Brandi (F.I.R.M.O.): “La vitamina D, direttore d’orchestra del nostro sistema scheletrico”
Professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo Università di Firenze
Per preservare la massa ossea durante l’arco della nostra vita abbiamo tre armi su cui contare: il calcio, le proteine – veri e propri mattoni per ossa e muscoli – e la vitamina D, ormone che sintetizziamo ogni giorno, attraverso la pelle, grazie all’esposizione alla luce solare.
La vitamina D è una sorta di “direttore d’orchestra”, che consente l’ottimizzazione della disponibilità di calcio e la stimolazione diretta del tessuto muscolare indispensabile per prevenire il rischio di cadute e fratture.
Però, mentre il nostro fabbisogno di calcio può essere coperto da una dieta equilibrata, questo non è possibile per la vitamina D, sia perché è presente solo in pochi alimenti specifici, sia perché non è facile per la maggior parte degli adulti e degli anziani soddisfare il fabbisogno quotidiano di esposizione alla luce solare. Diventa quindi raccomandabile una sua integrazione, in particolare, nei soggetti ultrasessantenni.
Ma c’è vitamina D e vitamina D. Attraverso la pelle sintetizziamo quella cosiddetta “nativa” ma in questa fase la vitamina D non è ancora un ormone attivo, capace di preservare l’individuo dalla fragilità scheletrica. Affinché questo avvenga occorrono due ulteriori e fondamentali passaggi, uno a livello epatico e l’altro a livello renale. Si tratta di due momenti essenziali: il primo fa sì che la vitamina D evolva in “calcifediolo”, metabolita della vitamina D attiva che controlla l’assorbimento di calcio svolgendo un effetto positivo sui processi di mineralizzazione ossea. Il secondo, a livello renale, la trasforma in “calcitriolo”.
Questa trasformazione della vitamina D nel prezioso ormone diventa tuttavia particolarmente difficile con l’avanzare dell’età: da un lato le modificazioni della nostra cute rendono più complessa la produzione della vitamina D; dall’altro molti pazienti soffrono di problemi di attivazione dell’ormone a livello epatico e renale.
La funzione a livello epatico si riduce infatti negli anni ma può venire inibita dall’uso di alcuni farmaci, quali ad esempio gli antipiretici o anti convulsivanti, utilizzati purtroppo anche dai bambini. Mentre per quanto riguarda l’attivazione renale dell’ormone questa tende a ridursi nei pazienti con insufficienza renale cronica, inclusi ovviamente i pazienti dializzati. Esiste inoltre una condizione, l’ipoparatiroidismo, caratterizzata dall’assenza del paratormone, l’ormone che regola il metabolismo renale della vitamina D e senza il quale il Calcitriolo non si forma. È perciò essenziale trattare i pazienti con rilevanti deficit epatici o con patologie multifunzionali, con la giusta vitamina D per ottenere un’azione più rapida e potente dei suoi effetti.
18 Ottobre 2011
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Schillaci: “Basta trucchi sull’intramoenia. Manipolare i dati è una questione di onestà”

Farmaci. Il Tar del Lazio annulla la circolare di Aifa: ai grossisti non spetta lo 0,65% sui generici

Richiamo globale su latte artificiale e altri prodotti per neonati per tossina da Bacillus cereus

Tumori. “105mila diagnosi ogni anno in Italia causate dal fumo. 18mila cittadini hanno già firmato per aumentare di 5 euro il costo delle sigarette”

Al via la riforma del Servizio sanitario nazionale. Nascono gli ospedali di terzo livello e quelli "elettivi" senza Pronto Soccorso. Riordino disciplina per medici di famiglia e pediatri

Prevenzione melanoma. Via libera del Senato al testo che istituisce la giornata nazionale. Arriva il consenso informato per l'esecuzione dei tatuaggi

I dieci motivi per cui gli Infermieri con Laurea Magistrale ad Indirizzo Clinico dovrebbero afferire alla Dirigenza

Inibitori di Pompa Protonica. Aifa introduce una nota che ne regola la prescrivibilità

Paziente ucciso da un altro paziente in reparto di Psichiatria. “L’assassino era pericoloso e in attesa di trasferimento in Rems”