D’Anna (Gal): “Attrezzare altri ospedali oltre Spallanzani e usare anche medici militari”
"Da biologo – ha spiegato – posso affermare che ci troviamo davanti a un virus terribile con una virulenza e un grado di diffusione alto: basta infatti un semplice contatto con superfici dove il virus abbia attecchito per la trasmissione della malattia. Il ministero ha diffuso delle circolari, serie e opportune, ma questa mattina ho fatto un paio di telefonate ad amici medici nel Sud Italia e ho scoperto che hanno sì visto la circolare ma l'unica cosa che hanno percepito è che, nel caso di un paziente sospetto, devono chiamare lo Spallanzani. Non mi sembra un filtro efficace, soprattutto in zone di frontiera come Lampedusa dove si ammassano centinaia di persone. Nella disgraziata ipotesi che anche qui da noi si veicoli un contagio bisogna prepararsi al peggio. Se si potessero attrezzare altri ospedali sarebbe meglio, penso al Cotugno di Napoli e ad altre strutture siciliane, per esempio".
Non solo: "Abbiamo la sanità militare: perché non la usiamo? E ancora: al di là delle informazioni, il sito del ministero è sguarnito di indicazioni per i cittadini. In America sono state già diffuse una serie di semplici informazioni sulle vie di trasmissione del virus e le attenzioni elementari che il cittadino deve opportunamente seguire". Un'ultima cosa riguarda il vaccino, ha concluso, "si parla del vaccino per curare l'affezione, figlio della ricerca di biologi italiani prodotto dalla Glaxo Smith Kline che, essendo un'impresa privata, guarderà, giustamente, ai profitti. In questo senso, ancora aspettiamo l'approvazione di un percorso giuridico-scientifico per la sperimentazione clinica e ci auguriamo sia possibile raggiungerla in questa legislatura. Saremo così in grado di attivare procedure non solo per i metodi Stamina o Di Bella, ma anche in queste emergenze".
09 Ottobre 2014
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