Conflavoro PMI Sanità: “Le PMI non sono il bancomat della spesa pubblica”

Il Consiglio di Stato mette in discussione la compatibilità del payback sui dispositivi medici con il diritto europeo e rinvia la questione alla Corte di giustizia dell’Unione europea con l’ordinanza n. 7831/2026. Per il presidente di Conflavoro PMI Sanità Gennaro Broya de Lucia, il rinvio alla Corte europea rappresenta un passaggio significativo nella battaglia condotta dalle aziende contro un meccanismo che impone ai fornitori di contribuire, a posteriori, alla copertura degli sforamenti della spesa sanitaria regionale.

Tra gli aspetti richiamati figura la disparità degli effetti del payback sulle imprese in relazione alle loro dimensioni e capacità finanziarie. Secondo Giampaolo Austa, avvocato dell’associazione, gli operatori più piccoli subiscono “un impatto relativamente più intenso”, mentre le aziende maggiormente patrimonializzate dispongono di risorse superiori per assorbire il rischio economico. Una situazione che, secondo l’associazione, potrebbe restringere il mercato e ostacolare l’ingresso di nuovi concorrenti, incidendo sulle condizioni di concorrenza nel settore.

Le criticità riguardano anche la prevedibilità degli oneri imposti alle imprese, chiamate a versare somme relative a forniture già effettuate anni prima. Conflavoro evidenzia come questi importi derivino da decisioni di spesa pubblica sulle quali le aziende non hanno alcuna possibilità di intervenire, rendendo difficile programmare gli investimenti e valutare la sostenibilità economica dei contratti. A questo si aggiunge, secondo quanto riferito dall’associazione, la disparità di trattamento tra i fornitori diretti del Servizio sanitario nazionale e quelli del settore privato accreditato, esclusi dal meccanismo di ripiano, oltre all’effetto cumulativo dei diversi prelievi che gravano sul comparto.

“Conflavoro PMI Sanità ha mobilitato il comparto a resistere, a non pagare e a difendere in giudizio le proprie ragioni contro quello che denunciamo come un tributo improprio, illegittimo e irrazionale. Oggi questa battaglia trova un riscontro concreto nelle criticità evidenziate dal Consiglio di Stato”, dichiara Gennaro Broya de Lucia, presidente dell’associazione, rivendicando la scelta di contestare il payback nelle sedi giudiziarie.

“Le imprese hanno rispettato contratti e consegnato dispositivi: pretendere che finanzino a posteriori decisioni pubbliche sottratte al loro controllo è inaccettabile. Governo e Parlamento fermino le pretese di pagamento e cancellino il payback. Le PMI non possono essere sacrificate per coprire gli sforamenti delle Regioni”, aggiunge Broya de Lucia. La richiesta dell’associazione è dunque quella di un intervento politico che superi il meccanismo, senza attendere la conclusione del contenzioso europeo.

Il rinvio pregiudiziale non costituisce, di per sé, una dichiarazione di illegittimità del payback, ma apre una nuova fase nella valutazione della sua compatibilità con l’ordinamento dell’Unione europea. Sarà ora la Corte di giustizia a pronunciarsi sulle questioni sottoposte dal Consiglio di Stato, mentre resta aperto il confronto sulle conseguenze economiche del sistema per le imprese che forniscono dispositivi medici al Servizio sanitario nazionale.

28 Ottobre 2026

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