Borgia (FdI): “Contrari alla legge. Abbiamo difeso la vita e la libertà di coscienza. No alla politica dei buoni e dei cattivi”
“In Aula abbiamo votato convintamente contro il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito. La nostra contrarietà è politica, culturale e di principio: riteniamo che davanti alla sofferenza e alla fragilità la prima risposta delle istituzioni debba essere quella della cura, dell’assistenza e dell’accompagnamento”. Lo dichiara Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, al termine dell’esame del progetto di legge.
“C’è anzitutto un elemento che va chiarito, – sottolinea Borgia – soprattutto dopo la narrazione alla quale abbiamo assistito in queste ore: questa legge non introduce un nuovo diritto e non potrebbe farlo. La Corte costituzionale ha tracciato con chiarezza il perimetro entro il quale può muoversi una Regione: può intervenire esclusivamente sugli aspetti organizzativi e procedurali del servizio sanitario rispetto a una situazione già esistente nell’ordinamento, ma non può creare nuovi diritti, stabilire autonomamente i requisiti sostanziali di accesso o modificare quelli individuati dalla giurisprudenza costituzionale”.
“Per questo raccontare il voto di oggi come una battaglia tra chi avrebbe voluto riconoscere un diritto e chi avrebbe voluto negarlo è semplicemente fuorviante. Il Consiglio regionale non era chiamato a decidere sull’esistenza del suicidio medicalmente assistito. Questa è una norma procedurale, – continua Borgia – che può soltanto regolare, nei limiti delle competenze regionali, quanto già previsto dall’ordinamento. Presentarla come una conquista di nuovi diritti significa attribuirle un significato che la stessa giurisprudenza costituzionale le impedisce di avere”.
“Va inoltre ricordato – specifica Borgia – che il testo arrivato al voto è profondamente diverso da quello originariamente presentato. Gli emendamenti della Giunta ne hanno modificato in maniera sostanziale diversi passaggi e, soprattutto, ne hanno cambiato profondamente lo spirito. È un dato politico che non può essere nascosto: senza quelle modifiche ci saremmo trovati davanti a un provvedimento ancora più distante dalla nostra visione e privo di garanzie che abbiamo ritenuto irrinunciabili”.
“Abbiamo sostenuto quegli emendamenti coerenti con i principi che abbiamo difeso fin dall’inizio: la centralità delle cure palliative, il sostegno psicologico, la possibilità di far conoscere, a chi lo richieda, le realtà associative impegnate nell’accompagnamento e nel sostegno alla vita e la piena tutela della libertà di coscienza del personale sanitario. Aver sostenuto queste modifiche non cambia di un millimetro il nostro giudizio complessivo sul provvedimento, che resta contrario”, commenta Borgia.
“Davanti a una persona che manifesta la volontà di morire, – spiega Borgia – le istituzioni devono essere certe che siano state concretamente offerte tutte le possibili alternative di cura, sollievo, sostegno psicologico e accompagnamento. Allo stesso modo, nessun professionista sanitario può essere costretto a partecipare a una procedura contraria alle proprie convinzioni etiche e professionali. Sono principi che abbiamo voluto affermare proprio perché la nostra posizione è e rimane profondamente orientata alla tutela della vita”.
“Resta poi una questione istituzionale che per noi è decisiva. Non possiamo immaginare – aggiunge Borgia – un Paese nel quale su una materia che coinvolge la vita, l’autodeterminazione e diritti fondamentali esistano venti normative regionali differenti. Sarebbe irragionevole che procedure e discipline su una questione di questa portata potessero cambiare attraversando il confine tra una Regione e l’altra”.
“Se il nostro ordinamento ritiene necessario un ulteriore intervento legislativo, il confronto deve svolgersi nella sede naturale prevista dalla Costituzione: il Parlamento. È lì che deve avvenire il bilanciamento tra valori e diritti di questa portata ed è da lì che deve eventualmente arrivare una disciplina nazionale uniforme, capace di garantire certezza del diritto e uguaglianza a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione nella quale vivono. Le Regioni non possono diventare venti Parlamenti nazionali chiamati a intervenire separatamente su una materia così delicata. C’è infine un aspetto politico di quanto accaduto oggi che non possiamo ignorare. La richiesta di procedere con una votazione palese su una questione così intima e delicata ci preoccupa. Ci auguriamo – esorta Borgia – sinceramente che non vi fosse l’intenzione di utilizzare il voto per costruire una sorta di lista di proscrizione politica, dividendo pubblicamente questo Consiglio tra chi dovrebbe essere rappresentato come ‘buono’ e chi invece come ‘cattivo’”».
“La spettacolarizzazione alla quale abbiamo assistito oggi è uno degli aspetti peggiori di questo dibattito. Una materia che riguarda la sofferenza, la malattia, la vita e la morte meriterebbe rispetto, misura e profondità. Non tifoserie, tribunali morali, patenti di sensibilità o la ricerca del nome da esibire il giorno dopo sui giornali e sui social. Abbiamo invece visto – osserva Borgia – il tentativo di trasformare un voto su una legge procedurale in un giudizio morale sulle persone: da una parte chi sarebbe dalla parte della libertà, dei diritti e della compassione, dall’altra chi sarebbe contro. È una rappresentazione falsa e politicamente povera. E lo è ancora di più perché, lo ribadiamo, oggi questo Consiglio non stava decidendo se concedere o togliere un diritto a qualcuno”.
“Si può essere profondamente contrari a questa legge senza essere insensibili alla sofferenza. Si può difendere la vita senza ignorare il dolore. Si può rispettare pienamente la dignità e la libertà di ogni persona continuando a ritenere che il primo compito delle istituzioni sia offrire cura, sostegno e vicinanza. Temiamo che questa spettacolarizzazione risponda più alla ricerca di un rendiconto politico, mediatico o personale che all’interesse dei veneti. Quando persino un tema di questa delicatezza diventa il terreno sul quale dividere il campo tra buoni e cattivi o mettere qualcuno pubblicamente alla berlina per il proprio voto, la politica perde la serietà e la profondità che dovrebbe invece dimostrare. Per noi il lavoro continua su un’altra strada: cure palliative, terapia del dolore, assistenza domiciliare, sostegno psicologico e accompagnamento delle persone e delle loro famiglie. È lì che vogliamo concentrare l’azione della Regione. Davanti alla sofferenza, la nostra risposta resta quella della vita, della cura e della vicinanza”, conclude Borgia.
02 Settembre 2026
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