In ricordo di Ignazio Olivieri
“Ignazio, ti porteremo sempre nel nostro cuore”, scrive Antonella Celano di APMAR.
“Ciao Prof, oggi con grande determinazione e forza ti ho dedicato il mio allenamento riabilitativo.. con quel coraggio che solo tu hai saputo trasmettermi e insegnarmi” esordisce in un lungo post a lui dedicato Sara Severoni di ANMAR.
E sono solo due delle tantissime testimonianze di affetto che i pazienti hanno voluto dedicare a questo campione di scienza e di umanità, strappato alla sua famiglia, al suo lavoro, alle sue ricerche di altissimo livello (Olivieri era uno dei massimi esperti mondiali di malattia di Behçet e autore di numerose pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche internazionali) da una malattia crudele e impietosa, che non gli ha permesso di veder coronato il sogno di una vita: il riconoscimento di IRCCS per il Dipartimento di Reumatologia della Regione Basilicata.
Un sogno a lungo tenuto nel cassetto e per il quale Olivieri si è lungamente battuto. Un riconoscimento oggi più che mai dovuto, costruito a prezzo di enormi sacrifici, come dimostra il puntiglioso ‘Report sulle attività del Dipartimento di Reumatologia’ che Olivieri presentava con la sua squadra anno dopo anno con la serietà di un amministratore delegato al suo consiglio di amministrazione. Un esempio di umiltà e serietà in questo Paese dominato dallo sport nazionale di accampare pretese.
E quest’anno, il 24 marzo, erano venuti in tanti a sentire i risultati del suo Report, non solo Rocco Maglietta, direttore generale dell’A.O. Regionale ‘San Carlo’ di Potenza, ma anche Vito De Filippo, sottosegretario al MIUR, Marcello Pittella, Governatore della Regione Basilicata, Donato Pafundi, direttore generale Dipartimento Salute della Regione Basilicata, Franco Mollica, Presidente del Consiglio Regionale e tanti, tanti altri. Un’aula gremita di persone, che hanno assistito commosse a quella che aveva tutto il sapore di una commemorazione in vita. Tutti sentivano che la fine di questo grande uomo era vicina ma nessuno, anche se con le lacrime agli occhi e la gola stretta da una morsa di commozione, voleva crederci fino in fondo.
Lui per primo, sembrava non volerla dar vinta alla malattia che giorno dopo giorno lo stava consumando. E aveva dato prova di cosa significhi essere un Grande, quando si era presentato, alzandosi letteralmente da un letto di ospedale, all’inaugurazione del ‘suo’ congresso, il congresso mondiale sulla malattia di Behçet ospitato lo scorso autunno a Matera, nella sua Matera della quale esaltava, sempre rapito dalla commozione, la dura e primitiva bellezza. La sua squadra e la moglie Angela, silenziosa e preziosa vestale dei suoi affetti più cari e impagabile compagna di lavoro, lo avevano lasciato fare e lo avevano osservato increduli crescere nella forza e nella determinazione di esserci, giorno dopo giorno, fino alla standing ovation finale, tributatagli dai partecipanti al congresso, testimoni increduli del miracolo operato dalla passione di un uomo per il suo lavoro.
Nell’ultimo incontro per la presentazione del Report, Ignazio Olivieri aveva voluto che fosse letta una lettera inviatagli da Simone Parisi, un giovane reumatologo, all’indomani del congresso nazionale, che sanciva anche la scadenza della sua carica a Presidente della Società Italiana di Reumatologia:
“Caro Professor Olivieri, le scrivo questa lettera perché come giovane reumatologo e come socio Sir, sento di doverla ringraziare. Si, perché negli anni del suo mandato si è percepita una sensazione di profondo cambiamento all’interno della Reumatologia italiana. Si è notata una netta impronta a favore dei giovani e una volontà di fare bene e del bene che tra colleghi è stata ampiamente riconosciuta e apprezzata. Non credo di parlare solo per mio conto quando dico che finalmente abbiamo respirato “un’altra aria”. Anche in occasione dell’ultimo congresso Sir la partecipazione è stata a mio avviso entusiasta, ma soprattutto condivisa per una progettualità che forse negli ultimi anni era andata perduta, lasciando il posto a delusioni e oscuri orizzonti… Lei non è stato solo il Presidente della Sir, bensì il presidente di tutti, dei prof, dei giovani, degli uomini e delle donne che grazie a Lei si sono sentiti rappresentati e tutelati.”
Un grande mentore, un maestro di vita. Un esempio di come i traguardi più importanti possano essere raggiunti anche solo con l’onestà e la passione.
Grazie per averci insegnato ad essere medici e persone migliori, Ignazio. Continua a illuminarci in questo cammino difficile. Anche da lassù.
Maria Rita Montebelli
31 Luglio 2017
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