Accessi al Pronto Soccorso: Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte tra le regioni con più “codici bianchi”
Nel 2023 gli accessi al Pronto Soccorso con codice bianco permangono in misura non trascurabile nei dipartimenti di emergenza, sono 2.260.673 su 18.582.255 accessi complessivi, pari al 12,6% del totale.
È quanto emerge dal Rapporto Agenas 2025 sulle Reti Tempo-Dipendenti, che dedica un approfondimento specifico alla distribuzione degli accessi per codice colore del triage, evidenziando le marcate differenze regionali.
Emilia-Romagna in testa per numero di accessi non urgenti In valori assoluti, l’Emilia-Romagna è la regione con il maggior numero di accessi in codice bianco: 208.908 casi, pari al 12,3% del totale. Seguono Veneto, Piemonte e Lombardia, con volumi stimati rispettivamente intorno ai 120 mila, 118 mila e 115 mila accessi, e incidenze comprese tra il 9,5% e il 12%.Tra le regioni meridionali spicca la Calabria, con 55.006 accessi in codice bianco (pari all’11,6% del totale regionale), una delle percentuali più alte d’Italia.
Agenas sottolinea che, sebbene le regioni del Nord mostrino nel complesso una maggiore efficienza delle reti tempo-dipendenti, i Pronto Soccorso continuano a essere utilizzati come porta d’ingresso “universale” al sistema sanitario, anche per bisogni non urgenti. Un fenomeno che, secondo l’Agenzia, riflette la facilità di accesso e la fiducia dei cittadini nei servizi di emergenza, ma anche la carenza di filtri territoriali realmente funzionanti nelle ore serali e nei giorni festivi.
All’estremo opposto si collocano le regioni con le percentuali più basse di accessi in codice bianco: Campania (3,99%), Lazio (4,2%), Puglia (4,6%), Toscana (5%) e Abruzzo (5,1%).
Un’Italia divisa tra accesso “facile” e filtri territoriali efficaci Nel complesso, emerge il quadro di un’Italia a due velocità anche sul fronte dell’appropriatezza dell’accesso. Da un lato, le regioni del Nord e del Centro-Nord, dove la rete ospedaliera è capillare e l’accesso al Pronto Soccorso più agevole, continuano a registrare alti volumi di accessi non urgenti.
Dall’altro, in molte regioni del Sud, dove il percorso di accesso risulta più selettivo e i servizi territoriali più coinvolti, si osserva una riduzione significativa dei codici bianchi.
Verso una nuova organizzazione dell’urgenza territoriale Il Rapporto sottolinea la necessità di rafforzare i presidi territoriali dell’urgenza, in coerenza con la riforma delineata dal DM 77/2022, e di potenziare la collaborazione tra medici di medicina generale, guardia medica e Pronto Soccorso.
Solo così, osserva Agenas, sarà possibile ridurre il ricorso improprio al Pronto Soccorso, alleggerendo la pressione sui reparti e garantendo ai cittadini una risposta adeguata e tempestiva nel luogo più appropriato di cura.
21 Ottobre 2025
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