Anche Fismu boccia lo sciopero: “No a proteste minoritarie, serve unità dei medici”
“L’arma dello sciopero è una conquista della democrazia, ma si deve usare bene. Invece, rischiamo di perdere ancora una volta l’occasione di creare un fronte unitario con proposte precise e con interlocutori pollici chiari, per una fuga in avanti di due sole sigle che rappresentano meno del 10% dei medici di medicina generale. Quando si protesta contro tutto, per cavalcare il malessere dei colleghi, addirittura contestando un contratto che è stato firmato da tutti i sindacati, si commette un errore: questo tipo di iniziative, infatti, appaiono come populiste per i cittadini, per il Governo, il Parlamento e le Regioni. Gli scioperi contro ‘il male nel mondo’ non funzionano, non risolvono nulla e possono essere utili solo a fare proselitismo e andare su qualche telegiornale”.
“Ma facciamo anche un poco di chiarezza – continua il segretario nazionale di Fismu — l'Accordo Collettivo Nazionale-Acn (o Convenzione), che è stato sottoscritto da tutte le sigle sindacali dei medici di medicina generale, riguardava il triennio 2016/2018 ed andava ‘siglato’ perché i medici hanno percepito già i relativi aumenti ed anche perché è già superato (siamo nel 2022) anche alla luce degli eventi drammatici determinati dalla pandemia. È, di fatto (per tutti), una firma tecnica e necessaria, vista l’impossibilità di tornare indietro nel tempo e riaprire una trattativa che si è prolungata per troppi anni. Le discussioni sul PNRR, sulle Case e gli ospedali di comunità, sulle eventuali nuove tipologia contrattuali – continua – riguardano invece il nuovo ACN di cui conosciamo al momento solo la bozza dell'atto d'indirizzo del Governo, oltretutto non condiviso dalle regioni, che sul documento sono divise”.
“Altra questione – aggiunge Esposito – è il nodo irrisolto, e grave, dell'appesantimento delle pratiche burocratiche che colpisce i medici di medicina generale, che è una diretta conseguenza della pandemia, dello smantellamento della medicina dei servizi, della mancanza anche di amministrativi nelle aziende sanitarie e nei distretti, ma anche dell'incapacità del Governo e delle Regioni di organizzare una piattaforma di protocolli, e di condivisione dati, unica a livello nazionale e una massiccia iniezione di risorse e personale (anche medico) per rafforzare il territorio”. “Altra cosa sono le note Aifa – spiega sempre il segretario Fismu – dove di fatto i medici di medicina generale si riappropriano della capacità autonoma di diagnosi e cura semplificando la vita al paziente. Un aspetto positivo in un momento però di grande pressione per altri compiti impropri e che genera in molti colleghi stress e confusione. Ma la battaglia da fare è contro la burocrazia, non in generale, sparando nel mucchio, contro tutte le note Aifa”.
“Alla luce di tutto ciò – conclude Esposito – e considerando il perdurare dello stato di emergenza: a quanti cittadini è comprensibile uno sciopero? È facile intuire che prestiamo il fianco ad ulteriori attacchi mediatici contro la categoria, solo per avere in cambio un possibile spot televisivo. Ancora una volta facciamo un appello: le organizzazioni sindacali dovrebbero coordinarsi per avere una piattaforma unitaria sulle tematiche poste dall'applicazione del PNRR . Aprire un dialogo preventivo al tavolo sulla forma giuridica da definire per i medici di medicina generale, si pensi anche alla nostra proposta di ‘contratto unico’, usando il modello della specialistica; sul percorso formativo e contrattuale del 118 che porti il settore su base volontaria alla dipendenza; sulla riattivazione della medicina dei servizi per potenziare la medicina del territorio. Insisto: difficilmente, in questo periodo, i nostri pazienti comprenderebbero uno sciopero e ricordiamo che i medici non scioperano mai contro i propri pazienti ma per migliorare le prestazioni a loro favore”.
17 Febbraio 2022
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