Ddl Stabilità. Silvestro (Ipasvi): “No al blocco dei contratti, si ai percorsi complementari di formazione”
Blocchi dei contratti: gli infermieri lasciano sul campo il 25% della retribuzione
Quella negativa è la conferma della doccia fredda – già nell’aria da mesi con alcune dichiarazioni di fine estate del ministro Madia – dell’ulteriore blocco dei contratti dal punto di vista economico per tutto il 2015.
“Gli infermieri – commenta Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi e senatrice della commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama – hanno perso dal 2009 (ultimo rinnovo contrattuale) al 2014, per colpa del blocco dei contratti, circa il 22% del loro potere di acquisto. Significa che la loro retribuzione – che dal 2009 al 2012, ultimo anno di rilevazione ufficiale dell’Economia è salita solo di 250 euro l’anno – è come se fosse calata di 7-8mila euro. E con il 2015 raggiungono ora una perdita di quasi un quarto del valore del loro stipendio al limite dell’insostenibilità rispetto al costo della vita ormai alle soglie della sopportabilità”.
Indispensabile un regime speciale anche per la sanità
“Un nuovo blocco delle retribuzioni non è tollerabile per professionisti che garantiscono i livelli di salute dei cittadini: quello della sanità è un servizio pubblico essenziale e a colpi di tagli, blocchi di organici, impossibilità di carriera, aumento dei carichi di lavoro e demotivazione degli operatori non può farcela più. Non solo la Giustizia deve avere un regime speciale, ma anche la sanità: l’una si occupa della tutela dei diritti della persona, l’altra della tutela della sua salute, senza la quale nemmeno i diritti si possono far valere. Il Governo e le Regioni cerchino altre fonti di tagli e risparmi: chi lavora per la tutela della salute con turni, reperibilità e carenze di organici non può più essere la cassaforte per far fronte a vecchi sprechi e nuove esigenze di risparmio. Si aggrediscano le duplicazioni esistenti di centri decisionali, di funzioni e strutture che non danno risposte ai veri bisogni dei cittadini e che assorbono risorse impropriamente e penalizzano l'equità di accesso alle cure. Queste, oltre agli altri sprechi, sono le cose su cui le Regioni devono coraggiosamente intervenire per ottenere veri e duraturi risparmi”, afferma la presidente Fnc.
Buone notizie per la professione: sviluppi di carriera e formazione complementare
La notizia positiva invece – al di là della conferma senza tagli, almeno per ora e se le Regioni non utilizzeranno la sanità come bancomat, del livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale per i prossimi anni – è quella della previsione di sviluppo per le professioni sanitarie. Ferma restando infatti la competenza esclusiva dei medici su tutti gli atti complessi specialistici di diagnosi e cura, per le professioni si apre un orizzonte di vera integrazione e di responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi, anche attraverso percorsi formativi complementari. “E’ una previsione che avevamo già messo nero su bianco – spiega Silvestro – con l’elaborazione e l’approvazione anche da parte delle Regioni dei nuovi percorsi per le competenze specialistiche, arenate però nelle polemiche tra professioni che ora la legge di stabilità, fonte primaria dell’ordinamento, chiarisce e sancisce nero su bianco. Una vittoria direi della impostazione che l’Ipasvi ha seguito per la professione infermieristica, di cui ora potranno godere non solo gli infermieri, ma tutte le professioni sanitarie. A costo zero per la finanza pubblica, detta la norma in tempi di spendig review, ma non dobbiamo dimenticare che le risorse accessorie a livello regionale e di azienda ci sono e la partita sarà in questo senso tutta da giocare”.
Fonte: Ipasvi.it
16 Ottobre 2014
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