Cognetti (Ifo): “Intervento molto richiesto in Usa. Resta il rischio di sviluppare un tumore ovarico”
Professor Cognetti, in questi casi come si è soliti intervenire in Italia?
Di norma si fanno screening molto ravvicinati nel tempo sottoponendo la paziente a mammografie, Ecg e risonanza magnetica. Una scelta radicale come quella della mastectomia dipende unicamente dalla ferma volontà della paziente. Questo tipo di interventi è molto più sviluppato negli Usa, anche se la proposta da parte dei medici italiani è crescente. Spesso, però, le pazienti preferiscono percorrere una via meno drastica.
Un’indagine di tipo genetico è parte integrante dello screening?
Certamente. Nei casi di rischio si sottopone innanzitutto la paziente ad una mappatura familiare, genetica. Si tratta di un’indagine di prassi, abbiamo laboratori dedicati a questo. Poi, ricordiamo che non è da sottovalutare anche un counselling di tipo psicologico. È importante in questi casi assistete la donna, sia per il trauma di apprendere di avere questo tipo di patologia, sia per il discorso genetico che porta con sé l’angoscia e la preoccupazione che gli stessi figli possano sviluppare in futuro queste forme tumorali.
Giovanni Rodriquez
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14 Maggio 2013
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