Talidomide, sugli indennizzi prima risposta del Parlamento, ma l’impegno deve continuare

Talidomide, sugli indennizzi prima risposta del Parlamento, ma l’impegno deve continuare

Talidomide, sugli indennizzi prima risposta del Parlamento, ma l’impegno deve continuare
Il primo risultato raggiunto alla Camera con il via libera al provvedimento in materia ora va implementato nei successivi passaggi parlamentari previsti. Fermo restando, in ogni caso, che quanto accaduto nella vicenda della sindrome da talidomide deve rimanere un vero monito

Pochi giorni fa la Commissione Affari Sociali della Camera ha dato il primo “via libera” a un provvedimento che consentirà, dal 1° gennaio 2016, di riconoscere un indennizzo economico anche alle vittime del talidomide nate negli anni 1958 e 1966. Al momento, infatti, la forbice degli anni di nascita va dal 1959 al 1965. Si tratta di un passo in avanti importante e di una risposta delle Istituzioni a un’ingiustizia: l’esclusione dall’indennizzo a danno di chi ne ha diritto. Questo passo in avanti, come sanno le associazioni dei talidomidici con cui abbiamo lavorato negli anni e che ringrazio, è stato purtroppo molto lungo sul piano temporale a causa di difficoltà nel trovare la copertura per i nuovi fondi necessari a finanziare la misura. Alla Commissione Bilancio della Camera (il cui presidente, On. Boccia, si è sempre speso per la conclusione dell’iter), al Ministero dell’Economia e al Ministero della Salute va quindi il riconoscimento di un lavoro difficile ma costruttivo che ha avuto ora positiva conclusione, mentre nella Commissione Affari Sociali, dove il provvedimento è stato esaminato nel merito, vi è stata un’ampia convergenza tra i diversi gruppi parlamentari.

Scrivo di un procedimento legislativo molto lungo perché le proposte di modifica alle attuali norme sugli indennizzi risalgono ormai al 2012, quando presentai la prima proposta di legge, poi subito reiterata nel primo giorno della nuova legislatura parlamentare.

Per comprendere il senso del provvedimento occorre ricordare che, dopo che in fase di sperimentazione non aveva dimostrato effetti collaterali, nel 1957 fu messo in commercio il “Contergan”, un farmaco sedativo destinato in particolare alle donne in gravidanza a base del principio attivo della talidomide che, quattro anni dopo, si rivelò responsabile di gravissime malformazioni. All'inizio del 1961 furono segnalati casi in cui, dopo una lunga assunzione del farmaco, veniva avvertito un formicolio nervoso alle estremità degli arti. La ditta produttrice reagì imponendo l'utilizzo del farmaco solo previa presentazione di ricetta medica. Tuttavia fino all'autunno del 1961 il “Contergan” fu ancora considerato un buon tranquillante e sonnifero. Non solo in Italia ma anche in altre parti d’Europa e in altri continenti (soprattutto l’Africa), la catastrofica conseguenza dell'uso del “Contergan” furono, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, circa 10mila neonati con deformazioni – in particolare la focomelia che colpisce gli arti superiori – dovute al talidomide. Oggi in Italia sono circa 400 le persone nate con le deformazioni causate da quel principio attivo.

Il primo risultato raggiunto alla Camera è positivo e va ora implementato nei successivi passaggi parlamentari previsti. Fermo restando, in ogni caso, che quanto accaduto nella vicenda della sindrome da talidomide deve rimanere un vero monito per le istituzioni. Dal punto di vista sociale è necessario mantenere viva la memoria di una tragedia che per fortuna, andando in controtendenza con quanto troppo spesso avviene in un Paese dalla memoria corta, non è passata sottotraccia (come dimostra il fatto che nel 1978 il Parlamento italiano approvò una legge di riforma delle procedure di brevetto per i farmaci che nacque proprio sull’onda dello scandalo talidomide). Ricordando, come richiamato anche dall’Agenzia italiana del farmaco dopo l’approvazione del provvedimento, che proprio il caso talidomide ha costituito una pietra miliare per la nascita della farmacovigilanza, bisogna mantenere sempre alta la vigilanza di medici, dirigenti sanitari e case farmaceutiche) nell’utilizzo dei farmaci tanto più quando essi vengono somministrati a donne incinta.

Benedetto Fucci
Deputato FI,  Relatore del provvedimento sugli indennizzi

Benedetto Fucci

22 Giugno 2015

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