Intervista a Calabrò (Pdl): “Ora possiamo finalmente rifondare la specializzazione post laurea”
Onorevole Calabrò, la commissione Affari Sociali ha espresso parere favorevole al Decreto e consegnato le sue osservazioni. Soddisfatto?
Assolutamente sì. Possiamo realmente rifondare il percorso delle scuole di specializzazione. Ma sono indispensabili tre passaggi fondamentali.
Quali?
Innanzitutto bisogna ridurre il gap esistente tra gli iscritti alla facoltà di medicina, i laureati e il numero di quanti possono accedere alle scuole di specializzazione e al corso di medicina generale.
A fronte dei circa 8.500 studenti laureati, abbiamo quest’anno circa 4.500 contratti di specialistica e 800 borse di medicina generale. In totale poco meno di 5.550 contratti di specializzazione. Una differenza notevole tra chi entra e chi invece rimane fuori dal sistema sanitario che produce frustrazioni e delusioni. Per ovviare a questo si dovrebbe o aumentare il numero delle borse, oppure ridurre il numero degli anni delle scuole di specializzazione. Non dimentichiamo che proprio su quest’ultimo aspetto non siamo in linea con il resto d’Europa: abbiamo, infatti, aumentato da quattro a cinque, o da cinque a sei gli anni di specializzazione per le varie aree ritenendo che nel resto dell’Europa fosse così. In realtà così non è. Serve quindi un’analisi nuova del quadro: risparmiando sul numero di anni di specializzazione potremmo offrire contratti a chi vuole entrare nel sistema.
Quali sono gli altri passaggi che consentiranno una reale revisione della formazione?
Abbiamo tra le varie discipline una distribuzione “storica” dei contratti di specializzazione, nel senso che i numeri delle borse attribuiti alla cardiologia piuttosto che alla medicina interna negli anni sono sempre gli stessi. Credo che la medicina nel tempo sia cambiata, sono mutati i tipi di assistenza, sono cambiate le tecnologie. L’epidemiologia ha modificato la realtà. Inoltre nell’ambito ad esempio della cardiologia, ma come anche in altre specialità, ci sono ormai tante discipline. E c’è anche una capacità del “mercato” di assorbire questi specialisti. Ecco perché la richiesta che abbiamo formulato è che ci sia, da parte dei ministeri dell’Università e della Salute, almeno ogni tre anni, una revisione del numero di posti distribuiti tra le varie scuole di specializzazione. Proprio per rispondere con sollecitudine al reale fabbisogno nazionale.
Terzo aspetto devono entrare nel sistema formativo, a pieno diritto, tanto il mondo dell’università, quanto quello degli ospedali di eccellenza. Bisogna realizzare una rete formativa, approvata dall’Università, per far sì che gli ospedali rispondano agli obblighi formativi laddove l’Università non sia è grado di coprirli.
È ottimista su fatto che in commissione cultura saranno recepiti i pareri espressi dall’Affari Sociali?
Certamente, anche perché sono emendamenti di buon senso. Non hanno un carico economico e rispondono alle attuali esigenze delle scuole di specializzazione in medicina.
10 Ottobre 2013
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