Schillaci: “I soldi del Pnrr non vanno usati solo per fare le Case della Comunità”. E poi denuncia: “Facciamo troppi esami inutili e i cittadini prendono troppe medicine”

Schillaci: “I soldi del Pnrr non vanno usati solo per fare le Case della Comunità”. E poi denuncia: “Facciamo troppi esami inutili e i cittadini prendono troppe medicine”

Schillaci: “I soldi del Pnrr non vanno usati solo per fare le Case della Comunità”. E poi denuncia: “Facciamo troppi esami inutili e i cittadini prendono troppe medicine”
Il Ministro della Salute in un’intervista a Libero torna sulla riforma del territorio e sui medici di famiglia: “Vanno coinvolti maggiormente, integrati nel servizio sanitario, responsabilizzati e gratificati”. E poi sul Covid: “Spero che con la prossima primavera ce lo lasceremo alle spalle. Comunque basta con gli obblighi di vaccinazione”. Infine lancia la lotta all’inappropriatezza: “Dobbiamo insegnare alle persone a curarsi” perché c’è “una realtà fatta di cittadini farmaco-dipendenti che ha costi e non cura”.

“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza stanzia fondi per creare infrastrutture. Non vanno usati solo per fare case di comunità”. Parole del Ministro della Salute, Orazio Schillaci che in un’intervista a Libero torna ad affrontare il tema della sanità territoriale.

E parla anche dei medici di famiglia: “Sono liberi professionisti convenzionati. Non li ho ancora incontrati. Certo vanno coinvolti maggiormente, integrati nel servizio sanitario, responsabilizzati e gratificati”.

E più in generale sul personale: “Tutto il personale sanitario va gratificato, e anche loro. Abbiamo eccellenze scientifiche ma perdiamo medici che abbiamo formato a nostre spese e li perdiamo spesso solo per ragioni economiche. E un’emigrazione che va fermata. I medici sono persone normali, hanno un mercato, noi li trattiamo come se fossero dei missionari”.

Molto spazio al Covid dove il Ministro ribadisce che “si dovrebbe iniziare a parlare di Covid 23 anziché di Covid 19, per far capire a tutti che ormai la malattia è profondamente diversa da quella originaria. La forma attuale è meno aggressiva e la sappiamo curare meglio. Le epidemie durano due-tre anni, è sempre andata così nella storia, con o senza vaccini, come avvenuto cento anni fa per l’influenza spagnola. Spero che con la prossima primavera ce la lasceremo alle spalle. La situazione negli ospedali e nelle terapie intensive è sotto controllo”.

E sui i vaccini: “L’indicazione è nota: quarta dose per i fragili e vivamente consigliato il vaccino per l’influenza, che quest’anno può essere perfino più rischiosa. La speranza è che l’autunno prossimo si possa fare una sola iniezione, che copra sia il Covid sia l’influenza”. Ma in ogni caso Schillaci precisa: “Non rimetteremo l’obbligo vaccinale e saremo sempre attenti a mediare il diritto alla salute con il rispetto delle libertà personali”.

E infatti è sul post Covid che il Ministro intende concentrarsi: “Ci sono tante cose da fare. Una delle più importanti è la prevenzione, fin nelle scuole. I ragazzi sono spugne, imparano subito. In questi anni ci si è giustamente preoccupati molto di far capire ai giovani, fin dai primi anni sui banchi, che non bisogna fare discriminazioni in base agli orientamenti sessuali. Se introducessimo un’ora di educazione alimentare e di corretti stili di vita, che sono argomenti che penso interessino molto i giovani di oggi, assicureremo agli anziani di domani molti anni di vita sana in più. Credo che questa sia una priorità nella scuola, molto più di altre alle quali oggi si dà importanza”.

Il Ministro parla anche delle disuguaglianze: “L’obiettivo finale è che tutti i 21 sistemi sanitari regionali che abbiamo in Italia garantiscano le stesse condizioni di cura. Bisogna riuscire a limitare i viaggi della speranza negli ospedali del Nord a pochi casi, offrendo valide alternative sul territorio”.

E per ridurle Schillaci vuole lavorare “su prevenzione e organizzazione. Oggi facciamo tanti esami inutili, i ricoveri sono lunghi e prendiamo troppe medicine, per un eccesso prescrittivo dovuto anche a una dipendenza da farmaco dei cittadini, spesso ingiustificata. Ripeto, dobbiamo insegnare alle persone a curarsi”.

Nello specifico per il Ministro c’è “una realtà fatta di cittadini farmaco-dipendenti che ha costi e non cura. Ora dobbiamo investire 40 milioni per combattere la resistenza agli antibiotici di malati intossicati per l’uso indiscriminato che ne hanno fatto, al punto che le medicine non hanno più effetto su di loro, che sono perciò diventati difficilmente curabili”.

05 Dicembre 2022

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