FEDERFARMA: “Bene Lorenzin. Ma resta preoccupazione per società di capitali”
Racca sottolinea che la vendita di farmaci con ricetta fuori farmacia avrebbe contribuito tra l’altro ad aumentare il rischio di malattie iatrogene, molto diffuse nei Paesi dove la distribuzione del farmaco non è controllata come in Italia. Un rischio evidenziato anche dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che aveva inoltre paventato spese aggiuntive a carico del Servizio sanitario nazionale.
Un grazie al Governo e al ministro Lorenzin arriva anche dalle farmacie rurali. “Con questa decisione lo Stato ha tutelato se stesso – osserva il presidente del Sunifar Alfredo Orlandi – in quanto ha lasciato alle farmacie rurali i presupposti per continuare a fornire un’assistenza farmaceutica di qualità anche ai cittadini che vivono nei piccoli comuni e nelle zone disagiate”.La Federazione dei titolari di farmacia “esprime grande preoccupazione perché – da indiscrezioni appena pervenute – sembrerebbe che il DDL sulla concorrenza che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri permetta l’apertura di catene di farmacie di proprietà di grandi gruppi commerciali”.
Ma restano le preoccupazioni per l'entrata delle società di capitali. “Far entrare il grande capitale nella proprietà delle farmacie – si legge infatti in un'altra nota di Federfarma – significherebbero ridurre le garanzie a favore dei cittadini, oggi esistenti. Infatti la proprietà della farmacia non sarebbe di un farmacista, professionista indipendente che opera secondo la propria deontologia, a tutela della salute, ma di soggetti che rispondono esclusivamente a logiche di profitto”.
Federfarma precisa che “questo pericolo è stato denunciato dalla stessa Corte di Giustizia Europea in una sentenza del 2009 che ha riconosciuto come affidare la proprietà della farmacia a non farmacisti comporterebbe una riduzione dell’indipendenza professionale. Secondo la Corte, i produttori e i commercianti all’ingrosso di prodotti farmaceutici potrebbero pregiudicare ‘l’indipendenza dei farmacisti stipendiati, incitandoli a smerciare medicinali il cui stoccaggio non sia più redditizio o procedere a riduzione di spese di funzionamento che possono incidere sulle modalità di distribuzione al dettaglio di medicinali’”.
“In sostanza – conclude la nota – le tanto sbandierate economie di scala che deriverebbero dalla nascite delle catene si tradurrebbero in danni immediati per i cittadini: l’accesso ai farmaci sarebbe condizionato da gruppi che controllerebbero l’intero mercato”.
20 Febbraio 2015
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