D’Ambrosio Lettieri (Fofi): “Sono i media a dividere la categoria”
Il momento è estremamente difficile – non esito a definirlo “grave” – per l’intero Paese che stenta a uscire dalla palude della crisi economico-finanziaria che da due anni a questa parte attanaglia le economie di tutto il mondo. Una situazione che trova testimonianza anche nel quadro normativo degli ultimi anni che ha riservato attenzioni non sempre gradite alla farmacia ma che, peraltro, ha finito col toccare – e non certo in positivo – tutte le altre componenti della filiera.
C’è da tener conto, inoltre della “pressione mediatica” che continua ad accreditare un’immagine del farmacista titolare – da un lato – come quella di chi gode di immeritate rendite di posizione, contrapponendolo – dall’altro – ai tanti laureati in farmacia “figli di un Dio minore”, meritevoli di maggior tutela.
In questo quadro viene ora a inserirsi il progetto di riforma del servizio che la commissione Igiene e Sanità del Senato sta portando avanti. Va considerato a questo proposito che se è vero che siamo nell’era della globalizzazione – contraddistinta da forti spinte a forme di liberalizzazione tout court – è altrettanto vero che la politica ha il dovere di governare i processi di riforma al fine di evitare che l’intento lodevole di ammodernare il sistema farmaceutico, si trasformi, invece, in un salto nel buio o, men che meno, in terreno di conquista per esclusivi fini di profitto.
Dobbiamo piuttosto puntare a garantire alla farmacia la possibilità di affrontare con sicurezza le sfide del futuro. Prima tra tutte quella della farmacia dei servizi che dovrà però poter contare su specifici punti di forza: appropriatezza delle prestazioni, capillarità e tenuta economica del sistema farmaceutico. Ma anche politiche occupazionali e capacità di premiare la carriera e la competizione professionale. Sono questi, a mio avviso, gli aspetti principali di un progetto di riforma che dovrà consegnare alla collettività una farmacia sempre più efficiente.
25 Maggio 2011
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