La risposta di Valeocon: l’intenzione era stimolare una riflessione per migliorare
Di seguito, il testo del comunicato Valeocon.
In merito alle vivaci reazioni suscitate dalla diffusione dei dati sulle carenze che possono inficiare la qualità complessiva del servizio reso dai laboratori di analisi, Valeocon precisa che, alla base delle valutazioni precedentemente diffuse, non c’è una ricerca statistica su un campione rappresentativo, bensì esperienze dirette, maturate su casi concreti.
Nell’arco di 3 anni, infatti, i consulenti della società hanno analizzato circa 50 laboratori in Italia e in altri Paesi (Belgio, Svizzera, Germania, Israele), diversi per tipologia e afferenti tanto al settore ospedaliero pubblico o privato quanto a quello farmaceutico.
Appartiene alla casistica oggettiva e documentata di cui sopra anche la situazione limite che ha provocato la maggiore levata di scudi: quella dei tecnici di laboratorio che possono trascorrere fino al 90% del loro tempo facendo la spola da un punto all’altro della struttura.
La macroscopica paradossalità del caso concreto, tuttavia, proprio per la sua connotazione di iperbole sulla “patologia” di un’organizzazione, non poteva e non può essere trasferita indiscriminatamente a tutti i laboratori, tanto meno alle realtà altamente automatizzate citate dal Dr. Spanò.
Non era intenzione di Valeocon puntare il dito sui laboratori italiani, quanto piuttosto stimolare una riflessione su come incidere su problematiche piuttosto comuni e come uniformare verso l’alto gli standard di servizio, con tutte le discriminanti per tipologia che sono state segnalate.
La società di consulenza non voleva certo negare l’esistenza, in Italia e all’estero, di laboratori che si fregiano a buon diritto della certificazione ISO sui processi. È infatti lieta di constatare come la ASL RM B appartenga a tali realtà di eccellenza, senza, peraltro, rappresentarne un esempio isolato.
È altrettanto indubbio, però, che esistano molti altri casi in cui sarebbe utile e opportuno intervenire per ridurre drasticamente i tempi di attesa.
Anche laddove il laboratorio sia la parte virtuosa ed efficiente del processo, i miglioramenti sono da ricercare a monte e a valle, perché ciò che conta agli occhi del "cliente finale" è il tempo totale di attesa indipendentemente dal punto in cui si forma il collo di bottiglia.
A Valeocon preme far notare, inoltre, che nel comunicato stampa non si imputa ai soli spostamenti dei tecnici all’interno delle strutture, la responsabilità dei ritardi nella consegna dei referti, ma si indicano una serie di concause:
• tempi di lavorazione superiori alla media;
• mancanza di visibilità sulla reale capacità del laboratorio;
• ritardi legati ad approvazioni e firme mancanti;
• confusione dovuta a continui stravolgimenti nell’ordine di priorità dei test da effettuare.
Partendo dal presupposto che migliorare è sempre possibile, Valeocon sarebbe felice di tornare sull’argomento nell’ambito di una discussione pacata e costruttiva, così come sarebbe aperta alla prospettiva di mettere gratuitamente la propria esperienza a disposizione del servizio sanitario nazionale.
23 Giugno 2010
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