“Free to Live Well with HIV in Prison”. Da società scientifiche, ONG e Università un progetto per migliorare la qualità di vita dei sieropositivi in carcere
Il numero considerevole dei detenuti, l'aumento dell'età media della popolazione ristretta, l’alta frequenza di soggetti con fattori di rischio patologico e la limitata possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione hanno contribuito a elevare il numero di reclusi con patologie complesse e infezioni da HIV all’interno delle carceri, con un’alta percentuale di detenuti inconsapevoli del proprio status sierologico.
Il progetto FREE TO LIVE WELL WITH HIV IN PRISON si focalizza su precisi obiettivi:
– implementare conoscenze, atteggiamenti dei detenuti, che consentano loro di compiere scelte responsabili e consapevoli riguardo alla propria salute già durante la detenzione, promuovendone il proprio benessere fisico soprattutto nell’ottica del ritorno in società;
– offrire al personale sanitario, agli agenti di polizia penitenziaria, agli educatori e ai volontari presenti in carcere la possibilità di sviluppare conoscenze, atteggiamenti e competenze per un’adeguata gestione in sicurezza del loro lavoro quotidiano;
– raccogliere elementi conoscitivi sui bisogni di salute dei detenuti e predisporre strumenti da fornire alle Regioni e alle AA.SS.LL per rispondere a tali necessità.
A partire dal mese di ottobre, medici infettivologi del SIMSPe ed esperti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, con il fondamentale supporto di Peer Educator, ovvero ex detenuti attivisti nell’ambito dell’area dell’HIV in grado di comprendere le necessità e le difficoltà dei detenuti, svolgeranno un’articolata attività di formazione informazione all’interno di 10 istituti penitenziari per adulti e un istituto penale per minorenni, per un totale di circa 1000 detenuti, in sei regioni: Lazio, Calabria, Liguria, Sicilia, Puglia, Marche.
In ogni carcere verranno svolti almeno due interventi: uno rivolto specificamente ai detenuti e uno ai formatori/operatori.
Gli interventi formativi saranno affiancati da un’attività di ricerca finalizzata a individuare le effettive conoscenze dei detenuti e del personale carcerario rispetto all’HIV, a verificare l’esistenza di pregiudizi e paure legate alla convivenza forzata e a definire le necessità formative.
Le attività d’intervento saranno corredate da un’attenta facilitazione di accesso al test per l’HIV e da un monitoraggio della presa in cura di eventuali esiti positivi al test per l’HIV, grazie al coordinamento con i centri clinici di ciascun istituto, nonché dalla distribuzione di materiale informativo realizzato ad hoc.
Per Margherita Errico, presidente di Nps Italia Onlus, “punto di forza di questo genere di formazione è la sua forma non tradizionale che vuole fornire adeguate informazioni sui comportamenti a rischio nell’ambito di una convivenza forzata anche su temi ancora oggi molto difficili da trattare, perché permeati di stigma, come l’HIV, superando le difficoltà grazie all’alleanza tra società civile, comunità scientifica, attivisti nella lotta all’HIV e personale penitenziario”.
“La formazione arricchita dagli interventi esperienziali dei Peer educator è da anni un patrimonio culturale di SIMSPe, e rivela in queste occasioni tutta la sua forza espressiva. D’altronde i dati che dalle sessioni della nostra recentissima XVII Agorà sono emersi, hanno consentito di esporre un vasto sommerso di patologia che è necessario portare alla luce per consentire non solo migliore prevenzione, ma approcci terapeutici oggi efficaci e sicuri, anche per i pazienti affetti da questa patologia”. Così Luciano Lucania, Presidente di SIMSPe Onlus.
Fabio Perocco e Alesssandro Battistella, del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali – Università Ca' Foscari Venezia, aggiungono che “Questo progetto s’inserisce in un filone di ricerca-azione sulla conoscenza dell’HIV/AIDS che l’Università Ca’ Foscari ha seguito in questi anni con riferimento a diverse tipologie di popolazione: in questo caso lavorare con le persone detenute, oltre a contribuire allo sviluppo di una loro maggiore consapevolezza sulle reali problematiche legate alla malattia, consentirà di approfondire alcuni aspetti sociologici legati alla percezione dell’HIV nella convivenza forzata”.
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Salute e del Ministero della Giustizia.
10 Ottobre 2016
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