposta in termini quantitativi né qualitativi”, né in strutture ospedaliere né in quelle territoriali e ambulatoriali.
Per invertire la tendenza, la parola d’ordine per invertire la tendenza è “centralità del paziente”. L’elaborazione, quindi, di programmi riabilitativi personalizzati e la realizzazione della continuità assistenziale. Ambiti che non richiederanno nuovi finanziamenti ad hoc, perché secondo quanto si legge nel documento, quello che fino a oggi è mancato non sono le risorse destinate alla disabilità ma un’organizzazione e un governo del sistema riabilitativo ospedaliero e territoriale in grado di garantire l’appropriatezza del luogo di cura, la continuità assistenziale, le pratiche cliniche basate sull’evidenza scientifica e, conseguentemente, la corretta allocazione delle risorse.
Gli strumenti per raggiungere tutti questi obiettivi saranno:

  • l’individuazione delle persone che hanno reale bisogno di un percorso riabilitativo dando priorità alla presa in carico dei pazienti con disabilità ed evitando l’erogazione di mere prestazioni di rieducazione funzionale di organo monospecilistiche;
  • interdisciplinarità che tenga conto della complessità clinica del paziente affinché l’intervento riabilitativo garantisca il livello massimo di recupero compatibile con le condizioni del paziente e gli altri interventi di cura;
  • governo clinico per un uso corretto delle risorse. A questo scopo dovranno essere elaborati percorsi riabilitativi unici, da svolgere sulla base di un programma elaborato, con interventi basati sull’evidenza scientifica.

Responsabile del processo riabilitativo sarà il medico specialista in riabilitazione, dunque il fisiatra, che coordinerà il team di professionisti e garantirà il flusso costante di informazioni al paziente, alla famiglia, ai caregivers e al medico di famiglia.
A questo punto, si legge sul documento, “appare indispensabile” l’esistenza, in ogni Asl, di un “Dipartimento di riabilitazione” che coordini gli interventi tenuto conto “della complessità dei percorsi assistenziali riabilitativi e della loro necessaria e coerente articolazione nell’ambito di diversificate tipologie di setting ospedaliero, extraospedaliero, territoriale, sanitario e sociale”.
A questo scopo, al Dipartimento dovranno essere forniti tutti gli strumenti necessari per raggiungere obiettivi di qualità clinica e organizzativa, nonché strumenti per gestire la sicurezza, la qualità, la politica di formazione del personale e l’audit.
Contestualmente a tutto questo, entra a far parte del Piano anche l’AFA, cioè l’Attività Fisica Adattata, che non è un’attività riabilitativa, ma esercizi di mantenimento e prevenzione finalizzati “all’acquisizione di stili di vita utili a mantenere la migliore autonomia e qualità di vita possibile”.
A chiudere il documento, un richiamo alla ricerca evidence based e interdisciplinare, contro anni e anni di approccio empirico che hanno ritardato l’identificazione di percorsi e strumenti scientificamente validi e validati nel campo della riabilitazione.
 

11 Febbraio 2011

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