Guarino: parti vaginali post cesareo, questo il dato da tenere d’occhio
Dottor Guarino, cosa pensa della metodologia adottata dall'Agenas?
L’analisi dei dati relativi alla percentuale di tagli primari proposta dall’Agenas è, a mio avviso, meno attendibile rispetto a quella classica del modello Cedap, che tiene conto anche dei cesari ripetuti. Questo perché se da un lato l’Agenas mette in evidenza un parziale cambiamento culturale dei ginecologi riguardo le principali indicazioni al taglio cesareo e, quindi, un apprezzabile tentativo di arginare l’abuso di tale metodica, dall’altro maschera il principale fardello che sovrasta l’ostetricia in Italia, ossia quello dei tagli cesarei pregressi, per i quali a tutt’oggi si dà per scontata la necessità del reintervento nonostante tutte le linee guida nazionali ed internazionali raccomandino, invece, un travaglio di prova dopo una opportuna selezione ed in condizioni organizzative adeguate.
I parti vaginali a seguito di un cesareo sarebbero quindi un terzo e utile criterio di valutazione per analizzare l'evento nascita in Italia?
Ritengo non solo che sia un utile criterio di valutazione, ma che sia soprattutto questo dato quello che può determinare la vera “inversione di rotta” dell’assistenza ostetrica e consentire il riscatto di Regioni, come ad esempio la Campania, che altrimenti sarebbe destinata ad essere perenne fanalino di coda dell’Italia in questo campo.
Non è però comprensibile, oltre che comune, che una donna che ha subìto un cesareo, senza complicazioni, preferisca seguire la stessa procedura anche per la nascita dei successivi figli?
Tutto dipende dall’informazione trasmessa alla donna. Una donna adeguatamente informata sui maggiori rischi correlati alla ripetizione di un taglio cesareo, quali ad esempio placenta previa, placenta accreta, complicanze post-operatorie…, potrebbe essere ben disposta ad affrontare un travaglio di prova ed in questo caso la scelta sarebbe davvero consapevole.
L.C.
01 Settembre 2010
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