Anestesia. Ma cosa cambia ai pazienti con Sugammedex?
“Chiunque si sia sottoposto ad anestesia generale ricorda la fase post operatoria gravata da una grande pesantezza, la sensazione di avere il corpo pesante come un macigno, impossibile da muovere se non con uno sforzo immenso. E poi la difficoltà a respirare e il senso di stanchezza”, ma non deve essere per forza così, ha continuato l’esperto. “Un paziente al quale in sala operatoria è stato somministrato il sugammadex invece dei tradizionali farmaci per la risoluzione del blocco neuromuscolare (gli anticolinesterasici) non avrà nessuna di questa sensazione perché nel giro di due, tre minuti riacquisterà completamente la funzione muscolare”.
E non si tratta solo di non avere sensazioni ‘spiacevoli’. “Forse non tutti sanno che il corpo pesante e l’incapacità di muoversi è legata al fatto che durante l’intervento chirurgico per garantire la completa immobilità – anche quella involontaria – tra i farmaci somministrati dall’anestesista ci sono anche i miorilassanti che bloccano completamente la funzione muscolare. Per questo un paziente non è in grado di respirare autonomamente e viene intubato e ventilato”, ha spiegato Ori. “Ecco perché dopo un intervento chirurgico possono presentarsi complicanze respiratorie, perché in circolo ci sono ancora quantità di miorilassanti attivi e in grado di interferire con la respirazione. Il sugammadex cattura ogni singola molecola, la incapsula e la rende inattiva. Così nel giro di qualche minuto la funzione muscolare riprende completamente perché non c’è più nemmeno una molecola di farmaco in azione. Al contrario, gli antagonisti ‘tradizionali’ dei miorilassanti sono in grado al massimo di facilitare mediante l’aumento della concentrazione dell’antagonista naturale (l’acetilcolina) a livello della placca neuromuscolare e le funzione muscolare ritorna normale solo dopo un tempo variabile, ma comunque prolungato».
“Volendo semplificare al massimo potremmo dire che il sugammadex è l’antidoto immediato della curarizzazione poiché agisce in pochissimi minuti”, ha continuato Giorgio Della Rocca, Direttore della Clinica Anestesia e Rianimazione e Direttore della Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione all’ Università degli Studi di Udine. “In altre parole, in modo più selettivo, è un antagonista del miorilassante steroideo in grado di agire in tempi rapidissimi – entro due, tre minuti appunto – consentendo la rapida e completa ripresa della funzione muscolare e respiratoria indipendentemente dalla durata dell’anestesia e dalla quantità di miorilassante steroideo somministrato durante l’intervento chirurgico”.
Rapida e completa, due parole importanti. “Non si tratta di dettagli ma di elementi di grande importanza per la sicurezza del paziente. Il sugammadex è l’unico antagonista dei miorilassanti steroidei in grado di assicurare questo, l’alternativa è un’attesa di ore prima che il paziente recuperi la sua completa funzionalità muscolare e quindi respiratoria”, ha ripreso Della Rocca. “Ma non solo, anche a distanza di tempo dalla fine dell’intervento se l’anestesia non è stata completamente eliminata può insorgere un danno respiratorio legato alla curarizzazione residua. L’anestesia generale avviene grazie alla somministrazione di tre farmaci: un ipnoinduttore, un oppioide e un curaro. È quest’ultimo ad avere la funzione miorilassante. Affinché si possa utilizzare come antagonista o meglio come “antidoto” il sugammadex è necessario scegliere un curaro steroideo come rocuronio o vecuronio due farmaci comunemente impiegati nell’anestesia generale. Il sugammadex, infatti, appena somministrato al paziente si lega immediatamente alle molecole del miorilassante, le incapsula e le rende inattive. Grazie alla sua azione selettiva, quindi mirata, riconosce e incapsula tutte le molecole del miorilassante: ecco perché è in grado in brevissimo tempo – due o tre minuti – di ripristinare completamente, e sottolineo ancora completamente, la funzione muscolare”.
Al contrario degli altri farmaci: “Gli antagonisti ‘tradizionali’ dei miorilassanti più usati in sala operatoria, come la neostigmina – ha concluso – non hanno un’azione mirata e selettiva ma agiscono in maniera indiretta ed è per questo che ci vuole molto più tempo affinché tutte le molecole di curaro vengano eliminate dall’organismo attraverso fegato e reni. In sintesi: con il sugammadex abbiamo una ripresa della funzione muscolare rapida e completa, con gli altri antagonisti più lenta e non sempre totalmente appropriata”.
07 Febbraio 2013
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