Fatebenefratelli: “Ecco i nostri morti al servizio dei malati”
Un appello alla memoria lanciato oggi dall’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio dei Fatebenefratelli della Provincia Lombardo-Veneta per ricordare i quattro frati dell’Ordine uccisi quest’anno dal virus Ebola, insieme a suore e a collaboratori laici che, ricorda l’Ordine, “testimoniano quanto siano vere le parole del Santo Padre, che nel messaggio per la XXIII giornata mondiale del malato ha definito oggi un ‘grande cammino di santificazione’ l’accompagnamento spirituale e l’assistenza che tanti religiosi offrono quotidianamente ai malati in tutti i Paesi del mondo”.
“L’estremo sacrificio della vita, previsto negli statuti dell’Ordine dei Fatebenefratelli, è tuttavia un caso limite di questa testimonianza: anche se non fa notizia, ogni giorno i religiosi offrono la vita agli altri con spirito evangelico e la giornata del malato è un’occasione per ricordare l’importanza del loro ruolo e della preparazione con cui accompagnano chi soffre in un tempo che svaluta il valore della vita, un altro tema toccato dal Papa”.
“Su questo punto – prosegue la nota dei religiosi – vale la pena di ricordare che i Fatebenefratelli hanno promosso un corso per gli operatori sanitari con l’Università cattolica, che inizierà a gennaio a Brescia e che affronta il problema dell’accompagnamento spirituale sotto il profilo terapeutico. Si tratta di un approccio nuovo che si fonda sulla consapevolezza che la malattia è un incontro spirituale ed una esperienza fisica ed emotiva, di particolare difficoltà o turbamento che, come può risolversi in bene o in male sul piano fisico, può avere sbocchi positivi o negativi anche su quello morale”.
“L’obiettivo dell’accompagnamento spirituale – sottolineano i Fatebenefratelli – non è dunque quello di offrire al paziente un significato alle sue sofferenze, ma piuttosto di assisterlo in un cammino che, partendo dalle sue domande, attraverso il dolore della crisi, lo conduca ad elaborare un ‘suo’ significato, quel significato che può far integrare la sofferenza nel più ampio contesto della sua vita”.
30 Dicembre 2014
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