L’Hiv/Aids in Italia: i nuovi dati dell’Iss
Aumenta l’età mediana al momento della diagnosi – da 26 anni per i maschi e 24 anni per le femmine nel 1985 a, rispettivamente, 39 e 36 anni nel 2009 – e cambiano le categorie di trasmissione: diminuiscono i tossicodipendenti (dal 74,6% nel 1985 al 5,4 % nel 2009) e crescono i casi attribuibili a trasmissione sessuale (omosessuale ed eterosessuale) passati dal 7,8% nel 1985 al 79% nel 2009. Per il 15,1% delle persone diagnosticate con una nuova diagnosi di infezione da Hiv nel 2009 non è stato possibile stabilire la modalità di trasmissione. La proporzione di stranieri tra le nuove diagnosi di infezione da Hiv è aumentata dall’11% nel 1992 al 32,9% nel 2006, per poi diminuire negli anni seguenti; nel 2009 è stata del 27,2%. In pratica nel 2009 quasi una persona su 3, diagnosticata come HIV positiva, è risultata di nazionalità straniera. Tra questi, la via di trasmissione più frequente è rappresentata dai contatti eterosessuali: si è passati dal 24,6% del 1992 al 70% nel 2009.Inoltre, un terzo delle persone con una nuova diagnosi di Hiv viene diagnosticato in fase avanzata di malattia, con una rilevante compromissione del sistema immunitario (numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/mm3).
Per quanto concerne i casi conclamati di Aids, dal 1982, anno della prima diagnosi di Aids in Italia, al 31 dicembre 2010, sono stati notificati al COA 62.617 casi di Aids. Di questi, 48.389 (77,3%) erano di sesso maschile, 773 (1,2%) in età pediatrica (<13 anni) o con infezione trasmessa da madre a figlio, e 5.335 (8,5%) erano stranieri. L’età mediana alla diagnosi di AIDS, calcolata solo tra gli adulti, era di 35 anni per i maschi, e di 33 anni per le femmine.Nel 2010 sono stati notificati al COA 1.079 nuovi casi di Aids, di cui 718 (66,5%) diagnosticati nel 2010 e 361 diagnosticati negli anni precedenti. Si rileva un costante incremento dell’incidenza dei casi di Aids dall’inizio dell’epidemia fino al 1995, per poi decrescere fino al 2001 e rimanere stabile negli anni successivi. Le regioni più colpite sono nell’ordine: Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna.
Il 66,2% del totale dei casi si concentra nella fascia d’età 30-49 anni. In particolare è aumentata la quota di casi nella fascia d’età 40-49 anni (per i maschi dal 10,1% nel 1990 al 38,4% nel 2010 e per le femmine dal 5,7% nel 1990 al 32,4% nel 2010).L’età mediana alla diagnosi dei casi adulti di Aids mostra un aumento nel tempo, sia tra gli uomini che tra le donne. Infatti, se nel 1990 era di 31 anni per i maschi e di 29 per le femmine, nel 2010 l’età mediana è salita rispettivamente a 44 e 40 anni. Nell’ultimo decennio la proporzione di pazienti di sesso femminile tra i casi adulti è rimasta sostanzialmente stabile intorno al 23-25%.
Per quanto riguarda le vie di trasmissione il 54,9% del totale dei casi è attribuibile alle pratiche associate all’uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva (uso iniettivo di droghe + uso iniettivo di droghe/contatti omo-bisessuali). La distribuzione nel tempo mostra un aumento della proporzione dei casi attribuibili ai contatti sessuali (omosessuali ed eterosessuali) i più frequenti nell’ultimo biennio, e una corrispondente diminuzione dei casi attribuibili alle altre modalità di trasmissione. Nel caso dei contatti eterosessuali, si può poi fare un’ulteriore divisione in base al tipo di rischio e al sesso: il 40,8% delle donne ha avuto rapporti con un partner di cui era nota la sieropositività, mentre tra gli uomini tale evenienza si è verificata nell’11,8% dei casi.Nel 2010, quasi 60% dei nuovi casi di Aids ha scoperto di essere sieropositivo molto tardi, in concomitanza con la diagnosi di Aids (pazienti cosiddetti “late presenters”); questa proporzione è aumentata progressivamente negli ultimi 15 anni. Come conseguenza di queste diagnosi tardive, ben due terzi delle persone diagnosticate con AIDS dal 1996 a oggi non ha usufruito dei benefici delle terapie antiretrovirali prima di tale diagnosi.
I decessi, infine, ammontano a 39.344 pazienti (62,8%) al 31 dicembre 2010. Tuttavia, è probabile che si tratta di un numero sottostimato, in modo particolare per gli ultimi anni, dal momento che la segnalazione di decesso al COA non è obbligatoria.
Articoli correlati:
18 Luglio 2011
© Riproduzione riservata
Ultime analisi e review da QS Pro Gold
I più letti

Arrivano i nuovi Lea. Via libera a 800 nuove prestazioni e servizi: dalla Sma ai test prenatali, ecco le novità. Schillaci: “Ssn più equo e moderno”

È fuga dei medici dalla sanità pubblica. Studio Anaao: “Sono più quelli che si dimettono rispetto a chi va in pensione. È un vero e proprio esodo”

Specializzazioni mediche, copertura al 90%. Ma quasi la metà dei primi 1.000 candidati sceglie solo tre discipline. Ecco le più e le meno richieste

Direttori generali, una proroga che interroga il modello di governance e rischia di rinviare l’innovazione

Dimissioni dal Ssn: la voce inascoltata e l’esodo dei medici

Da Ema via libera a 12 nuovi farmaci. Tra questi il primo trattamento orale per l'acne inversa

Tumore della prostata: siamo pronti per uno screening con RM senza mezzo di contrasto?

Contratto medici e dirigenti sanitari. Obiettivo chiudere entro ottobre. Aumenti fino a oltre 380 euro, indennità ferie e nuove regole sull’extra orario. Ma sui fondi la partita è ancora aperta

L’Infermiere, una professione usurante che richiede un nuovo sistema di welfare

Psoriasi a placche. Biosimilare di infliximab efficace e sicuro quanto l'originator