D’Ambrosio Lettieri: “Bene Lorenzin, emendamento Regioni è foglia di fico per nascondere incapacità politico-amministrative”
“Occorre interrogarsi – prosegue – sulla genesi di questa proposta inaccettabile e deleteria, una Babele che avrebbe prodotto solo un poderoso aumento di contenziosi e favorito lo smantellamento del sistema sanitario pubblico a discapito delle fasce più deboli della popolazione. Sistema che invece oggi necessita di essere potenziato attraverso una nuova governance. Pensare di poter risolvere il problema dell’appropriatezza delle prescrizioni e dell’aderenza terapeutica in questo modo, espropriando il medico della sua autonomia di giudizio clinico, inducendolo ad una posizione difensiva e costringendolo ad operare all’interno di una dinamica tutt’altro che serena, è puramente folle”.
Secondo D’Ambrosio Lettieri, dunque, “si vorrebbe costringere il medico a scegliere tra quello che la sua coscienza, deontologia e professionalità gli suggeriscono per il bene del suo paziente e l’applicazione di una direttiva assurda e controproducente. Lo si vorrebbe costringere a scegliere tra essere denunciato dal paziente o rispondere con il proprio patrimonio per una prescrizione ritenuta inappropriata a livello amministrativo. Lo si vorrebbe costringere a scegliere tra il rispetto della sua missione e del suo assistito e il rispetto della legge. In un paese civile, le due cose non dovrebbero confliggere, ma essere complementari”.
Tanto più che, prosegue il senatore, “tutto si giocherebbe anche sulla pelle dei cittadini che, pur pagando tasse salate, sentirebbero minato alla base il rapporto fiduciario con il medico cui si rivolgono, si ritroverebbero a vedere sensibilmente contratti i diritti alla salute e i livelli essenziali di assistenza e a dover pagare di tasca propria interventi altrimenti negati”.
Per D’Ambrosio Lettieri le Regioni “dovrebbero ricordare che i primi imputati per un sistema sanitario che spesso non funziona sono le politiche di riorganizzazione territoriale mancate o miopi, gli sprechi e la corruzione, agevolati anche da apparati burocratici pachidermici e una giungla di regole che entrano dalla porta della ottimizzazione delle risorse ed escono dalla finestra della discrezionalità. Apparati e discrezionalità, con i relativi costi, che con questo emendamento si sarebbero arricchiti di un nuovo tassello, con nuovi capri espiatori dietro cui nascondere incapacità politico-amministrative che tolgono diritti ai cittadini”.
“Apprezzo – conclude – il senso di responsabilità dei sindacati di categoria dei medici che non si sono tirati indietro rispetto ad un confronto serio nel merito del problema dell’appropriatezza e ritengo che la strada giusta sia quella della collaborazione interdisciplinare e delle sinergie professionali, unitamente all’aggiornamento continuo, che mettano a frutto prassi virtuose per offrire ai cittadini servizi efficaci e contribuire a ridisegnare un sistema sostenibile ed efficiente. Altrimenti anche il Patto della Salute sarebbe un morto che cammina”.
21 Aprile 2015
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