La tavola rotonda
Il primo a prendere la parola è stato il direttore dell’Agenas, Fulvio Moirano che ha subito affrontato il tema dell’accreditamento che “rappresenta un punto nevralgico nei rapporti con le regioni e si avverte sempre più la necessità di una condivisione di minimi requisiti organizzativi e qualitativi”. “In quest’ambito – ha specificato Mirano – si inserisce il nostro progetto R.I.T.A. che è stato firmato e condiviso dalle Regioni e che prevede dei report e delle valutazioni non fatte in maniera estemporanea e difforme ma in modo coordinato per costruire un percorso condiviso”. Altro tema caldo quello dei costi standard per cui “si deve partire dai cittadini attraverso l’analisi dei moltiplicatori di fabbisogni (età, reddito, stile di vita) e anche su quest’aspetto abbiamo presentato un progetto alle Regioni che individua il modo per identificare i moltiplicatori dei fabbisogni e in che modo ripartire le risorse tra le regioni rispetto a questi indici”. Il direttore dell’Agenas ha poi parlato della valutazione delle performance del Ssn: “Siamo pronti non solo con gli indicatori di efficienza e di equità ma anche con molti indicatori di efficacia, presenteremo tra breve al ministro anche indicatori di esito”. Per Moirano si deve arrivare alla costruzione di un “sistema organico che vada a misurare tutte le dimensioni della valutazione”. Ultima battuta sui piani di rientro: “Sono importanti perché convincono la politica a prendere decisioni forti di programmazione”.
A prendere la parola è stato poi il senatore del Pd Ignazio Marino che ha segnalato in apertura come “negli ultimi due anni il 61% degli italiani è dovuto ricorrere al privato per curarsi mentre nel Regno Unito solo il 10%”. Marino ha spiegato come in “questa fase è decisivo un rapporto stretto tra ospedale e territorio, certo è che se poi attraverso la manovra ci viene comunicato che 10 mld di trasferimenti vengono tolti agli Enti locali si corre il rischio di non avere più le risorse per l’assistenza ai cittadini”. Altro tema rilevante è stato quello della mancanza di dati statistici aggiornati. “È un problema – ha sottolineato Marino – e mi chiedo come si possa fare programmazione con dati vecchi”. Questione importante è quella della valutazione e dell’accreditamento per cui “servono regole vere che tengano conto delle necessità reali dei territori. Anche nei sistemi in cui la sanità è per lo più gestita dal privato si progetta tenendo conto dei bisogni del territorio”. Marino ha poi segnalato “l’esigenza di ammodernare le strutture ospedaliere, aspetto che nella manovra del Governo non c’è”. Anche una battuta sui farmaci e sui risparmi possibili: “Bisogna mettere in rete farmacie, medico e laboratori di analisi. Risparmieremmo miliardi di euro in termini di appropiatezza”. Sul gap nord-sud per l’esponente del Pd “servono regole e dovremo iniziare col modificare le modalità di nomina dei direttori generali perché la politica non può essere l’unico elemento di scelta dei Drg”.
Dopo Marino è intervenuto il segretario della Fimmg, Giacomo Milillo che ha spiegato come “in questo momento la medicina generale si trovi in mezzo ad un guado”. “Abbiamo iniziato un percorso di cambiamento insieme alle regioni – ha specificato – che nelle ultime due convenzioni ha trovato ampia convergenza, anche politica, il fatto è che questo percorso viene frenato dalla manovra con il blocco delle convenzioni. Noi non chiediamo soldi, ma ci interessa la modifica delle regole”. “Uno dei cambiamenti della Mg – ha specificato il segretario Fimmg – è l’informatizzazione che consentirà un efficiente organizzazione ma pure una migliore rendicontazione”. Milillo ha poi concluso il suo intervento sottolineando come “la mancanza d’investimenti nell’assistenza primaria (circa 2 mld) sia un problema fondamentale e che allo stato delle cose la categoria dovrà trovare forme d’investimento al di fuori del finanziamento pubblico”.
Dal rapporto Ceis “emerge un giudizio di tenuta del Ssn sia dal punto di vista finanziario che legislativo”, ha specificato l’ex ministro della Salute, Livia Turco (Pd). “Certo è – ha proseguito – che dobbiamo avere molta cura di questo bene pubblico e pure gli stessi cittadini devono averne perché dobbiamo evitare che in Italia scompaiano i servizi sociali”. Su questo punto per la Turco “serve una logica di squadra e di condivisione, ecco perché il Ministro deve far sentire forte la sua voce per contrastare la manovra che penalizza le risorse umane e l’innovazione”. Sulla sanità come comparto di sviluppo la Turco pensa che “occorre tradurre quest’affermazione in modo operativo” investendo in “innovazione clinica, farmaceutica e infrastrutturale, senza dimenticare la valorizzazione delle risorse umane”. Il sistema tiene per la Turco ma “ci sono dei limiti e mi riferisco ai servi specialistici, per le non autosufficienze e per l’odontoiatria”.
La sua regione è stata oggetto dell’appendice di approfondimento al Rapporto Ceis. Così, Attilio Martorano, assessore alla Salute della Basilicata è intervenuto nel dibattito evidenziando come “una regione del mezzogiorno determinata può conseguire obiettivi di rigore e in questa fase essere pronta ad affrontare ulteriori sacrifici”. L’assessore ha però riservato qualche critica in merito alle misure contenute nella manovra correttiva. “Ci lascia perplessi – ha affermato – non per quanto riguarda la necessità di razionalizzare la spesa ma per la qualità dell’intervento che va a tagliare senza tenere conto delle diversità tra le varie regioni e soprattutto questo provvedimento contrasta con l’autonomia di Governo delle Regioni. Il rischio è che il sistema sanitario al di sotto di una certa soglia non regge più”.
A chiudere i lavori è stata Fernanda Gellona, direttore generale Assobiomedica che ha improntato il suo intervento sull’innovazione tecnologica. “La tecnologia ci fa spendere poco – ha spiegato – ma serve la volontà di investire”. “Il problema – per Assobiomedica – è anche la mancanza di trasparenza e in questo caso è da tempo che chiediamo di applicare le metodologie del Hta”. “Noi siamo convinti in ogni caso – ha proseguito Gellona – che il comparto dei dispositivi medici ha buoni margini di sviluppo e non chiediamo aiuti economici. Certo è che non possiamo essere d’accordo con logiche che si basano solo sui prezzi. Noi chiediamo solo trasparenza e pagamenti in tempi certi”.
Luciano Fassari
15 Giugno 2010
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