Riforma Pubblico Impiego, i precari della ricerca si sentono abbandonati: “Va modificato”

Riforma Pubblico Impiego, i precari della ricerca si sentono abbandonati: “Va modificato”

Riforma Pubblico Impiego, i precari della ricerca si sentono abbandonati: “Va modificato”
Il testo Unico del Pubblico Impiego va rivisto: alcune parti sono da modificare, altre da eliminare completamente. Lo chiedono i precari della ricerca iscritti all’Anaao Assomed che hanno inviato al Parlamento un documento con tutte le loro proposte. IL DOCUMENTO.
 

Modificare il Testo Unico del Pubblico Impiego in almeno quattro punti prioritari. È la richiesta dei precari della ricerca iscritti all’Anaao Assomed fatta al Parlamento, attraverso un documento inviato alle commissioni incaricate di esaminare il testo.

Innanzitutto, chiedono di modificare l’art. 20 al comma 1: “vogliamo questa modifica – hanno spiegato i precari della ricerca Anaao Assomed – per evitare di essere discriminati come personale che lavora nella pubblica amministrazione con contratti precarizzanti, e spesso illegittimi, da molti anni e che ha svolto funzioni dirigenziali senza avere le tutele ed i diritti dei colleghi dipendenti dell’amministrazione. Non appare concepibile un processo di stabilizzazione del personale precario che escluda la dirigenza sanitaria”. 
 
Per i commi 8 e 9 dell’articolo 22, invece, si punta all’eliminazione: “la loro introduzione – hanno aggiutno – rappresenta un ennesimo tentativo di rimandare a una data futura, e di volta in volta posticipata, l’applicazione di un diritto negato da decine di anni per migliaia di lavoratori con contratti illegittimi ai sensi del d.lgs 165 del 2001. Incomprensibile appare la scelta di stravolgere, attraverso l’art. 5 comma 1, il senso del c.d. Jobs Act in uno dei suoi articoli più rappresentativi, anche alla luce del fatto che il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione nel frattempo non ha cambiato guida. Infatti, l’articolo 2 del DL 81 del 2015 rispecchia perfettamente lo spirito sia dell’art. 97 della Costituzione, sia della Direttiva Europea 70 del 1999, purtroppo ancora oggi ampiamente disattesa. Il ministro Madia ha parlato di “illegalità di Stato” riferendosi ai contratti precari della PA, per cui, se alle parole devono seguire i fatti, il decreto legislativo deve andare nella direzione di sanare questo stato di “illegalità”: i limiti ed il campo di utilizzo del comma 1, art. 2 del DLgs del 15 giugno 2015, n. 81 per la pubblica amministrazione sono già chiaramente specificati all’interno dello stesso articolo, modificati dall’ultimo decreto milleproroghe”.
 
Infine, chiedono l’introduzione, al posto dell’art.9 comma 1 lettera e), di una norma specifica che funga da reale deterrente contro il reiterato impiego di forme di lavoro flessibile “per svolgere – hanno concluso I precari della ricerca Anaao Assomed – funzioni ordinarie e sani la discriminazione dei lavoratori del pubblico impiego rispetto a quelli del settore privato, con i primi che non godono di una tutela effettiva, efficace ed equivalente in caso di impiego lavorativo illegittimo e precarizzante”.

05 Aprile 2017

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