Cure palliative: le linee guida pronte ad approdare in Conferenza Stato Regioni
Il percorso è appena iniziato, e già la prossima settimana, come ha annunciato Marco Spizzichino, dirigente del Ministero della Salute, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Firenze, potrebbe arrivare un primo e importante giro di boa: il 30 novembre, infatti, in sede tecnica della Conferenza Stato Regioni saranno discusse, e se tutto andrà bene approvate, le linee guida sulle cure palliative. Un passaggio importante, ha ricordato Spizzichino, in quanto consentirà di creare a livello delle singole realtà un forte governo del sistema, anche nelle Regioni virtuose.
La legge 38 del 2010 parla di “disposizioni” , ha ricordato Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore del Dipartimento della fragilità di Lecco e curatore dell’Indagine sulle cure palliative, "prende in sostanza atto che l’accesso alle cure non è garantito. Dobbiamo quindi capire come gestire il cambiamento". E l’atout vincente è il gioco di rete, “Dall’indagine è emerso che, formalmente, le reti di cura sono state istituite – ha evidenziato Scaccabarozzi – peccato che di fatto spesso non sono state attuate. Ci troviamo quindi di fronte ad un problema di regia di queste reti. Il cittadino deve avere un punto di riferimento, per questo serve una sinergia di tutti gli attori che si ricompongono in funzione dei bisogni dei cittadini. Occorrono posti letto domiciliari equivalenti, per chiudere quelli in ospedale. Così come dovrebbero essere chiusi Distretti e unità di valutazione multidimensionale in quanto sono solo delle centrali amministrative”.
E sì, il nodo è proprio quello dell’organizzazione e dello scollamento tra le dichiarazioni d’intenti e la reale messa in pratica. Tra il dire e il fare. In molte regioni, come ha ricordato Fulvio Moirano direttore dell’Agenas, ci si ferma al solo atto deliberativo senza tradurre poi in fatti quanto è stato disposto. “Lo studio ha messo in evidenza le criticità – ha detto – che non appartengono solamente al sistema delle cure palliative domiciliari, sono infatti fragilità reali che investono in generale tutta l’organizzazione dell’offerta di cure. Nel definire, infatti, la rete dell’offerta ci troviamo spesso di fronte a ridondanze, penso all’eccesso di ginecologie, e a carenze come nel caso delle cure palliative. Abbiamo in generale problemi di inadeguatezza nelle strutture. Spesso ci sono difetti di organizzazione della rete. Sul territorio c’è un problema a livello dei distretti e anche della formazione dei quadri aziendali. Ci sono poi criticità di gestione delle forze operative. Ma per le cure palliative, la legge 38 è sicuramente un grande passo avanti, occorre ora renderla operativa”.
Insomma, la legge indica la rotta, bisogna ora seguire il percorso che chiama in causa anche i professionisti.
“Il tema delle cure palliative – ha affermato Claudio Cricelli, presidente della Simg – è spinoso soprattutto per le persone che ne hanno bisogno. E lo diventerà sempre di più se non sviluppiamo gli aspetti che riguardano l’efficienza dei servizi. La legge va verso questa direzione, favorisce da un lato la dispensazione dei farmaci e dall’altro favorisce la governante che deve diventare una priorità. Siamo sulla strada giusta. E l’indagine alla quale abbiamo collaborato è importante. Infatti, non è solo una raccolta cartacea di dati, è un’indicazione strategica per capire come correggere il tiro”. In questa partita abbiamo dovuto affrontare alcuni passaggi, ha poi aggiunto Cricelli, il primo è stato quello della collaborazione interprofessionale, il secondo passaggio è stato quello dell’approvazione della legge, ora dobbiamo andare all’esecuzione. E liberare risorse”.
E.M.
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26 Novembre 2010
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