Lorenzin: “Sulla sfida della sostenibilità dei nuovi farmaci serve anche l’Europa”
“Vorrei ringraziare AIIRC e celebrare le autorità scientifiche presenti qui oggi che con il loro lavoro stanno regalando all’umanità una nuova stagione. Ci troviamo di fronte ad una grande rivoluzione scientifica, un “rinascimento” della ricerca biomedica.
Per me è particolarmente importante essere qui oggi perché nell’arco del nostro semestre a guida italiana in Europa ho portato per la prima volta nel contesto dell’unione europea il tema della lotta al cancro e di come affrontare la sfida dei nuovi farmaci, della medicina personalizzata, della genomica e della sostenibilità dei nostri sistemi sanitari. Sono temi che riguardano non solo l’Italia ma anche l’Europa, e tutto il mondo.
I grandi investimenti della ricerca stanno dando i frutti e stanno cambiando completamente l’approccio. Questo cambiamento di approccio richiede nuovi modelli, richiede una velocità da parte dei decisori politici di poter adattare modelli organizzativi diversi ad una ricerca che è cambiata, a farmaci nuovi a meccanismi di analisi del paziente completamente diversi rispetto soltanto a quelli di 5/6 anni fa.
Questa è la nostra sfida, e noi non possiamo pensare di affrontarla con gli strumenti che abbiamo avuto a disposizione fino ad ora perché la domanda che verrà sempre di più dai nostri cittadini nei prossimi anni è una domanda giusta: anche io voglio avere quel farmaco che mi permette di vivere 10 anni in più, che mi permette di cronicizzare la malattia che fino a qualche anno fa mi portava a morire, o anche io voglio avere quel farmaco che mi fa guarire completamente.
Noi siamo chiamati a dare queste risposte e non possiamo più aspettare. Dobbiamo dare delle risposte anche a livello europeo. Un primo caso di forte impatto rispetto a queste tematiche l’abbiamo avuto con i nuovi farmaci contro l’epatite C. Un esempio di cosa significa avere la possibilità di guarire da una malattia che può anche causare la morte.
Ci sono un milione e mezzo di persone infette in Italia e 450 mila malate gravemente e le stiamo curando con uno sforzo enorme e siamo i primi in Europa ad aver creato un fondo per i farmaci innovativi.
I ricercatori son i protagonismi di questo “rinascimento”: sono uomini e donne che l’Italia ha dato al mondo e ci piacerebbe che qualcuno potesse tornare. Ci piacerebbe costruire la possibilità che i ricercatori italiani ma anche stranieri possano venire in Italia per fare ricerca, una ricerca che venga finanziata.
Per questo stiamo costruendo una rete più forte tra in nostri IRRCS e l’istituto Superiore di sanità e abbiamo preparato una serie di proposte che permettono di dare maggiori strumenti ai ricercatori e superare alcuni campanilismi del nostro Paese. Noi investiamo per ogni ricercatore circa 370 mila euro. E’ un investimento grandissimo, e dobbiamo riuscire a riportare qui in Italia questo capitale umano, questo “volano” anche per la nostra economia.
Io arrivo da Expo dove abbiamo visto l’innovazione italiana nel mondo e per la prima volta abbiamo posto un focus su un’interazione tra il cibo, l’ambiente e la salute, cioè sulla prevenzione che passa dagli stili di vita, dal comportamento e da quello che è la nostra cultura. Io credo che questo faccia parte di una delle operazione di prevenzione del cancro, noi abbiamo nelle nostre case un arma vincente contro la malattia che è la nostra dieta mediterranea.
Nell’ordine delle iniziative che abbiamo messo in campo come Ministero della Salute per il prossimo anno faremo gli “Stati generali per la ricerca biomedica” che sarà un’occasione per invitare i grandi ricercatori che abbiamo nel mondo e quelli italiani per confrontarci sullo stato della nostra ricerca, su quello di cui ha bisogno.
L’ultimo mio ringraziamento va ai tanti volontari italianiche lavorano nel settore della ricerca e della medicina. Chi ha una persona malata in casa sa che cosa significa incontrare questi angeli nelle corsie degli ospedali e nelle associazioni, essere guidati in uno dei momenti più fragili della propria vita e della vita delle proprie famiglie. Questa sinergia che è stata premessa anche dall’AIIRC ha permesso di fare dell’Italia non solo un modello avanzato della ricerca e della lotta al cancro ma anche un modello su quello che significa un approccio umano alla malattia, un approccio di sensibilità e di riconoscimento verso l’altro e credo che questo è uno dei nostri tesori nazionali e quella sala più di altri può valorizzarlo”.
30 Ottobre 2015
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